Il Trota e i “culattoni”. Arcigay: “Pensa di essere uomo”

Bossi jr, in un’intervista a Vanity Fair, snocciola pillole di saggezza. Fra cui l’accostamento tra droga e omosessualità. Bando ai polli, dunque, da oggi solo trote.

"Il Trota". Il soprannome, Renzo Bossi lo ha guadagnato direttamente dal padre Umberto che ha voluto così sottolineare pubblicamente e in più occasioni quanto poco intelligente fosse l’erede alla leadership del suo partito. Non faina, non volpe, non gufo e neanche delfino. "E’ una trota" aveva affermato il padre sconsolato dopo l’ennesima bocciatura all’esame di maturità.

Difficilmente riuscirà quindi a togliersi di dosso il nomignolo. Ma c’è da dire che nemmeno il piccolo Renzo (nome padano doc) fa granché per far dimenticare la similitudine. Certo, questo non impedirà di fare carriera nel paese dei "figli di". Anzi, la sua è già iniziata quando ha conquistato ben 13.000 preferenze alle ultime elezioni regionali. Ora siede all’assemblea regionale della Lombardia e vota le leggi.

Non è strano dunque che il "fenomeno" catturi l’attenzione dei media, fra cui quella di Vanity Fair che nel numero in edicola permette a Junior di snocciolare una serie di pillole di saggezza destinate a far incavolare categorie varie, proprio come fa spesso il padre. Ad iniziare dai tifosi: giura che lui non tiferà per la Nazionale ai prossimi Mondiali. Ancora: il tricolore per Renzino è roba da nostalgici.

Poi tocca ai gay, o culattoni come amano dire nella famiglia Bossi. "Nella vita va provato tutto, tranne droga e culattoni", ha dichiarato al settimanale. Tema ricorrente – non i gay, ma proprio i culattoni – nella Lega. «Temo che questo ragazzo si illuda – risponde il presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè – se pensa che per essere più maschi basti provare ad apparirlo usando volgarità e paragoni rozzi e beceri. Essere donne e uomini richiede ben altri sforzi perché significa, nel senso autentico dei termini, avere rispetto per gli altri, così come essere portatori di una buona politica significa partire quanto meno da una buona educazione. Alla luce dei fatti questo ragazzo, dotato soltanto di un cognome conosciuto, non sembra pronto né per essere un uomo né per essere un politico».

Ecco dunque che dopo appena una settimana dal maldestro tentativo di accostare pedofilia e omosessualità da parte del cardinal Tarcisio Bertone ci si mette il Trota a spingersi nei paralleli, stavolta con la droga. Manca solo che qualcuno si alzi e dica che c’è un rapporto tra OGM e omosessualità. Ah no, lo ha detto il presidente boliviano Evo Morales proprio oggi. Il pollo, in particolare, contiene ormoni femminili e sarebbe quindi in grado di sviluppare il vizietto. Chissà se bandire i pennuti dalle tavole aiuterebbe a far sparire i culattoni dalle strade. Facciamogli sapere che la trota, in compenso, promette di farli diventare almeno più mascolini. Non intelligenti, ma mascolini.

di Daniele Nardini