GLI SCOUT SOTTO TIRO

Il caso dello scout cacciato perché gay approda in Parlamento: "niente finanziamenti a chi discrimina". Stefano scrive una lettera aperta alla FSE che lo ha sospeso, e che a gay.it, risponde picche.

PERUGIA – Il caso di Stefano Bucaioni (foto sotto), il 21enne scout di Perugia sospeso dalla Federazione europea dello scoutismo perché gay, continua ad allargarsi a macchia d’olio. Dopo la puntata del Costanzo Show e l’editoriale del giornale cattolico "La Voce" dal titolo "Giovani diversi", il caso approda in Parlamento, con un’interrogazione, il cui primo firmatario è Franco Grillini, ai ministri del Welfare e delle Pari Opportunità, Roberto Maroni e Stefania Prestigiacomo.

Nell’interrogazione i deputato chiedono di sapere se la sezione italiana della Federazione Scoutismo Europea riceva finanziamenti dagli enti pubblici e se, nel caso, sia giusto finanziare un’associazione che "sceglie di attenersi a condotte discriminatorie verso i propri iscritti".

E mentre la Fse potrebbe restare a secco di eventuali finanziamenti, il dibattito sullo scout discriminati si fa rovente all’interno allo stesso movimento cattolico, che giudica con crescente imbarazzo quanto accaduto a Perugia. C’è di più: Stefano Bucaioni ha inviato una "Lettera aperta" alla sua Associazione (clicca qui per la versione integrale). Nella lettera, Stefano non dimostra rancore: "Cari fratelli scout – scrive – ho deciso di prendere di nuovo in mano la penna non per convincermi, né tanto meno per convincervi. Questa lettera vuole essere un pensiero rivolto a tutti voi, affinché possiate capire quali sono i sentimenti e le emozioni che stanno dietro a tutto quello che ho fatto" Stefano spiega quali sono state le ragioni che l’ hanno spinto a rendere pubblica la sua vicenda.

"Il mio unico obiettivo – scrive – sarebbe stato aprire un forte dialogo e confronto a tutti i livelli, perche’ la mia storia, la mia esperienza potesse diventare un vero punto di partenza. Ho difeso fino all’ ultimo le mie convinzioni, rispettando le dure regole ed allontanandomi dal servizio, ma cercando con umilta’ e stile di cambiarle. Mai una sola volta ho pensato ad un ‘attacco’ all’ associazione, e mai una volta ho creduto che quello che mi era stato imposto fosse un attacco nei miei confronti".

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Lo scout conclude la sua lettera ringraziando "tutte le persone che mi hanno confermato la loro fiducia soprattutto i genitori dei lupetti che per quattro anni ho portato per mano. Se l’ associazione continuera’ nella sua scelta, questa volta lo fara’ perche’ e’ stata trasparente, libera da ipocrisie, lo fara’ grazie ad un confronto sereno che, altrimenti, non si sarebbe mai aperto. Allora potro’ andarmene serenamente per la mia strada".

Ma all’equilibrio dimostrato dal giovane scout gay, la sede italiana della Federazione degli scout d’Europa risponde picche, anzi accentua i toni polemici. Francesco Maria De Lorenzo è uno degli educatori a cui Stefano avrebbe dovuto subentrare. Gay.it lo ha contattato. Ecco come ci ha risposto:

Buona sera, la chiamo per avere un commento sul caso di Stefano, che immagino lei conosca direttamente.

Non ho commenti da fare, la ringrazio, buona sera.

Mi scusi, a parte la posizione ufficiale della Federazione, le chiedo un parere personale sulla vicenda.

Le ripeto: le cose sono andate come lei sa, non ho null’altro da aggiungere. Grazie.

Difende la scelta che è stata fatta dalla sua associazione?

Evidentemente sì. Buona sera.

Crede che questo caso possa portare in qualche modo ad un confronto positivo tra le associazioni degli scout?

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(Silenzio)

La riserva nei confronti di Stefano è motivata da questioni di opportunità pratica, da una scelta etica o da cos’altro?

(Silenzio)

Dobbiamo salutarci?

Buona sera.

Ma l’universo scoutistico italiano in queste ore è attraversato da tutta una serie di distinguo e puntualizzazioni: le due maggiori associazioni italiane di scout prendono le distanze dal caso di Perugia.

Isabel Pirani, che è la presidente nazionale della Federazione Italiana dello Scoutismo, precisa che la Federazione degli Scout d’Europa di cui Stefano faceva parte non rientra nella mappa ufficiale dello scoutismo italiano, pur essendone contigua (per capirci: una qualunque società di calcio non aderente alla FIGC). Ne derivano – prosegue la – "due conseguenze: la prima è che la Federazione Italiana degli scout che io rappresento [il volto ufficiale dello scoutismo italiano] non ha una posizione di merito sulla vicenda, perché le scelte educative competono in ogni caso alle singole Associazioni; secondo, il caso di Perugia è una questione interna alla FSE, non riconducibile all’associazionismo scoutistico italiano".

E Lorenzo Maggini (foto), presidente nazionale del CNGEI (Corpo nazionale giovani esploratori/esploratrici italiani) la principale associazione scoutistica insieme all’AGESCI, dichiara: "La nostra associazione è laica e pluralista e valuta negativamente quanto accaduto a Perugia. Fondamentale per il nostro modo di intendere lo scoutismo sono la varietà e l’ampiezza delle scelte individuali. La posizione di Stefano sarebbe stata da censurare solo se egli avesse preteso di imporre, come educatore, la propria scelta come unica o come migliore in assoluto. L’associazione che rappresento non valuta come discriminante l’orientamento sessuale degli educatori, ai quali, in una prospettiva laica, è concessa la massima libertà di scelta, nei principi di rispetto, di amicizia, onestà e fratellanza che devono orientare la loro azione".