Bagnasco attacca le unioni civili

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"Le differenze col matrimonio sono solo artifici giuridici, in attesa del colpo finale, l’utero in affitto": così parla Bagnasco

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Per la prima volta dopo l’approvazione delle unioni civili il cardinale Bagnasco, da sempre strenuo oppositore dei diritti LGBTI e portavoce di un ideale cattolico discriminatorio e poco inclusivo (qui tutte le notizie passate a riguardo), si è espresso sul provvedimento: “Non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze – già peraltro previste dall’ordinamento giuridico – ma a schemi ideologici. La recente approvazione della legge sulle unioni civili sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”: in questi termini si è espresso al secondo giorno dell’assemblea generale della Cei, guarda caso proprio nella Giornata Internazionale contro l’Omofobia.

“La gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e tempo su povertà, denatalità, gioco d’azzardo: questi sono i veri problemi del Paese, cioè del popolo”. Probabilmente anche il popolo cristiano vorrebbe vedere la Chiesa non invischiata in questioni di politica laica.

Queste affermazioni non trovano d’accordo il presidente del Pd Matteo Orfini: “Non che dovere della politica sia polemizzare con Bagnasco. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa che viene dopo un dibattito estenuante. Non credo che questo sia in contraddizione con l’esigenza di fare politiche per le famiglie“. Anche il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda è su questa linea: “L’utero in affitto è vietato dalla legge italiana e resterà vietato. Non c’e’ alcuna possibilità che il divieto cambi. L’istituto delle unioni civili è molto diverso dal matrimonio. Non c’è alcuna equiparazione. I vescovi hanno il diritto e certamente il dovere di esprimere la propria opinione che io ascolto sempre con molta attenzione. Ma il Parlamento deve legiferare sulla base di una visione laica della vita e della società“. Ovviamente diversa la posizione di Giorgia Meloni, candidato sindaco di Roma per Fratelli d’Italia, che dà ragione al cardinale: “Il presidente della Cei ha ragione: questa legge sulle unioni civili è il cavallo di Troia per introdurre in Italia la pratica dell’utero in affitto, una mostruosità che umilia e sfrutta il corpo delle donne”.

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