Social network: la Cina vieta Tik Tok, Instagram distrugge le adolescenti ed io mi ritrovo in un loop

Così il dilemma fluttua - americani o cinesi ? - nella mia testa una danza inarrestabile, come un balletto di Tik Tok con filtro magico abbellente, baluginanti stelline ruotano intorno al volto: americani o cinesi?

Instagram Wall Street Journal Tik Tok China
Instagram Wall Street Journal Tik Tok China
5 min. di lettura

E’ una storia di social network, una storia di provvedimenti della Cina contro Tik Tok, di Instagram che distrugge le adolescenti e di me che sprofondo in un loop di pensieri atroci, dilaniato tra due poli, nessuno dei quali mi appartiene davvero.

Il dilemma fluttua in una danza inarrestabile, come il ripetitivo dai e vai di un video dalla musichetta preimpostata, filtro effetto wow sulla pelle e lip-sync scandito. Per salvarci dall’assalto divorante delle tecnologie suadenti, dovremo affidarci alla violenza persuasiva e rassicurante dello stato etico? Si può dire anche così, basta cambiare una musichetta preimpostata: meglio morire americani, individualisti, liberi, depressi e rimbambiti dalla dopamina compulsiva di un like narcisistico, o preferiamo abdicare a una ingenua sopravvivenza di consumi e limitazioni intellettuali nella cinese dimensione della protezione del bene pubblico supremo?

E’ notizia di queste ore che in Cina la dittatura comunista di Xi Jiping ha imposto a Tik Tok il limite di utilizzo di 40 minuti al giorno, e mai tra le ore dieci della sera e le sei del mattino, per gli utenti con meno di quattordici anni di età. Sempre in queste ore, dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti d’America, l’autorevole Wall Street Journal inchioda Facebook a uno scoop raggelante, secondo il quale la Big Data Company di Mark Zuckerberg avrebbe condotto uno studio interno comprovante gravi danni mentali causati dalla piattaforma di social networking Instagram alla salute mentale delle utenti giovanissime.

Social network: la Cina vieta Tik Tok, Instagram distrugge le adolescenti ed io mi ritrovo in un loop - Gay.it
L’inchiesta del Wall Street Journal: Instagram è tossico per le adolescenti, lo dimostra uno studio interno condotto da Facebook

Qui Cina.
La ByteDance, azienda madre del social network cinese Tik Tok, ha ammesso di aver preso una decisione drastica: da sabato 18 settembre la sua applicazione di video brevi non sarà più accessibile ai minori di 14 anni tra le 22 e le 6 del mattino e comunque mai per più di 40 minuti al giorno. Una decisione obbligata, viste le strette sulla tecnologia che la dittatura di Jiping sta mettendo in pratica, di fatto imponendo alle aziende tech cinesi le precise regole di controllo dello stato. Che agisce seguendo un non meglio precisato spirito educativo, ispirato da un non pervenuto confronto politico. Lo ha deciso il ristretto consiglio di potere supremo che governa dai vertici del partito comunista. Lo stato cinese vuole poter controllare i propri cittadini e, per farlo, li educa sin da ragazzini. Ne conforma le abitudini, impone un obbligatorio distacco dalla ficcante invadenza delle interfacce di social networking. Una disciplina dal vago sapore populista, considerando le crescenti quote di popolazione cinese ormai digitalmente controllate e classificate secondo una scala di meriti sociali condizionanti: se passi con il rosso, perdi punti nell’ipotetica classifica di merito che potrebbe darti diritto a una casa popolare, o all’ingresso di uno dei tuoi figli nella tal scuola.

Insomma l’apparato del partito moltiplica i propri poteri in una potenzialmente infinita escalation di controllo tecnologico. Laddove un tempo occorreva un esercito di spie, oggi bastano pochi calcoli quantici e milioni, centinaia di milioni di cittadini, sono più che sott’occhio: sono letteralmente analizzati minuto dopo minuto. Ma c’è di più. Con la stretta sulle aziende tecnologiche cinesi, il regime di Xi Jiping passa da una fase di persuasione del controllo a quella più educativa del “ti dico io cosa è giusto e cosa no”. Non che non sia già da sempre così, ma davanti al divieto di Tik Tok per i 14enni, l’estetica della decisione diventa più che propaganda: è un vero e proprio indirizzo per il futuro. E’ l’educazione conformata e omologante di uno stato che si presenta etico. Mentre i dinosauri dell’intelligenza occidentale invasati di libertà tout court ringhiano, additando il dito cinese della mancanza di libero mercato, noi un po’ più indecisi, noi così privi di certezze e pronti a saltare da una sponda all’altra, secondo il meccanismo della sopravvivenza, osserviamo sbigottiti, a tratti inorriditi, la luna dell’etica dove ormai sventola bandiera giallorossa.

Instagram e anoressia - Tik Tok vietato
Secondo il Wall Street Journal Facebook ha condotto uno studio interno che dimostra i danni di Instagram soprattutto verso le ragazze giovanissime.

Qui Occidente
Intanto. Qui da noi, nell’impero delle libertà e dei consumi, forse per un gioco del destino, forse per via di un sincronismo storico ormai piegato anch’esso alle fluttuazioni dei Big Data, proprio mentre la Cina richiama all’ordine le proprie aziende tech, un’inchiesta di un giornale ci fa sapere che la corporation occidentale simbolo del social networking globale, Facebook, ha condotto – e poi tenuto segreto – uno studio interno secondo il quale l’utilizzo di Instagram comporta gravi conseguenze psicologiche, in particolare nelle giovani adolescenti (ma non solo): depressione, insicurezza, disturbi nei comportamenti alimentari, auto isolamento, fino a – nei casi più gravi – pensieri di suicidio. Tra gli esempi citati, mi ha colpito il cluster delle ragazzine sottoposte alla tempesta perfetta dell’esasperazione sulla magrezza fisica. Il Wall Street Journal rivela infatti che, nello studio condotto internamente da Facebook, si è evidenziato come una ragazzina che faccia ricerca sull’esercizio fisico, venga poi inondata di contenuti che promuovo diete fai-da-te, digiuni a intermittenza, challenge alimentari, immagini motivazionali che invitano alla riduzione del peso: un vero e proprio tunnel verso l’autodistruzione. Ma che magnifico abisso occidentale, mi ripeto in testa come se stessi scrivendo un meme. Mentre la Cina corre ai ripari per oscurare qualsiasi possibilità che i social network educhino i giovani cinesi ad assumersi le proprie responsabilità di individui liberi e pensanti, qui da noi, quella stessa illusione di libertà individuale sta frantumando autostima e formazione identitaria di una intera generazione di ragazzin* sottopost* alla violenza divorante dei calcoli dei big data. Di più: Facebook nasconde. Altro che la Cina. Il Wall Street Journal sottolinea come Facebook sia, già da tempo (2019), in possesso dei risultati di questo studio, che dimostrano la perniciosità di Instagram sulle adolescenti. Eppure la stessa Facebook non è riuscita sinora a trovare un rimedio. E di certo – siamo in Occidente – nessuno stato democratico, per quanto sovrano, potrà mai chiedere a Facebook di modificare Instagram seguendo le proprie linee guida. O sì? Come se ne esce? Se ne esce? Moriremo americani o cinesi? E cosa è peggio? E l’Unione Europea? Dov’è l’Unione Europea?


Così il dilemma fluttua – americani o cinesi ? – nella mia testa una danza inarrestabile, un balletto di Tik Tok con filtro magico abbellente, baluginanti stelline intorno al volto – americani o cinesi ? – un fondo blu dietro di me, suoni che ballano sulle mie labbra, ecco: un sound si impossessa della mia lingua, riverbera tra denti e gengive, vibra, prende forma. Senza che me ne renda conto, un loop incontrollabile si è impossessato della mia bocca, ripeto davanti allo specchio senza capire: americani o cinesi?

 

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