MASSAGGI D’AMORE

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Una bella commedia per metà gay illumina le Giornate degli Autori: 'Azul oscuro casi negro'. Gemelli ambigui in 'Nue proprieté' e bei corti australiani alla rassegna di cinema...

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Azul oscuro casi negro

La bella commedia drammatica per metà gay, esordio del regista madrileno Daniel Sanchez Arevalo, ha illuminato le Giornate degli Autori ricevendo un meritato e convinto applauso. A dimostrazione che in Spagna si può fare cinema gay senza ispirarsi necessariamente ad Almodóvar, il brillante Arevalo riesce a raccontare le bizzarre storie parallele di due amici, uno etero e uno forse omosessuale, con uno stile sobrio e convincente che si distanzia nettamente dalle atmosfere di Pedro pur essendo simile nell’intreccio narrativo al limite, se non del surreale, almeno dell’improbabile.

Israel e Jorge sono grandi amici ma il primo va in crisi quando, spiando la finestra di un massaggiatore gay che ‘integra’ il servizio rilassante con prestazioni sessuali manuali e orali, scopre che suo padre è omosessuale ed è cliente ‘particolare’ del masseur. Il problema è che lui stesso, rubando foto di nascosto e continuando a fare il voyeur (forse aveva ragione Céline quando divideva l’umanità in due categorie: i voyeur e gli esibizionisti!), si scopre attratto dal ragazzo e diventa suo cliente. Ma il segreto in famiglia dura poco, e quando i due si trovano sotto lo studio del massaggiatore, si trovano nella situazione surreale di bisticciare per decidere chi ha diritto a entrare per primo. Nel frattempo Jorge scopre le turbe sessuali dell’amico ma anche lui ha vari problemi in famiglia: da sette anni fa il badante al padre non autosufficiente dopo un ictus che l’ha ridotto su una sedia a rotelle. Così ha ‘ereditato’ il lavoro del padre e fa il portiere del palazzo in cui vivono sia lui che una bella bruna a cui è legato sentimentalmente. Ma Jorge è frustrato anche perché, dopo tanti sacrifici, è riuscito a conquistare un’ambita laurea in economia ma non trova un’altra occupazione perché il suo curriculum da custode lo penalizza ai colloqui di lavoro. Quando il fratello carcerato gli propone di fare un figlio con la sua fidanzata che non riesce a mettere incinta (anche lei è in galera e i due approfittano del laboratorio teatrale per fare l’amore dietro le quinte), Jorge è lacerato dal dubbio ma si rende conto che l’unico modo per fare felice il fratello scapestrato è proprio andare a letto con la sua donna.

Il titolo enigmatico si riferisce al colore dell’elegante completo in vetrina che, pur essendo in saldo, Jorge non si può comprare e simboleggia lo stato d’animo di precarietà e d’incertezza dei protagonisti pessimisti che tendono a vedere sempre nero. Recitato molto bene da un gruppo di attori sulla stessa lunghezza d’onda e con un buon ritmo narrativo, colpisce per il tono insolito che mescola dramma e situazioni quasi comiche riuscendo a far ridere e commuovere nello stesso tempo. Meriterebbe di essere distribuito nelle sale tradizionali.

Nue proprieté
Un ambiguo rapporto tra due gemelli e una madre separata è al centro dell’intrigante film

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Nue proprieté

Un ambiguo rapporto tra due gemelli e una madre separata è al centro dell’intrigante film in concorso di Joachim Lafosse. Thierry e François vivono in una grande casa di campagna insieme alla madre Pascale – un’eccezionale Isabelle Huppert – che non vuole permettere al marito di vedere i gemelli a casa sua e ha una relazione con un fiammingo che i figli non sopportano. Quando lei fa sapere loro che intende vendere la magione, le tensioni tra le ‘tre anime in trasloco’ esploderanno con esiti tragici. È molto interessante la relazione di simbiosi ai confini dell’incesto tra i due maschi: fanno il bagno nella vasca insieme lavandosi amorevolmente, mimano atti sessuali tra di loro, sono inseparabili anche quando cacciano pesci con un fucile in un laghetto. Quando Thierry gioca a ping-pong con la fidanzata scimmiotta movenze gay e quando se la porta in casa non riesce a fare l’amore con lei, suscitando comunque la gelosia del fratello.

Ricco di simbologie sofisticate sul corpo inteso come luogo spaziale incapace di accogliere i sentimenti in mancanza dell’amore famigliare, esattamente come una casa vuota, vanta una splendida sceneggiatura asciutta e incisiva. Restano impresse alcune curiose inquadrature ben costruite: il corpo dell’amante nudo, flaccido, mentre l’isterica Pascale è già semivestita; le sveltine animalesche di Thierry nel retro della palestra dove lavora la fidanzata; il meraviglioso piano sequenza finale. In Italia uscirà distribuito dalla Bim.

The Line of Beauty2°puntata
Intanto alle Giornate di Cinema Omosessuale abbiamo visto la seconda puntata della stilosa fiction della BBC: l’azione riprende tre anni dopo la prima puntata, nel 1986, e spunta l’incubo Aids che colpisce un fratello di Gerald e impressiona notevolmente Nick, nuovamente single che non modera la sua bulimia sessuale dandosi all’allegri terzetti orgiastici ma usando il preservativo. Si approfondisce anche il discorso sulla cocaina che impazza tra i ricchi protagonisti (La linea della bellezza del titolo è anche la pericolosa pista bianca).

I corti australiani

Ottima la selezione di corti australiani – un bravo sentito alla selezionatrice Elena Piaggi di Circuito Off – con in testa lo strepitoso Layover di Ashlee Page in cui l’intimità tra un’assistente di volo e un’altra ragazza è messo in crisi dall’adorabile nonnina invadente (gran risate anche in Granny Queer di Jacinda Klouwens, corto d’animazione sulla sparizione in apparenza feticistica di un paio di ambite mutandine). Si è anche visto il curioso trailer della docufiction Ma la Spagna non era cattolica?, progetto in fieri del sardo Peter Marcias di cui parleremo prossimamente.

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