PEDOFILIA: DALLA PARTE DEI RAGAZZI

Intervista a Maria Corbi, giornalista a contatto con le vittime dei pedofili.

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2 min. di lettura

Maria Corbi è giornalista romana de La Stampa e per il quotidiano torinese sta seguendo con altri la vicenda del giro di prostituzione minorile e pedofilia scoperto a Roma. Ha intervistato molti dei ragazzini coinvolti nell’inchiesta e quindi, più di altri, ha il polso della situazione "dalla parte dei più deboli".

Maria, che cosa sta venendo fuori in questa inchiesta?

Il quadro di questa inchiesta è un vasto giro di ragazzini coinvolti in una storia di prostituzione minorile. Ci sono stati, però, dei casi in cui questi ragazzi e ragazzini erano minori di quattordici anni, per cui il reato è quello di pedofilia. Comunque si tratta di un quadro gravissimo, di ragazzini con una situazinoe economica e culturale di assoluto disagio alle spalle, e che quindi sono facile preda di una serie di personaggi senza scrupoli che per poche lire (hanno scritto 800.000 lire, ma in realtà i ragazzi con cui ho parlato hanno detto che molte volte erano 50 o 100.000 lire) vengono sfruttati sessualmente. Ora, è chiaro che se anche alcuni di loro dichiarano di essere omosessuali, questo non vuol dire che debbano essere sfruttati: l’automatismo è ridicolo.

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Si è parlato di persone che al tempo di questa vicenda erano tutte sotto i sedici anni…

Erano tutti sotto i sedici anni, e alcuni sotto i quattordici. Come il primo di questi ragazzi, quello che noi abbiamo chiamato Giorgio, che è stato quello violentato da Roberto Marino, anche se lui dice che non è stato affatto violentato… L’accusa però in questo caso è violenza sessuale: il fatto che il ragazzo dica di non aver subito violenza, per la legge è assolutamente irrilevante, perché sotto i quattordici anni c’è comunque presunzione di violenza. E la verità è che questi che ora sono in galera, hanno sfruttato questi ragazzi: se poi questa fosse davvero un’organizzazione terroristica, o se semplicemente fossero dei folli che amavano andare su internet e raccogliere materiale sui siti pedofili, come dicono i loro avvocati, questo lo svelerà l’inchiesta.

Quanti ragazzi sono coinvolti fino ad oggi?

Quasi 140. Tutti romani, provenienti da classi sociali povere, sia in termini di soldi, sia in termini di mezzi culturali ed educativi. Cioè sono ragazzi che vengono lasciati molto soli. Quello che è emerso è che non c’era una pesca negli elenchi del provveditorato.

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