I TRE SOGNATORI BISEX

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Preceduto da una grande attesa, arriva al festival di Venezia "The Dreamers", nuovo film di Bertolucci. Che esplora l'erotico triangolo tra due ragazzi e una ragazza.

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L’attesa era spiazzante. Il triangolo tra due ragazzi e una ragazza in un appartamento storico della Parigi in rivoluzione nel ’68, ‘The Dreamers‘, I sognatori, il nuovo film di Bernardo Bertolucci presentato fuori concorso alla 60esima Mostra del Cinema di Venezia. Già si ventilava un Ultimissimo tango a Parigi in chiave bisex, una nuova trasgressiva interpretazione della rivoluzione sessuale vissuta nel privato da tre giovani mentre fuori dalla finestra infuria quella sociale e culturale. Invece è un film dolce e semplice, indubbiamente suggestivo, sul sogno di tre giovani eterosessuali (belli, giovani e apparentemente sicuri di sé) di stare bene insieme senza porsi troppe domande, coi soldi dei genitori che senza problemi firmano assegni, forse già disillusi sulla possibilità di cambiare il mondo, in fondo già imborghesiti come tre qualsiasi giovani d’oggi.

Matthew (Michael Pitt, uno dei due assassini di ‘Formula per un delitto‘ ispirato al caso dei killer gay Leopold e Loebb) è un americano alla scoperta di Parigi, Theo e Isabelle (Louis Garrel e Eva Green) due gemelli molto legati tra loro. Si incontrano alla Cinématheque, sono grandi appassionati della settima arte (“stavamo nelle prime file perché le immagini arrivassero prima a noi”) e decidono di stare insieme nell’appartamento dei gemelli poiché i genitori se ne devono andare. Isabelle immagina di essere Jean Seberg che vende l’Herald Tribune in ‘Fino all’ultimo respiro’ oppure la Garbo ne ‘La regina Cristina’ che accarezza l’arredamento di casa (e le immagini dei film sono montate in alternanza coi gesti di lei). Matthew e Theo discutono se sia più grande Chaplin o Keaton, si fanno cinequiz tormentoni (“Che film è questo?”) la cui punizione, se si sbaglia, per Matthew è fare l’amore con Isabelle e per Theo masturbarsi con una foto de ‘L’angelo azzurro’. Iniziano a scoprire i piaceri dei propri corpi, vagano sempre nudi per casa, tentano giochi erotici particolari come la depilazione del pube di Matthew che lui però rifiuta con forza (“non sono il vostro bambino”), costruiscono una tenda in salotto dove si rifugiano a dormire.

Se escono di casa è per battere il record dei tre ragazzi di ‘Band à part’, attraversare il Louvre in meno di 9 minuti e 45 secondi. L’erotismo esplicito è però più nell’occhio del regista che contempla con passione i corpi spogliati che nelle interazioni tra i ragazzi e di gay c’è solo un leggero sottotesto tra Matthew e Theo mentre sono sdraiati insieme in un letto e si guardano nudi in bagno riflessi in un triplo specchio.

“In America hanno vietato il film ai minori di 17 anni. E’ strano, si possono vedere violenze efferate ma non corpi nudi” ha dichiarato Bertolucci in conferenza stampa. Il movimento del ’68 è solo una cornice del film (ma è toccante vedere Jean Pierre-Léaud che fa il suo comizio nelle immagini documentarie di allora e ricostruite trent’anni dopo) e il finale suggerisce un accostamento col G8 mentre imperversa la splendida ‘Je ne regrette rien’ di Edith Piaf. Meno bello, meno stratificato degli ultimi ‘L’assedio’ e ‘Io ballo da sola’ è un film che però funziona grazie all’alchimia sensuale dei protagonisti e alla regia sinuosa di Bertolucci che ne accarezza i corpi con placida ammirazione (“Osservandoli ho provato grande tenerezza. Per la prima volta nella mia vita ho avuto la sensazione della paternità”). La liberazione sessuale, però, rimane un sogno.

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