Porno gay: paese che vai censura che trovi

Video censurati in Canada, sono invece distribuiti normalmente in Inghilterra. Pratiche ritenute degradanti in un paese sono accettate in altri. Nel frattempo in Giappone cresce la Bollywood dell’hard

In tempo di internet e globalizzazione fa uno strano effetto notare come il mondo occidentale possa risultare ancora diviso su tantissimi argomenti, non ultimi i criteri secondo cui si può decidere di vietare la vendita di un video pornografico oppure no. In alcuni paesi la distribuzione di audiovisivi vietati ai minori e destinati all’home video deve ancora passare il visto della censura, che fa emergere tutte le sue contraddizioni soprattutto per quel che riguarda la pornografia gay. Infatti, se in teoria nei video con maggiorenni consenzienti è consentito tutto quello che non costituisce reato, in diversi paesi i filtri censori si applicano su tutto ciò che viene considerato eccessivamente osceno o moralmente inappropriato, anche se poi il concetto di "osceno e inappropriato" è molto relativo.

Prendiamo ad esempio il caso del Canada: proprio lo scorso anno ha fatto molto discutere il divieto delle autorità alla distribuzione di alcuni video hard gay, tra i quali “Piss my cum away”, “Piss off”, “Shock treatment”, “Skuff 4: downright fierce” e “Dirty piss fuckers”. Come è facile intuire la loro grande colpa è stata quella di essere dei video incentrati sulla pratica del pissing: una pratica che dai censori canadesi è ritenuta degradante e oscena! Peccato che lo stesso criterio non sia stato applicato ai video etero, e peccato che in diversi casi si trattasse di "antologie" con scene provenienti da video che in Canada erano già stati distribuiti senza problemi. Fatto sta che ora i canadesi che vorranno acquistare questi DVD dovranno rivolgersi al mercato dell’importazione diretta, ma – paradossalmente – non avranno problemi a trovare nei sexy shop canadesi i video con i tre gemelli Visconti e – soprattutto – quelli con i due gemelli Peters (che nell’ultimo anno sono andati decisamente oltre i confini della complicità fraterna che generalmente caratterizza i video hard gay a base di gemelli).

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Probabilmente è questo il motivo che ha spinto il Regno Unito a vietare la distribuzione dei loro video sul suo territorio, anche perché "tecnicamente" l’incesto sarebbe un reato. Il condizionale in questo caso è d’obbligo perché se l’incesto etero è formalmente considerato illegale, l’incesto omosessuale ha una valenza psicologica e sociale diversa e nei porno etero – ad esempio – le scene lesbo fra sorelle (gemelle o meno, vere o presunte) non sono mai state formalmente vietate. Il discorso richiederebbe un lungo approfondimento, ma è indubbio che il caso dei fratelli Peters potrebbe aprire le porte a una discussione: l’incesto è tale solo quando c’è la penetrazione? Se il tabù dell’incesto è legato alla procreazione si può ritenere un tabù se il rischio non sussiste?

Da notare che i video pissing vietati in Canada sono distribuiti nel Regno Unito senza problemi, mentre i video con i gemelli Peters sono distribuiti in Canada, ma non nel Regno Unito. Evidentemente in queste due nazioni ci sono due pesi e due misure, così come – più in generale – accade fra Europa e USA per quel che riguarda i video bareback. Se in California – capitale dell’hard gay – si propongono petizioni per vietare formalmente la produzione di video gay bareback (senza preservativo), in Europa nessuno (o quasi) batte ciglio al riguardo e diverse case produttrici stanziate in Europa (come l’inglese Eurocreme) hanno intere linee dedicate ai video bareback. Tuttavia l’esempio più lampante di come la censura può essere contraddittoria arriva dal Giappone. In pochi lo sanno: ma se l’India viene chiamata Bollywood per la sua grande produzione cinematografica di serie B, il Giappone potrebbe tranquillamente essere definita la Bollywood dell’ hard gay.

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Centinaia di case di produzione e migliaia di video hard gay vengono prodotti ogni anno nella terra del Sol Levante, esplorando una quantità di feticismi a dir poco inimmaginabili anche per il pubblico più preparato. Il tutto, però, viene realizzato applicando in fase di montaggio le censure previste dalla legge nipponica, che consente di riprendere tutto (ma proprio tutto!), a patto che non vengano mai mostrati direttamente i genitali! La cosa davvero ironica è che, se in questi video i genitali devono essere offuscati in maniera certosina, non c’è alcuna legge che vieta di riprendere la zona anale ed eventualmente tutto ciò di "non genitale" con cui interagisce (dalle altre parti anatomiche ai dildo più fantasiosi, passando per il liquido seminale e per tutta una serie di optional che solo la fantasia giapponese potrebbe concepire).

Paradossalmente, proprio perché sono "troppo censurati" per i nostri standard, questi video non vengono distribuiti nei sexy shop gay occidentali, mentre in Giappone i video hard gay prodotti altrove sono distribuiti solo dopo essere stati opportunamente ritoccati per pixellare i genitali. Il tutto mentre in Giappone, come in ogni altra parte del mondo, grazie a internet è possibile visionare pornografia gay bypassando i filtri delle censure locali. Forse, tutto considerato, sarebbe ora di abbandonare la cultura della censura e di iniziare a promuovere quella del buonsenso.

di Valeriano Elfodiluce