Una Donna Fantastica è la straordinaria Daniela Vega, la rivelazione cilena da oggi al cinema

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Emoziona e commuove il lirico dramma di Sebastian Lelio su una trans che perde improvvisamente il suo grande amore e viene ostracizzata dalla famiglia di lui.

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Ci sono film che non avrebbero ragion d’essere se non per il/la protagonista che ne costituiscono l’essenza, la luce, il senso. Nel cinema queer contemporaneo è il caso di Harris Dickinson in Beach Rats e, in uscita oggi per Lucky Red, l’imperdibile, straordinaria, indimenticabile Daniela Vega del dolente dramma cileno Una Donna Fantastica di Sebastian Lelio, autore del già notevole Gloria.

Finalmente una trans viene impersonata da una vera trans, sulla scia dello sdoganamento avvenuto al cinema grazie a Tangerine e in tv alla Laverne Cox di Orange Is The New Black: Daniela Vega interpreta Marina Vidal, cameriera e cantante 27enne, fidanzata con un uomo divorziato molto più grande, Orlando (Francisco Reyes), che ama profondamente. Quando costui muore improvvisamente, tra l’altro la sera del compleanno di lei, Marina è costretta a subire gli attacchi della famiglia di Orlando che non vuole nemmeno la sua presenza al funerale e la tratta come un mostro pervertito, privandola persino del suo amato cane.

Marina sarà costretta a combattere una lunga battaglia per sopravvivere al dolore e riuscire ad affermare il diritto fondamentale di dare l’estremo saluto al suo amato Orlando.

Lo spettatore entra subito in connessione empatica con Marina, martire colma di dignità quasi almodovariana, appassionandosi della sua sorte: Daniela Vega è bravissima nel rendere sullo schermo la profonda afflizione, lo sperdimento ma anche la rabbia repressa di Marina e il desiderio di opporsi alla perdita del grande amore per ridare un senso alla propria esistenza. E in questo doloroso percorso alla ricerca di una nuova consapevolezza è accompagnata dal funzionale stile ipnotico del regista che scruta, analizza e privilegia lunghi primi piani di Marina proprio per sondarne ogni minima emozione. Così raggiungono intensità liriche le apparizioni fantasmatiche di Orlando nei luoghi ‘abitati’ dal suo ricordo, scosse da sussulti di vita nella scena onirica della coreografia glitter-dance in discoteca nella ricerca dei biglietti scomparsi del viaggio alle cascate di Iguaçu, promessa-sogno di Orlando come ultimo regalo prima di scomparire per sempre.

Si evita anche ogni luogo comune nella rappresentazione del personaggio trans, quali mascolinità maldestramente celate o, al contrario, esasperazioni dell’aspetto femminile: così Marina è una come noi, come tutti, fluttuante non tanto sessualmente quanto emotivamente e chiunque si può identificare nelle sue tribolazioni.

“Quando abbiamo cominciato a scrivere questo film – spiega il regista – la questione transessuale non era esplosa tra le masse come è accaduto un anno e mezzo fa. All’improvviso, la figura del transessuale è passata da una marginalità incompresa ad un posto in prima fila nell’immaginario collettivo corrente. Penso che il film entri intimamente in contatto con l’identità del personaggio”.

“È stato, decisamente, una delle cose più difficili che abbia mai fatto nella vita – ribatte Daniela Vega È stato molto complicato a livello emotivo per il modo in cui sono entrata nel personaggio e per come ho iniziato a trasformare le mie emozioni per dare al personaggio una vita propria.  D’altro canto, è stata una delle esperienze più gratificanti: è stato un grande onore essere diretta da Sebastian, che ammiro profondamente. Sono anche orgogliosa di fare parte di una squadra in cui tutti noi ci sentiamo molto vicini e speciali per aver partecipato a questo progetto. Una menzione speciale va ai miei colleghi del cast, in particolar modo a Francisco Reyes; vorrei ringraziarli tutti per l’esperienza e l’affetto ricevuti”.

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