Looking, 7 anni fa il primo episodio della serie cult HBO

Il 19 gennaio del 2014 debuttava sulla HBO il primo episodio di Looking. La serie LGBT erede (morale) di Queer as Folk, che ha raccontato la vita, i successi, le vittorie, le sconfitte e gli amori di un gruppo di amici in una raggiante San Francisco.

Looking
5 min. di lettura

Oggi per la cultura della gay television c’è da ricordare la prima messa in onda di Looking, serie tv dell’americanissima HBO, la stessa rete satellitare che ha portato al successo produzioni come Game of Thrones, I Soprano, True Blood, Sex & The City e altre ancora. Non è di certo il primo show che apre una finestra sul mondo LGBT, ma a distanza di ben sette anni dal suo primo episodio (e a cinque dall’ultimo), Looking resta una serie tv che ancora divide il pubblico, tra sostenitori e detrattori.

Premessa: ancora oggi è un argomento molto delicato quello dell’omosessualità in tv. Raccontare la vita della comunità è una corsa ad ostacoli. E, nonostante nel corso dell’ultimo ventennio sono tanti gli espedienti messi in pratica, il mondo arcobaleno resta un territorio a tratti inesplorato. Dopo il primato strappato dal Queer as Folk inglese e americano, che ha imperversato in tv tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000, a muoversi in una cornice in continuo movimento ci ha pensato anche Looking.

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La celebre serie tv della HBO, creata da Michael Lannan, prodotta e sceneggiata con la collaborazione di Andrew Haigh (regista di The Weekend e di 45 anni), viene riconosciuta come una tra le produzioni a tema LGBT più controverse del decennio. O la si ama o la si odia. Non ci sono mezze misure. Nel giorno del suo settimo anniversario, il primo episodio è andato in onda il 19 gennaio del 2014 sulla HBO (in Italia solo il 6 novembre dello stesso anno), è giusto ricordare i pregi e i defetti di una una serie che, nonostante tutto, ha lasciato un’impronta nel panorama televisivo contemporaneo.

Looking: una finestra sul mondo gay di oggi

C’è da dire che, prima del debutto di Looking, in tv mancava una serie che raccontasse solo ed esclusivamente la vita della comunità arcobaleno. C’erano diversi esempi che si sono rincorsi tra i tanti programmi in offerta delle reti cable e generaliste, ma in realtà, dopo la conclusione di Queer as Folk è venuto a mancare questo aspetto. Tornare a focalizzare l’attenzione su storie a tinte LGBT non è stata una scelta, ma una vera e propria esigenza.

Alle nuove generazioni, quella degli anni 2000, c’era la necessità di raccontare i cambiamenti, gli usi e costumi di quell’universo così colorato, guardato ancora oggi con una certa diffidenza. Queer As Folk (almeno in America) ha rotto gli argini con i suoi eccessi e quelle storie quasi al limite della realtà, Looking invece ha cercato di raccontare la realtà dei fatti, umanizzando i protagonisti, contestualizzando le vicende in una confort zone più fruibile a tutti, rivelando luci e ombre della comunità.

Sono appena due le stagioni prodotte di Looking. 18 episodi da trenta minuti ciascuno che sono andati in onda in America dal gennaio del 2014 fino al maggio del 2015. Baciata dalla critica con recensioni mediamente positive, gli ascolti non sono mai stati così esaltanti anche per una rete a pagamento come la HBO. Infatti, nonostante fosse nelle intenzioni degli sceneggiatori realizzare un terzo capitolo di Looking, alla fine la serie tv è stata cancellata ma è stato concesso di realizzare un film così da concludere degnamente le vicende. Looking – The Movie, diretto da Andrew Haigh e sceneggiato insieme al creatore della serie, è andato in onda il 23 luglio del 2016, prima ancora è stato proiettato a giugno al Frameline Film Festival. Come le due stagioni precedenti, anche il lungometraggio è arrivato in Italia sulla piattaforma di Sky.



San Francisco terzo ‘incomodo’ nelle vicende di Looking

Ambientato a San Francisco nella capitale americana della comunità LGBT, la storia di Looking si sofferma sulla vita di Patrick (Jonathan Groff), video gamer di 29 anni, Agustin (Frankie J. Alvarez), artista introverso e in cerca di se stesso, e Dom (Murray Bartlett), aspirante ristoratore. Tre amici con tre vite diverse l’una dall’altra. Tutti, però, sono in cerca di qualcosa. Patrick rincorre l’amore, Agustin  cerca di inseguire la sua vena artistica, e Dom insegue a perdifiato i suoi sogni di gloria.

Come da previsione, all’interno della cornice narrativa prende molto spazio la vicenda personale di Patrick. Come un vero e proprio romanzo rosa, il giovane si trova diviso tra due uomini: da una parte c’è Kevin (Russell Tovey), il suo nuovo capo e dall’altra c’è Richie (Raùl Castillo), sexy barbiere di origini messicane. Due pesi e due misure. Due personaggi letteralmente diversi che condurranno Patrick di fronte a una scelta, di vita e di cuore.

Proprio per questo motivo e per questa svolta da romance M/M (male to male), Looking ha ricevuto diverse critiche negative. Seppur è stato apprezzato per la genuinità del racconto e per aver rivolto uno sguardo molto realistico agli usi e costumi della comunità nell’ottica dei social network, non è piaciuto l’estrema romanticizzazione dei rapporti di coppia, che ha tolto spazio e tempo al racconto dell’attuale società arcobaleno. Ci sono stati diversi articoli di giornale che hanno aperto una parentesi sulla questione, e che hanno cercato di spiegare il motivo di queste critiche così accese.



Molti giornalisti americani, ad esempio, quelli che hanno apprezzato a dismisura la serie della HBO, hanno accusato la campagna promozionale della serie tv. Una campagna che, di fatto, avrebbe promosso uno show totalmente diverso da quello che è apparso in tv. In una recensione pubblicata sull’Hollywood Reporter, Looking è stato descritto come la versione gay di Girls e di Sex & The City, eppure nonostante qualche parallelismo, la serie di Lannan e di Haigh prende una svolta diversa. Le differenze vanno specificate, ha rivelato Johnathan Grof.  Essere paragonato a due programmi del genere è molto eccitatane, ma il tono, la scrittura e lo stile dello show è diverso. E la gente lo capirà.

Looking è la versione queer di ‘Girls’?

Infatti, similitudini a parte, Looking nel suo piccolo è stata comunque una serie innovativa. Con poche e semplici mosse, è stata capace di aprire una finestra sul mondo di oggi e sulla realtà omosessuale. Senza strafare, senza la voglia di voler stupire a tutti i costi, lo show della HBO si è dimostrato essere un drama  gay e inter-generazionale semplice ma emotivamente forte. Oltre alla vicenda da romance di Patrick, si sono affrontati gli eccessi di Agustin e le sue storie al limite dell’assurdo, il disagio di Dom e quella voglia di voler “crescere” a tutti costi.

Sullo sfondo è rimasta quella splendida città si San Francisco che, con la sua atmosfera rarefatta, ha regalato allo show quel quid in più, permettendo a Looking di distinguersi in un affollato panorama televisivo. Non sarà una serie tv indimenticabile, ma resta comunque un ottimo prodotto di stile, curato dal punto di vista della regia, dell’ambientazione e della colonna sonora, abile nell’illustrare la vita vera di un gruppo di omosessuali senza nessun pelo sulla lingua.  Anche loro, come tutti, hanno dei drammi da affrontare.

Nel web, però, Looking trova la sua forza e il suo pubblico. La vicenda di Patrick, diviso tra l’amore per Richie e la passione per Kevin, mette in scena una “battaglia” a suon di hashtag. In cui si vanno a creare dei veri propri team, in questo caso il #TeamRichie e il #TeamKevin, dove si tifa per l’una e per l’altra coppia. Anacronistico per uno show adulto come Looking, ma la scelta ha influito positivamente nella capillare diffusione dello show, soprattutto tra il pubblico dei social.

Alla fine il giovane Patrick compie la sua scelta, ma la guerra tra i sostenitori è ancora aperta. Con l’arrivo di Looking, proprio nello stesso anno, anche l’Inghilterra torna a raccontare la vita dei gay post-Queer as Folk. Infatti, nel 2015 debutta la serie Cucumber, affiancata da Banana e Tofu, creata e prodotta da Russell T. Davis. Ma questa è un’altra storia.

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