La Cornucopia di Bjork: per noi donne è tempo di rialzarci

Femminista, paladina dei diritti ed ecologista ante litteram. Oltre che artista immensa. Il nostro reportage da Bruxelles.

bjork cornucopia
3 min. di lettura

Il 13 ottobre Björk ha portato finalmente in Europa il suo tour Cornucopia, iniziato lo scorso maggio allo Shed di New York.

La serata fredda e piovosa di première a Bruxelles non ha frenato i numerosi fan, piazzati già ore prima al Forest National, che ha registrato quasi il sold out. Tante le persone accorse da oltre il Belgio, perché il tour — almeno per ora — toccherà solo altri sei Paesi: Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda, Norvegia, Danimarca e Svezia.

Il tour, sotto la direzione della regista Lucrecia Martel, si configura come un’evoluzione dell’Utopia tour, realizzato in sole undici tappe per promuovere l’omonimo album, giunto anche a Roma il 30 luglio 2018.

Per la prima europea, versi di uccelli e flauti hanno accolto il pubblico nelle due ore fra l’apertura delle porte e l’inizio dello spettacolo. Poi, puntuali, le luci si sono spente per dare inizio all’introduzione affidata all’Hamrahlíð Choir, un coro composto da cinquantadue alunni dell’Hamrahlið College di Reykjavík e di cui la stessa Björk ha fatto parte da ragazza.

L’arena si accende però dopo una ventina di minuti, quando sulle tende viene proiettato il video in realtà virtuale di Family, singolo appartenente all’album straziante del 2015 “Vulnicura”, scritto dalla cantante islandese durante la separazione dal compagno Matthew Barney. «Costruisco un monumento d’amore. C’è uno sciame di suoni sulle nostre teste, e possiamo sentirlo, e possiamo essere guariti da esso»: così si conclude la canzone e si aprono finalmente le tende al suono di The Gate, quando Björk si presenta sul palco con un abito di petali e piume firmato Balmain, una maschera d’oro di James Merry e il trucco della drag queen di fama mondiale Hungry.

https://www.instagram.com/p/BxaAgHLHmke/

In effetti l’introduzione è funzionale per comprendere la storia che Björk ha deciso di portare in scena, giacché più che di concerto, lei ama parlare di spettacolo teatrale.

Una storia di guarigione, la stessa di Utopia, il suo album “tinder”, che insegna come la musica può guarire dal dolore. Björk crede ancora nella bellezza, canta in Venus As a Boy , e dopo l’abisso narrato in Vulnicura ha voluto urlare al mondo la forza di una donna che è riuscita a ricucire da sola le proprie ferite, a renderle qualcosa di più bello, come quei prismi proiettati in The Gate.

Nonostante la grandezza dell’arena, si è trattato di un concerto molto intimo, in cui la voce della cantante è stata accompagnata prevalentemente dai flauti, suonati da un settetto di donne, le Viibra, insieme a strumenti musicali d’avanguardia: un flauto circolare, una camera di riverbero, dei recipienti d’acqua, due canne d’organo di otto metri, uno xylosynth, un violino piezoelettrico, un aulofono e un’arpa elettromagnetica

Il concerto raggiunge il suo culmine quando, a metà tempo, viene proiettato sugli schermi un messaggio della stessa Björk sulla sua “utopia”, mentre un flauto suona l’inedito “Arpegggio. «Arriviamo in una nuova isola con specie mutanti, ibridi sconosciuti di uccelli e piante. Il passato si ripete, spegniamolo. Concentriamoci sulla luce. Immaginiamo un futuro, e immergiamoci in esso».

Il testo risulta come una premonizione, quando improvvisamente scende della neve e il coro di ragazzi compare con degli strani richiami per uccelli: Björk si posiziona sulla pedana in mezzo al pubblico, mentre le flautiste intorno a lei sfiatano sul flauto circolare. Gli organi, come cannoni, fanno tremare il pubblico. Si tratta della canzone di dieci minuti Body Memory.

I fan sono silenziosi ed emozionati: «Ho lottato col mio fato, accetto questa fine? Accetterò la mia morte? O combatterò claustrofobica?».

Lo spettacolo si riempie di proiezioni mozzafiato su diversi livelli con effetto tridimensionale, tende in tulle e in frange, una vera e propria Cornucopia, in cui visuali e canzoni si susseguono senza alcuna pausa e senza possibilità di errore.

Vengono alternati i classici intramontabili come Hidden Place, Mouth’s Cradle e Pagan Poetry alle canzoni del nuovo album Utopia.

https://www.instagram.com/p/B1asqmHgeeD/

 

Infine, con Sue Me e Tabula Rasa, la svolta femminista dello show. In Sue Me Björk invita esplicitamente il proprio compagno a denunciarla, mentre lei non nasconderà le origini maschiliste del suo gesto: «[Nostra figlia] ha preso da suo padre, che a sua volta ha preso da suo padre. Rompiamo questa maledizione, non permetterò che questa affondi nel suo DNA». E così il tema del patriarcato diventa universale nella traccia successiva, Tabula Rasa, in cui la cantante chiede un nuovo inizio, libero dal dominio maschile, per tutte le figlie del mondo: «È arrivato il momento per noi donne di alzarci e non prenderla comodamente. È tempo: il mondo ci sta ascoltando», riferendosi con ogni probabilità anche al movimento del #MeToo.

La stessa Björk, in un’intervista al New York Times ha definito Cornucopia “una favola femminista”: «L’intero concerto è incentrato molto su come le donne si supportino a vicenda». Lo spettacolo si conclude con un videomessaggio dell’attivista svedese Greta Thunberg e con l’encore di due canzoni: Future Forever e Notget. Solo per l’ultima canzone il pubblico può riaccendere i cellulari e ballare più vicino al palco con la cantante. Non è un caso che la canzone finale, Notget, sia tratta da Vulnicura e che Björk inviti i fan a cantare insieme a lei il refrain:

«L’amore ci manterrà salvi dalla morte».

https://www.instagram.com/tv/B42j9P4iEOm/

Testi e foto di Marco Nicosia

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