Congresso Arcigay: arriva Pierluigi Bersani

Il segretario del PD interviene alla seconda giornata del Congresso di Arcigay. Ma i cavilli e la burocrazia fermano più volte i lavori. Polemiche sulla modalità di voto elettronico.

Seconda giornata congressuale per Arcigay caratterizzata dal lungo intervento di Pierluigi Bersani davanti all’assemblea questa mattina. Il segretario del PD ha avuto così modo di parlare di omofobia ("Vogliamo riprendere il filo di questa battaglia – ha affermato Bersani – che va portata avanti pure in un meccanismo di pesi e meccanismi parlamentari che è quel che è") e di rompere il muro del silenzio intorno alla sentenza della Corte Costituzionale sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, prevista per il 23 marzo ("i prossimi pronunciamenti della Corte Costituzionale potranno essere occasione per discutere con piu’ serenita’ di questo tema").

La partenza del congresso vero e proprio è però impantanata in cavilli e questioni procedurali, segno che la tensione non si è affatto smorzata. Ci sono molti ordini del giorno, proposte, emendamenti: certamente più di quanti se ne potrebbe discutere in un giorno e mezzo. Giovanni Dall’Orto, storico esponente del movimento gay, nel suo intervento avanza addirittura l’ipotesi che qualcuno stia cercando di fare ostruzionismo, pur di evitare che l’Assemblea si esprima chiaramente.

C’è occasione anche per un momento di riappacificazione: Vanni Piccoloha ha chiesto scusa alla dirigenza di Arcigay Roma dopo averli accusati su Gay.it di aver ostacolato il suo voto al Congresso provinciale, e dichiara di essersi agitato troppo. Un abbraccio tra Piccolo e Carlo Guarino (tra i suoi principali "accusati") chiude la questione.

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La discussione non manca di punte molto polemiche, tanto che Antonio Rotelli annuncia di aver presentato una denuncia alla Polizia Postale per un commento anonimo, molto offensivo nei suoi confronti, lasciato proprio nel forum di Gay.it. L’avvocato Rotelli si è poi dispiaciuto per il danno alla vita democratica e all’immagine di tutta l’associazione che causa questo basso livello di dialogo e civiltà.

L’intervento politicamente più rilevante, comunque, sembra quello di Sergio Lo Giudice. L’ex-presidente annuncia di condividere quanto scritto in entrambe le mozioni ("Essere Futuro" e "Inarrestabile Cambiamento") ma di non aver firmato nessuna delle due perché le trova ugualmente prive di visione politica. Lo Giudice rivendica il tentativo di dialogo stretto con alcuni partiti, affermando che occorre andare lì dove si aprono spazi. Inoltre, nota che ciò che manca alle mozioni è la definizione di chiare priorità: a suo parere per l’anno in corso il matrimonio civile deve essere la priorità di Arcigay, che rispetto alle altre associazioni ha su questo tema una responsabilità in più, quella di creare il consenso.

Grosse urla si sono levate (e molto tempo è stato perso) attorno alla modalità di voto, con gli esponenti della mozione "Inarrestabile cambiamento" che hanno richiesto il voto segreto almeno per decidere il Presidente, contestando l’uso di apparecchiature elettroniche invece del voto cartaceo. Affermando che un computer da qualche parte potrebbe registrare i voti di ognuno, hanno minacciato l’impugnabilità delle votazioni: si è arrivati ad un accordo solo quando Patanè (candidato presidente per la mozione "Essere futuro") ha interrotto le discussioni accettando il voto cartaceo.

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I temi dibattuti, anche al di là dei tanti cavilli, sembrano onestamente molto auto-referenziali, e le divisioni vere sembrano più sulle persone che sulla linea politica dell’associazione. Mi aspettavo, onestamente, che qualcuno accusasse l’attuale gestione di non aver impresso una linea politica e un’agenda di priorità al movimento LGBT, e mi aspettavo che qualcuno difendesse l’operato passato e facesse proposte per il futuro. Invece no: doveste chiedermi quali temi davvero importanti sono stati discussi oggi. Onestamente non lo so. Spero di poter dire qualcosa di più domani, ultimo giorno di discussioni e votazioni.

di Carlo D’Ippoliti