Rio 2016: giornalista usa Grindr per scovare atleti non dichiarati e diffonderne l’identità

di

Per alcuni di questi atleti - compresi alcuni che vivono in Paesi dove l’omosessualità è stigmatizzata o proibita - questo significa finire in un dramma.

CONDIVIDI
267 Condivisioni Facebook 267 Twitter Google WhatsApp
16485 9

Nico Hines, un giornalista del Daily Beast, ha utilizzato la app gay per incontri Grindr al Villaggio Olimpico di Rio 2016, ricevendo diverse offerte di incontro da parte di atleti, alcuni di questi non dichiarati. Lo scopo originario, almeno a quanto dichiara il giornalista, era quello di fare un’inchiesta sul sesso occasionale nel contesto olimpico, ma l’esito è stato ben differente.

Nell’articolo pubblicato ieri, 11 agosto, Hines ha fornito infatti abbastanza informazioni per identificare gli atleti, compresi quelli che vivono in Paesi omofobi. L’articolo ora è stato parzialmente rimosso, come si può vedere qui, a seguito delle forti polemiche che sono subito scoppiate. Dure le condanne da parte dei media: su Slate il pezzo di Hines è stato definito “squallido, pericoloso e immorale”, mentre per Mic l’inchiesta è “un disastro omofobo”.

Nel giro di un’ora dall’attivazione del suo profilo, Hines avrebbe ricevuto diverse offerte di incontro da parte di atleti gay. Nel riferire questo dato, però, il giornalista non è stato attento a salvaguardare la loro privacy: si è riferito a loro indicando nazionalità e disciplina sportiva, informazioni sufficienti per identificarli.

La vicenda, oltre a essere biasimevole dal punto di vista deontologico, è potenzialmente drammatica per alcuni di questi atleti. Per alcuni di questi sportivi infatti – compresi alcuni che vivono in Paesi dove l’omosessualità è stigmatizzata o proibita – questo significa rischiare di essere costretti a rivelare il proprio orientamento sessuale, esponendosi a reazioni e attacchi da parte del loro contesto di provenienza.

Hines – che si autodefinisce “eterosessuale e sposato” – ha di fatto usato Grindr con un secondo fine, senza renderlo noto fin da subito, creando una vera e propria trappola. Dopo le critiche, l’articolo è stato modificato, e il direttore del Daily Beast ha firmato un breve testo di scuse in cui spiega che l’intento dell’autore non era quello di infierire con dell’outing. Il danno, però, è fatto. Anche perché come ben si sa su internet le versioni originarie delle pagine web si possono rintracciare nel giro di pochi clic.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...