I FROCIOSAURI E LA MODA

di

Toscani vuole salvare l'umanità o vendere dei prodotti? Moda e pubblicità sono davvero così aperti ai gay? Ma soprattutto: perché due uomini che si baciano non sono un'immagine...

CONDIVIDI
2 Condivisioni Facebook 2 Twitter Google WhatsApp
3818 0

Clicca qui per l’intervista a Oliviero Toscani
Ricordo, oltre un decennio fa, quando le campagne pubblicitarie concepite da Oliviero Toscani riuscirono a dare al marchio “United colors of Benetton” un profumo di solidarietà sociale. Tutti gli argomenti “scomodi”, dall’Aids alla guerra, dall’incesto al celibato dei preti, venivano macinati nel grande tritasassi della solidarietà in salsa Toscani-Benetton.
Ricordo le discussioni coi militanti gay più giovani (e quindi più ingenui) di tutta Italia, che mi parlavano dei loro progetti. Fossero rassegne di film o convegni, alla mia domanda: “E i soldi per farlo, dove li trovate?” la risposta era invariabilmente “Potremmo chiedere una sponsorizzazione a Benetton”.
Cazzo che genio!“, pensavo io in quei casi. Quel Toscani lì, è riuscito a convincere un intero Paese del fatto che il suo lavoro non è vendere straccetti e magliette, bensì salvare l’Umanità da tutti i suoi problemi…
Eppure non era quella, la genialità vera. Come Oscar Wilde, anche Toscani il vero genio lo ha messo nella sua vita. Perché è di se stesso Toscani è riuscito a dare, per anni, l’immagine di uomo progressista, attento ai problemi sociali, avanti coi tempi… Quello che in realtà non è. Lui è solo un ottimo professionista che fa un ottimo lavoro: cioè far sempre parlare, a colpo sicuro, dei prodotti che pubblicizza. Punto.
In realtà, però, come tutti i pubblicitari, Toscani i problemi può affrontarli solo se riesce a far vendere golfini o pannolini; guai invece se la rottura di un tabù costasse la rottura di un contratto: il suo è un mondo che non ha pietà di nessuno, e gli squali-colleghi lo divorerebbero in tre bocconi.
Di Toscani amo la schiettezza e l’onestà intellettuale con cui ci ricorda spesso che lui sta solo facendo il suo lavoro. Se qualcun altro lo ha eletto a guru, il problema è di questo qualcuno, non di Toscani. Lui si atteggia a guru, sì, però solo per quelle cause che garantiscono tanti applausi e gridolini estasiati.
E se l’omosessualità non è mai stata una di queste cause lui, poverino, non può farci nulla.
E infatti, in decenni di onorata carriera questo accanito rompitore di tabù non ha mai avuto il coraggio di romperne uno solo: quello dell’omosessualità. Che nelle sue immagini rimane, da sempre, non rappresentabile, in-visibile, in-nominabile… esattamente come in tutto il resto del conformista e asfittico mondo pubblicitario italiano.
Toscani in questo dimostra ovviamente di conoscere benissimo il concetto base della pubblicità: la pubblicità non crea mai le tendenze, si limita solo ad assecondarle, per trarne il massimo profitto economico.
Un pubblicitario è tanto più bravo quanto più riesce a fiutare l’aria e dire alla gente quel che desidera sentirsi dire rispetto a un prodotto. Se la gente vuole che il tonno faccia ringiovanire, ecco lanciato il tonno ringiovanente. Se vuole solo che abbia gusto, allora andrà spinto il tonno gustoso. Anche se si tratta del medesimo, identico prodotto.
Ebbene, molti dei miei amici han sobbalzato sulla sedia vedendo la campagna del geniale Toscani per la Ra-Re. “Hai visto cosa ha combinato stavolta Toscani, coi due che si baciano e palpano?“, mi han chiesto.
Toscani ha rotto l’ultimo tabù.
Toscani ha osato l’inosabile.
Toscani si è spinto nella lande insondate in cui nessun pubblicitario italiano si era mai addentrato prima…
Toscani: l’uomo del futuro.
Pare uno spot.
E infatti lo è.
Perché Toscani è un uomo del presente, che purtroppo in Italia è un presente bigotto anche e soprattutto quando si presenta con panni “progressisti”. Soprattutto se si parla di un prodotto proveniente da un mondo che, come quello della moda è (come bene sottolinea Toscani nella sua intervista concessa a Stefano Bolognini per “Pride“), in mano agli omosessuali.
Quel che dice Toscani è proprio vero.
Con una sola postilla. Quelli che lui definisce “gli” omosessuali non sono “gli” omosessuali. Sono gli omosessuali che conosce lui, cioè una categoria ben precisa, strettamente selezionata: i frociosauri.
Sono omosessuali che sull’omosessualità hanno un punto di vista infinitamente più conservatore, bigotto, e retrivo del più fanatico pretonzolo di paesino montano.
Tutti coloro che affermano che il mondo della moda “è aperto verso l’omosessualità”, non conoscono il mondo della moda. Assieme alla Chiesa cattolica e l’esercito, quella della moda è infatti una della carriere più umilianti e autodistruttive che un omosessuale possa intraprendere. Per sopravvivere deve accettare molti, troppi compromessi con la sua dignità.
È una carriera che impone di vivere secondo apparenze e non sostanze, e dato che la gente non vuole apparire frocia, nemmeno (anzi, soprattutto!) quando lo è, ecco una carriera in cui un gay passerà le sue giornate ad apparire per quel che non è. Anche se poi nessuno gli crede sul fatto che lo sia..
Toscani con questi frociosauri ci vive assieme da mattina a sera, ed è convinto, poverino, che i gay siano quelli. E quindi non capisce che la gente normale non è cretina quanto quella che circonda lui.
E sbaglia. Quei gay di cui si circonda sono stati selezionati per il loro conformismo (che altro è mai la moda?). Sono gay che hanno fatto carriera introiettando l’idea che se non avessero nascosto la loro omosessualità sarebbero stati rovinati.
È per questo che il geniale Toscani oggi scivola sulla buccia di banana di trattarci come se fossimo talmente cretini da credere al primo pubblicitario che grida che gli asini volano, al punto che ci giura che no, le persone che si baciano, si palpano l’uccello e si mettono le mani addosso nelle pubblicità non sono gay. Sono… sono… sono amici, ecco, sì, sono amici eterosessuali che “scherzano“! Diamine, lo ha fatto anche lui da ragazzo!
Pensare il contrario significa essere uno di quei perfidi gay che vedono omosessualità dappertutto, perfino in due uomini che si mettono le mani nelle mutande!
Perché, vedete, il povero Toscani è venuto su circondato da gente così: apri uno sgabuzzino e tac!, te li trovi lì con le mani nelle mutande, e loro – serissimi, anche se un po’ impalliditi – dicono: “Siamo amici, stiamo solo scherzando“… Ovvio. E Toscani, che non vuole ghettizzare la gente, come invece voglio fare io, ci crede. E se ci crede lui, con che diritto osiamo non crederci noi?
(Quanto a me, mi piacerebbe solo vedere di che colore diverrebbe Toscani, o chi per lui, vedendo un suo figlio che “scherza” con un coetaneo nel modo in cui scherzano gli etero nelle sue foto. Sono pronto a scommettere che non sarebbe un colore moda…).
Ok. Prendiamone atto una buona volta. Ragazzi, Toscani fa il suo mestiere. Vende mutande e golfini. E lo fa dannatamente bene: è un genio. Lo fa sfruttando i pregiudizi (cioè i punti deboli) dei clienti. Cioè nostri.
Lo fa tanto genialmente da averci convinti tutti del fatto che lui non è un signore di mezza età, scandalosamente ricco, scandalosamente osannato, scandalosamente esente da critiche quando spara cazzate (e solo sul caso Lapo Elkann ne ha sparata una serie tale che…).
Lui è un borghese moderatamente omofobo, come lo è il 90% degli eterosessuali, però è convinto di non esserlo perché pensa che il gay è il miglior amico dell’Uomo.
Ma non è colpa sua se è così.
E non è colpa sua se il mondo della moda è omofobo fino alla rabbia.
La colpa è dei gay che vi lavorano, la colpa è dei frociosauri che non esiterebbero un attimo a mandarci tutti nei forni crematori se facendolo vendessero un solo golfino in più (purché in colori-moda!).
Questi sono “gay” che non hanno il coraggio di alzare la testa neppure quando li si umilia quotidianamente spiegando loro come devono essere.
La signorina dell’Ufficio Pr della Ra-re a cui ho chiesto una foto della loro campagna per metterla in copertina di “Pride” mi ha spiegato come loro non volessero concederla per evitare che fosse intesa in modo “ghettizzante” (?), perché loro vendono vestiti che devono piacere a tutti, mica solo ai gay, quindi loro non volevano che si potesse pensare che i gay avessero a che fare col loro prodotto – e fin qui, la fottuta foto era sua, ed era suo diritto decidere a chi volesse darla e a chi no – aggiungendo poi che i gay fanno malissimo a ghettizzarsi come fanno, creando riviste gay, e che… Non so cosa volesse aggiungere qui, perché mi sono incazzato e le ho dato sulla voce.
Finché gli etero mi spiegano cosa vogliono fare delle loro foto di golfini e mutande, è loro diritto, anche se per farlo mi spiegano che l’omosessualità è come la merda, basta toccarla e puzzi a tua volta. Non mi fa piacere, ma tanto lo so che la pensano così, e se lo ammettono, evviva la sincerità.
Ma quando iniziano a spiegarmi, come fa pure Toscani nell’intervista, cosa devo fare io della mia vita, e come devo o non devo comportarmi per avere la loro preziosa (?) approvazione… allora no.
Allora sarebbe il momento di ribellarsi.
E di boicottare i loro fottuti straccetti.
Frociosauri di tutto il mondo… ma quando vi decidete a estinguervi?
Clicca qui per l’intervista a Oliviero Toscani
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Gay Style.

di Giovanni Dall’Orto

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...