150mila studenti omosessuali

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Alla presentazione dell’indagine dell’Unione Degli Studenti sulla percezione dell’omosessualità nelle scuole ognuno ha raccontato come affronta la propria "diversità". Segno dei tempi che cambiano.

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L’impegno del sindacato studentesco UDS nel portare avanti l’indagine sulla percezione dell’omosessualità in 32 scuole di 18 città è stata premiata dal grande afflusso di pubblico e dai nomi importanti che hanno preso parte all’incontro “Nessuno Uguale, Nessuno escluso” di presentazione dei risultati dell’indagine presso la CGIL Nazionale.

La peculiarità della giornata è stato però il coraggio di alcuni ragazzi nel fare il proprio coming out con estrema naturalezza, coraggio che ha poi spinto tutti coloro che sono intervenuti a dire la propria difficoltà nell’essere, a loro modo, “diversi”.

Il primo passo è stato fatto da Alessandro Coppola, coordinatore nazionale dell’UDS, che commentava i dati dell’indagine: “Nella scuola c’è ancora un clima pesante per studenti che devono confrontarsi con loro stessi, sulla propria sessualità, e poi con gli altri. Io, studente omosessuale, l’ho sentito sulla mia pelle. Questo è ancora più aggravato dallo sciacallaggio dei media. Il problema degli studenti omosessuali non è solo quello di quei cinque o sei che vengono aggrediti; in Italia gli studenti omosessuali sono 150,000 e sono una fetta importante del mondo della scuola così come gli omosessuali sono una fetta importante della società.” A ruota Imma Battaglia, presidente dimissionaria del Mario Mieli: “Io sono una che non capisce un cavolo di quello che è. Da piccola volevo fare il cavaliere che difende i più deboli e mi venivano sempre a stressare con i giochi delle bambole. Mi chiedevano <> mettendo sempre in discussione il mio genere! La scuola è l’unico momento in cui uno deve pretendere di essere rispettato per quello che è…”.

Paola Dall’Orto, presidente dell’AGEDO, ha fatto il proprio ennesimo coming out come mamma di un “ragazzo” omosessuale e l’on. Maura Cossutta, facendo un coming out politico, ha ammesso come “nel passato il tema dei diritti individuali è passato in secondo piano”, ma oggi “il tema dei diritti civili discrimina la cultura politica e caratterizza la sinistra rispetto alla destra”.

Ma il momento più toccante e che ha riscosso più applausi è stato l’intervento di Valerio (nella foto, email valiange@tin.it), 16 anni, dell’UDS di Palermo: “Sono Enrico e sono omosessuale. Non è così facile per tutti dirlo”. “La scuola non aiuta a portare avanti il rispetto nei confronti della diversità, è inquietante la mancanza di reazioni che è messa in evidenza dalla nostra indagine. L’omosessualità è ancora qualcosa che fa paura a tutti, agli studenti omosessuali e agli insegnanti che hanno sì rispetto, ma che non ne parlano.”

Sergio Lo Giudice, presidente da Arcigay, ha parlato di Aletheia, la rete di insegnanti omosessuali, facendo il proprio coming out in quanto insegnante,e della necessità di “fornire agli insegnati gli strumenti per parlare di omosessualità. Il 57% degli studenti intervistati dice di non conoscere nessun omosessuale. Il fatto è che molti vivono nella condizione di non sentirsi sicuri di venire fuori e per questo non si “vedono” molti omosessuali. Parlare di omosessualità non serve sono agli studenti omosessuali, ma a tutti, perché mostra la possibilità di costruire la propria identità, il proprio progetto di vita senza stare in schemi preconcetti. Combattere i pregiudizi verso gli omosessuali è un bene anche per i ragazzi eterosessuali, infatti il ragazzo gay ha paura di venire fuori, ma anche il ragazzo etero ha paura a mettere la mano sulla spalla di un amico per non essere chiamato “frocio”. L’omofobia è un pericolo per tutti.”

Titti De Simone, presidente di Arcilesbica, sullo stesso tono: “A Carpi il preside che ha proibito di parlare di omosessualità nella scuola ha detto che ci mancava un contraltare al rappresentante dell’Arcigay, ma chi doveva essere il contraltare? Uno dei Naziskin che hanno picchiato il ragazzo di Orbassano? Invece di dare soldi alle scuole confessionali il governo avrebbe dovuto investire di più nella formazione delle coscienze e della capacità di poter scegliere e di poter cambiare il proprio destino.” E poi Luca Pietrantoni, psicologo, che ha raccontato della reazione dei propri compagni di kick-boxing alla sua dichiarazione di essere omosessuale. “Giustamente” rifletteva Pietrantoni “non si sa l’”origine” dell’omosessualità, ma si sa invece l’origine dell’omofobia. L’omofobia non è innata, è qualcosa che impariamo tutti, anche gli omosessuali e capire come funziona, anche grazie alla vostra indagine, è un buon modo per attrezzarsi a combatterla. Perché nessuno è libero quando ci sono degli oppressi”.

di Riccardo Gottardi

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