Il poema osceno e gay di Giovanni Della Casa

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Il poemetto inedito allude ad una relazione omosessuale tra monsignor Della Casa e uno scultore che avrebbe dovuto costruire a Firenze un tempio in onore di Priapo, il...

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FIRENZE – Un ignoto poema osceno di monsignor Giovanni Della Casa (1503-1556), autore del famoso “Galateo”, e’ stato ritrovato nella Biblioteca Riccardiana di Firenze. Autore della scoperta e’ il professor Antonio Sorella, ordinario di storia della lingua italiana all’Universita’ Gabriele D’Annunzio di Pescara, che ha presentato l’inedito durante il convegno internazionale “Giovanni Della Casa, ecclesiastico e scrittore”, organizzato a Firenze dall’Istituto nazionale di studi sul Rinascimento, in occasione del cinquecentenario della nascita dell’autore rinascimentale.
Il poemetto inedito recita nel primo dei 328 versi “S’il bello idolo mio” e canta le lodi uno scultore che avrebbe dovuto costruire a Firenze un tempio in onore di Priapo, il dio greco della fertilita’ maschile. Scritto in ottave di endecasillabi allude ad una relazione amorosa omosessuale tra monsignor Della Casa e l’anonimo scultore.
Dell’inventore del “Galateo” si conoscono altri testi osceni e burleschi, secondo una tipica tradizione giocosa rinascimentale, e quello identificato dal professor Sorella e’ l’unico che non e’ stato mai pubblicato. Composto nel 1541, stando agli accertamenti dello studioso che lo ha scoperto, il poemetto fu accantonato dallo stesso monsignor Della Casa per non incorrere nei rigori della censura ecclesiastica, di cui divento’ lui stesso un accanito sostenitore nelle vesti di nunzio apostolico a Venezia e di inquisitore dopo il Concilio di Trento.

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