Rio 2016: giornalista usa Grindr per scovare atleti non dichiarati e diffonderne l’identità

Per alcuni di questi atleti – compresi alcuni che vivono in Paesi dove l’omosessualità è stigmatizzata o proibita – questo significa finire in un dramma.

Nico Hines, un giornalista del Daily Beast, ha utilizzato la app gay per incontri Grindr al Villaggio Olimpico di Rio 2016, ricevendo diverse offerte di incontro da parte di atleti, alcuni di questi non dichiarati. Lo scopo originario, almeno a quanto dichiara il giornalista, era quello di fare un’inchiesta sul sesso occasionale nel contesto olimpico, ma l’esito è stato ben differente.

Nell’articolo pubblicato ieri, 11 agosto, Hines ha fornito infatti abbastanza informazioni per identificare gli atleti, compresi quelli che vivono in Paesi omofobi. L’articolo ora è stato parzialmente rimosso, come si può vedere qui, a seguito delle forti polemiche che sono subito scoppiate. Dure le condanne da parte dei media: su Slate il pezzo di Hines è stato definito “squallido, pericoloso e immorale”, mentre per Mic l’inchiesta è “un disastro omofobo”.

Nel giro di un’ora dall’attivazione del suo profilo, Hines avrebbe ricevuto diverse offerte di incontro da parte di atleti gay. Nel riferire questo dato, però, il giornalista non è stato attento a salvaguardare la loro privacy: si è riferito a loro indicando nazionalità e disciplina sportiva, informazioni sufficienti per identificarli.

La vicenda, oltre a essere biasimevole dal punto di vista deontologico, è potenzialmente drammatica per alcuni di questi atleti. Per alcuni di questi sportivi infatti – compresi alcuni che vivono in Paesi dove l’omosessualità è stigmatizzata o proibita – questo significa rischiare di essere costretti a rivelare il proprio orientamento sessuale, esponendosi a reazioni e attacchi da parte del loro contesto di provenienza.

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Hines – che si autodefinisce “eterosessuale e sposato” – ha di fatto usato Grindr con un secondo fine, senza renderlo noto fin da subito, creando una vera e propria trappola. Dopo le critiche, l’articolo è stato modificato, e il direttore del Daily Beast ha firmato un breve testo di scuse in cui spiega che l’intento dell’autore non era quello di infierire con dell’outing. Il danno, però, è fatto. Anche perché come ben si sa su internet le versioni originarie delle pagine web si possono rintracciare nel giro di pochi clic.

9 commenti su “Rio 2016: giornalista usa Grindr per scovare atleti non dichiarati e diffonderne l’identità

  1. C’è chi vede la gentaglia di Grinder come una pericolosa massa di malati che infesta la società. Una massa non pensante, incurante dell’onestà, della pulizia intellettuale e della sicurezza. – – – – – – – – – – – – – – – – Giustissimo, quello che ha fatto il giornalista. L’unica pecca (però molto grave) è aver rivelato troppe informazioni mettendo a rischio gli “atleti” nei loro paesi d’origine. Per il resto… grandissimo il giornalista, contro ipocrisia, mercificazione del corpo e distribuzione malattie.

    1. Invece, generalizzare su un gruppo eterogeneo di persone identificandolo come irrazionale, disonesto, sporco intellettualmente (qualunque cosa voglia dire) e pericoloso unicamente sulla base dell’uso comune di un social per incontri, è veramente brillante e geniale; sintomo di un intelligenza davvero non comune (dalla parte sbagliata della gaussiana, però).
      La chiosa finale poi, è un piccolo capolavoro del no-sense. L’ipocrisia di chi? Non è dato saperlo. Tutti quelli che usano Grindr sono ipocriti? La mercificazione del corpo: quale mercificazione? Soddisfare un istinto naturale è una mercificazione o l’hai scritto solo perché è un termine tanto di moda in questi tempi che però continui a non capire? L’attrazione fisica è mercificazione se stimolata da una tecnologia ma perfettamente naturale se invece stimolata di persona? La distribuzione (sic!) di malattie; la diffusione di una malattia sessuale è causata dall’uso di Grindr? Strano, sarebbe come dire che chiunque ricorresse ai vecchi metodi di incontri, si esimerebbe da ogni rischio.
      L’illogicità, ovviamente, trionfa…

      1. In genere, quando uno non capisce qualcosa, come te in questo caso, chiede gentilmente delucidazioni. – – – – – – Ma è evidente che ti senti toccato sul vivo, quindi qualsiasi legittima idea diversa dalla tua ti appare “illogica”. Ergo, dato il tuo tono discriminante e iracondo, è inutile spiegartelo. – – – – Rilassati, fai un bel respiro e impara ad accettare che il mondo è pieno di diversità. E che non necessariamente ti devono piacere o apparire giuste.

        1. Disse colui che epitetò indiscriminatamente chiunque avesse abitudini diverse dalle sue come non pensante, disonesto, sporco e pericoloso, oltre che ipocrita, impestato e sgualdrina, senza un minimo di distinzioni o ragionamenti a supporto.
          L’ironia abbonda. È la coerenza che manca spaventosamente…
          Ma tant’è. Più di tanto non mi sarei aspettato.

          1. Ho scritto “c’è chi vede…” e non “io penso che…”. Almeno saper leggere l’italiano, grazie. – – – – Anche se lo pensassi, è irrilevante, dato il tuo atteggiamento. Non sei altro che la conferma che gli omosessuali sono i primi nemici di se stessi. Ripeto: rilassati.

          2. Certo, certo. Ed è proprio perché non lo pensi che lo hai rimarcato con un “giustissimo” oltre al fatto che naturalmente hai tu stesso osannato il “grandissimo” giornalista che si batte “contro ipocrisia, mercificazione del corpo e distribuzione malattie.”
            Come dicevo, la coerenza è un dono per pochi.
            Ma sono estremamente felice che dopo il tuo primo sproloquiante messaggio, nonostante sei domande ripetute poste per cercare un poco di concretezza, hai saputo solo aggiungere messaggi in cui ti contraddici e mi dichiari inadatto a ricevere qualsiasi spiegazione. È molto indicativo su chi sei.
            Purtroppo per te, nel mondo reale, non hai ragione solo perché ti senti più virile a sputare sentenze gratuite…
            Ma immagino questo sia l’unico modo che hai per far sentire a qualcuno quello che pensi.
            Hai ragione, io non posso né capirti né aiutarti. Mi spiace.

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