QUESTI SOAPCOMICS MOLTO HARD

Intervista esclusiva al fumettista Robert Yung, che presenta la sua serie "Passion", con il bel Neil che si crede etero sedotto dal suo insegnate di ginnastica, sposato…

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TOKYO – In Italia l’idea di "fumetto gay giapponese" è ancora riferito esclusivamente agli shonen ai per ragazze, mentre i fumetti realizzati per il pubblico gay nipponico vero e proprio sono praticamente sconosciuti. Per fare chiarezza una volta per tutte su questo argomento gay.it vi offre un’ intervista esclusiva a Robert Yung, un eclettico autore (americano d’origine e giapponese d’adozione), che da diversi anni pubblica, con successo, le sue opere sulle maggiori riviste gay nipponiche.

Parlaci della tua carriera…

In California, dove sono nato, ci sono molti giapponesi, e il Giappone mi ha sempre attratto: tuttavia in questo paese i lavori a cui gli stranieri possono aspirare sono pochi, uno di questi è insegnare lingue. Io stesso, oltre a disegnare manga, devo insegnare lingue per mantenermi, e per iniziare a pubblicare ho dovuto sfruttare questa mia capacità. Mi sono proposto alla rivista gay bilingue "Badi", con una strip autobiografica bilingue dal titolo "Robert in Japan", che parlava delle mie difficoltà di trovare un ragazzo in questo paese, e che ho cercato di rendere divertente per il pubblico giapponese e per quello occidentale (non è una cosa semplice come sembra, perchè spesso l’umorismo e gli atteggiamenti delle due culture non coincidono). L’idea era piaciuta e la striscia proseguì fino a quando mi chiesero di fare qualcosa di nuovo. A quel punto proposi una serie più hard e realizzata con uno stile più "illustrativo", intitolata "Passion", ed è quello che faccio tutt’ora. Nel frattempo faccio anche illustrazioni per racconti brevi (ed è impegnativo perchè gli autori vogliono che i protagonisti assomiglino a certi personaggi famosi, quindi devo documentarmi molto). Mi piace essere un autore completo, anche se la censura giapponese è un po’ invadente.

Cosa ci dici dei fumetti gay in Giappone?

Ci sono due tipi di fumetti gay: gli shonen ai, seguiti (e realizzati) da una moltitudine di ragazze, e i fumetti "per gay". I primi enfatizzano amore e romanticismo, hanno protagonisti androgini e schemi ripetitivi (soprattutto nel sesso), mentre i secondi pongono l’accento sul sesso (in tutte le sue forme) e sono animati da ragazzi rudi e protagonisti molto "machos". Gli shonen ai compaiono su apposite riviste (molto voluminose) gestite da ragazze molto appassionate, mentre i fumetti "per gay" sono pubblicati su vari gay magazine (Barazoku, G-Men, Samson, Badi, ecc…): la cosa strana è che pare che anche negli staff di queste riviste ci siano molte donne, tuttavia io non l’ho mai accertato.

Lo stile occidentale è molto diffuso nei manga "per gay", come mai?

I giapponesi amano molto le cose straniere. Io per primo ero convinto che avrei dovuto disegnare in stile manga, e ne sarei capace, ma i giapponesi NON vogliono imitatori stranieri del loro stile: dagli occidentali esigono intrecci, ambientazioni, personaggi e stili grafici "esotici". Nel mio "Passion" tutti i personaggi sono latini o caucasici, e la trama è simile a certe soap opera. C’è un giovane attraente (Neil) che viene sedotto dal suo insegnante di ginnastica (Coach), alto e muscoloso (ma con un po’ di pancia). Coach è sposato e Neil è etero, fino a quando Coach riesce a farlo innamorare… Poi c’è un bad boy biondo (Brian), uno strafico dal cuore d’oro (Jason) e un latino sempre supereccitato. Qui ogni gay magazine ha una sua "linea", ci sono quelli per gli amanti dei giovani, dei maturi, dei travestiti, degli orsi, ecc… Io ho aggiunto un tocco di originalità inserendo in "Passion" varie tipologie e risvolti narrativi che esulano dai soliti stereotipi (anche sessuali).

Che cosa consiglieresti ad uno straniero che vuole fare strada nel mondo dei fumetti gay giapponesi?

a) Non copiare lo stile giapponese: sii originale!
b) Se possibile mostra la tua nazionalità nel manga, se poi lo fai bilingue aumenterai le tue chanches (i giapponesi vanno matti per le lingue straniere!).
c) E’ meglio che presenti di persona i tuoi lavori, e anche se sai la lingua è bene farti accompagnare da un amico giapponese.
d) Se un magazine ti rifiuta provane un altro: per questo è sempre meglio preparare storie e disegni in vari stili.
e) Sii positivo! In Giappone molti staff non sono interessati agli autori stranieri, ma fa di loro c’è sicuramente quello interessato al tuo lavoro. TROVALO!

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(hanno collaborato Mister Sakamoto e Mister Fox).

di Valeriano Elfodiluce

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