Madame X di Madonna: la quintessenza del suo trasformismo scenico e musicale

Il quattordicesimo album di Madonna è un patchwork d'intenti, a tratti geniale a tratti meno, ma sicuramente degno di nota. Un disco che ha molto, molto da dire.

Madonna Madame X album cover
5 min. di lettura

Dopo 4 anni da “Rebel Heart” (1 milione di copie vendute nel mondo), Madonna torna alla ribalta con il suo quattordicesimo album di inediti, l’anticipatissimo “Madame X“, il suo primo album dichiaratamente politico e sociale dai tempi del bellissimo “American Life” del 2003.

L’artista femminile con più dischi venduti nella storia della musica, per la precisione oltre 350 milioni tra album e singoli  (e 7 Grammy Awards a carico), è pronta a far parlare nuovamente di sé con uno dei dischi più radicali (e probabilmente il più strano) della sua pluritrentennale carriera.

“Madame X”: per Madonna “essere fedele a se stessa” significa cambiare

É innegabile che l’uscita di “Medellìn“, primo singolo ufficiale dell’album (prodotto da Mirwais) che vede la partecipazione di Maluma, abbia diviso i fans: c’è chi ha trovato bellissimo il video ma non convincente il pezzo, chi pensa siano orrendi entrambi e chi, invece, ha applaudito la continua ricerca musicale dell’artista.

Non che Madonna non l’abbia già fatto prima d’ora, ha sempre cercato d’innovare il suo sound, ma in questo caso si è spinta ancora oltre. Dalle preview di “Madame X“, i suoi hard-core fans hanno avuto l’impressione che l’artista si fosse ormai totalmente “venduta” alla musica odierna, come se avesse abbandonato e disconosciuto ciò che l’ha consacrata sia al pubblico che alla critica.

Madame X“, nomignolo che la leggendaria ballerina e coreografa statunitense Martha Graham diede a Madonna quando quest’ultima aveva 19 anni, è un disco che ha molto da dire, sia da un punto di vista musicale che testuale. Non è un ascolto che possiamo definire “liscio” e omogeneo, al contrario di altri suoi lavori è tutt’altro che easy-listening.

É un patchwork d’intenti, a tratti geniale a tratti meno, ma sicuramente degno di nota.

Madame X” è un’entità trasformista, un agente segreto che cambia identità per impersonare chiunque abbia bisogno di lottare per la propria autodefinizione.

E come il personaggio di “Madame X“, suo primo concept album da anni, lo stesso percorso musicale di Madonna è altrettanto camaleontico: per un’artista come lei, essere se stesse è proprio nella costante evoluzione! É nel suo (M)DNA il bisogno fisiologico di non ripetersi, ed è forse questa la sua più grande qualità.

“Madame X” track by track: la recensione

In questo quattordicesimo album di inediti di Madonna, le influenze della musica portoghese (la cantante vive a Lisbona da due anni) come batuque, morna e fado sono certamente protagoniste, ma trovano spazio anche atmosfere più cupe e altre più ballabili e leggere, con brani reggae e reggaeton, pop, trap-pop e trance.

Medellìn” ci aveva tratti in inganno (volutamente?): il pezzo (in apertura) non coincide affatto con l’esperienza finale del disco, ma è solo l’inizio di un viaggio, riflessivo e tortuoso, quello della missione di “Madame X“.

Dark Ballet” e “God Control“, seconda e terza traccia del disco, sono delle vere e proprie rapsodie: più che canzoni sono manifesti in cui la musica è quasi in secondo piano, e dove Madonna recita e evoca più che canta.

Ben riuscite? Mal riuscite? C’è chi dice che siano esperimenti un po’ “kitsch”, ma a volte un po’ di audacia, specie se ai fini di comunicare qualcosa, non è forse un punto a favore?

Nella teatrale “Dark Ballet“, Madonna unisce quella che doveva essere “Beautiful Game” a dei frammenti dello “Schiaccianoci” di  Čajkovskij. Nel videoclip del brano, (qui sotto) il protagonista del video, il rapper Mykki Blanco, impersona una specie di Giovanna D’Arco di questo secolo: queer, di colore e HIV positivo, che viene messo al rogo per aver scelto di lottare per la propria libertà.

In”God Control“, come nella canzone di chiusura del disco, l’artista si schiera contro la politica delle armi da fuoco e sulla totale inefficenza del controllo su di esse e, se nella prima parte canta quasi a labbra cucite, come appare in una delle cover del disco, accompagnata solo da un pianoforte, dopo il primo minuto e mezzo il sound cambia improvvisamente virando su una disco reminescente degli anni ’70.

Verso l’ultimo minuto di canzone la musica cambia nuovamente, ed è qui che i fans riconosceranno un chiaro riferimento alla sua super hit “Like a Prayer“, che proprio quest’anno ha compiuto 30 anni e che ha recentemente riportato sul palco dell’Eurovision Song Contest 2019 a Tel Aviv.

Un’esibizione che le ha portato tanta pubblicità (purtroppo negativa) in giro per il mondo per via delle famose stecche (probabilmente dovute a problemi tecnici con l’ear monitor), ma anche per aver sfidato, ancora una volta, le regole che le erano state imposte (ossia di non rendere politica la performance): durante la performance di “Future“, quarta traccia del disco, Madonna ha fatto sfilare mano nella mano due ragazzi che indossavano giacche raffiguranti le bandiere di Palestina e Israele, da sempre in guerra.

Madonna sempre a fianco della comunità LGBT: “I will be gay, if the gay are burned

Future“, traccia dal sapore reggae che vede la collaborazione del rapper Quavo, uno dei buzz singles dell’album, invita a “svegliarci” e, forse anche difendendo metaforicamente i nuovi esperimenti musicali, asserisce: “Not everyone is coming to the future, not everyone is learning from the past” (non tutti vengono nel futuro, non tutti imparano dal passato).

In “Batuka“, Madonna è affiancata dalle talentuose Batucadeiras di Capo Verde; mentre nella intensa “Killers Who Are Partying“, la cui musica richiama vagamente atmosfere balcaniche/russe, la “Material Girl” si schiera dalla parte delle minoranze, come ha sempre fatto, e canta: “…I will be gay, if the gay are burned, I’ll be Africa if Africa is shut down, I will be poo, if the poor are humiliated, And I’ll be a child if the children are exploited…“.

Crave“, il secondo singolo ufficiale dell’album, “Crazy” e “Come Alive” sono sicuramente tra i momenti più pop e leggeri che stemperano un po’ l’atmosfera tesa e oscura che aleggia in tutto il disco. In “Come Alive“, Madonna esorta a vivere con la voglia di essere protagonisti del mondo, con proprie idee e opinioni:”I can’t react how you thought I’d react, I would never for you“.

Con “Extreme Occident“, probabilmente la traccia più bella dell’intero progetto, si ritorna alle atmosfere oscure di “Killers Who Are Partying“.

La produzione di Mirwais è al suo meglio nelle tracce più enigmatiche e oscure come queste, e ne avevamo già avuto conferma nei suoi precedenti lavori con Madonna, nei dischi “Music”, “American Life” e “Confessions on a Dancefloor”.

Faz Gostoso” (che ospita l’artista Anitta) e “Bitch I’m Loca” (dove compare nuovamente il bellissimo Maluma) sono due papabili tormentoni pop e reggaeton, che strizzzano l’occhio a ciò che è più in voga attualmente (Faz Gostoso decisamente meglio di Bitch I’m Loca!) ma è con “I Don’t Seach I Find” che i fan di vecchia data di Madonna (come lo siamo anche noi) rimaranno estasiati.

“I Don’t Search I Find”: la “Vogue” 2.o

Tra i pezzi più belli del disco, “I Don’t Seach I Find” è una squisita perla trance che richiama “Vogue” in tutto e per tutto, anche se con un sound più dimesso ed etereo, come fosse una sua ideale continuazione. Chissà che nella setlist del prossimo tour non ci infili proprio un mash-up tra questi due brani? Sarebbe azzeccatissima!

Looking for Mercy” è la canzone in cui Madonna usa meno filtri vocali ed è una di quelle dove la Madonna che meglio conosciamo richeggia maggiormente.

Altra highlight di “Madame X” anche per le ragioni appena citate, in “Looking for MercyMadonna si rivolge direttamente a Dio con toccanti frasi quali “Hold my hand, please sympathize, Hard enough tryna forgive, Hard enough tryna live, Please don’t criticize, Please, please sympathize“, a dimostrazione che anche la Queen of Pop non è sempre la leonessa che tutti conosciamo, ma ha suoi momenti di debolezza e paura, come tutti gli esseri umani.

Il caleidoscopico disco si chiude con la trascinante “I Rise” (che nell’intro contiene una parte del discorso di Emma González, scampata alla sparatoria nella scuola di Parkland,  Florida, nel febbraio 2018), inno a chi è “Died a thousand times, Managed to survive” ossia a chi è morto mille volte ma è sopravvissuto.

I Rise“, summa dell’intero progetto discografico, è una mano tesa a tutte le vittime di razzismo, omofobia, discriminate per un proprio credo o religione diverse, vittime di politiche inefficaci e inette.

Nel secondo disco della versione deluxe di “Madame X” figurano anche le tracce “Funana“, “Back That Up To The Beat” (che era rimasta esclusa dalle sessioni di “Rebel Heart“) e “Ciao Bella“.

Una cosa è certa: se c’è qualcuno che può abituarci ai nuovi sound, che può farci innamorare anche di questa epoca musicale, che percepiamo troppo digitalizzata e via via priva di intensità e mordente, quella è proprio Madonna.

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