Pif e Gabbani danno il ‘la’ al 33° Lovers Film Festival di Torino

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Sala colma al Massimo di Torino per l’inaugurazione del nuovo Togay. Incuriosisce la commedia glam d’apertura Postcards from London

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Si parte a ritmo di musica al 33 Lovers Film Festival diretto da Irene Dionisio, un mix cinepop dall’aria giovane e sbarazzina, sempre più simile al Fish & Chips (la pornolingua di Immanuel Casto in giuria) che al tradizionale Togay. Francesco Gabbani è simpatico, adorato dalle folle gay – ma si poteva scherzare un po’ dipiù su quella che le riviste di gossip definisono la sua vera dote – ed è stato prevedibile mentre intonava i suoi successi tra cui il cultissimo Occidentali’s Karma (pare che il presidente Minerba sia stato trattenuto a bordo pista pronto a impersonarlo), introdotto dal grande Pino Strabioli che ha condotto con buon piglio la serata. Segue Pif con le sue clip da Il Testimone che fanno tanto iena in progress:

 

In un paese davvero civile – ha detto Pifun festival come questo non avrebbe un significato sociale, ma solo artistico, invece essere omosessuale qui è ancora un problema. Di meno nelle città e di più nelle periferie. Mi sembra questa oggi la differenza maggiore piuttosto che tra nord e sud. Penso che essere gay a Palermo sia meno difficile che nelle campagne lombarde. C’è ancora un po’ di strada da fare“. “Non sono gay, ma sono contento di essere qui con voi perchè ci sono ancora diritti da conquistare”.

I ringraziamenti sono sempre il macigno affossante delle cerimonie d’inaugurazione: quindi ecco assessori, sponsor, collaboratori vari, eterni.

Il regista Jo Coda ha quindi presentato l’affettuoso Xavier, un giorno ordinario nella vita del poliziotto parigino gay e innamorato Xavier Jugelé ucciso da ISIS: commozione negli occhi degli spettatori scossi dalla forza dell’amore. Semplicemente, onestamente.

Si passa quindi ai lungometraggi con un’originale commedia inglese easy-glam, molto parlata, Postcards from London di Steve McLean. La belloccia rivelazione di Beach Rath, Harry Dickinson, interpreta un newbie appena arrivato a Soho, Londra, dove entra in uno strano commercio sexy: prendere corpo di celebre artisti e opere d’arte gay per clienti di lusso appassionati d’arte. Peccato che lui soffra di sindrome di Stendhal, quindi, svenga non appena viene a contatto coi capolavori artistici che tanto lo impressionano.

Insolito, curiosamente queer nella forma più che nella sostanza, ha il pregio di avvicinare al mondo dell’arte un tipo di cinema per giovani gay in cui al massimo si vedono discoteche e sex club.

Abbiamo chiesto al regista della sua passione per l’arte italiana: “Ho da sempre una sorta ossessione per Caravaggio e Francis Bacon. Mi sembrava interessante che ci fosse un legame con storie contemporanee di ragazzi di strada. Non ho pensato a qualcosa che in realtà andasse oltre al personaggio di Caravaggio”.

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