CASERTA, DOVE I GAY CRESCONO

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Il circolo Coming Out della città campana festeggia il primo compleanno, e traccia un bilancio. Dopo le decine di iniziative promosse, le istituzioni sono ancora sorde. E intanto...

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In uno dei nuovi eleganti locali a due passi dalla Reggia, intrattenuti da una brillante Mademoiselle Godurielle sovraccarica di mascara, centinaia di invitati festosi hanno spento la prima candelina del Circolo di iniziativa e cultura omosessuale Coming Out di Caserta, per un anno di successi che hanno inciso un profondo cambiamento nella storia della città.

Traccia un bilancio il presidente: «Sono molto contento di tutto! – esclama Veniero Fusco, 24 anni, da anni nei DS e nella Sinistra Giovanile – siamo riusciti a realizzare non poche iniziative su un territorio che mai, prima di noi, aveva vissuto con tale costanza le tematiche dei diritti e della dignità glbt. Ed i risultati, non solo mediatici, ma soprattutto in termini di conoscenza, partecipazione ed allargamento del gruppo, si sono visti».
Gli eventi organizzati dalla prima riunione del 5 marzo 2003 sono stati molteplici: il Cineforum Verso il BariPride 2003 insieme al Laboratorio dei Disobbedienti, inaugurato da un discorso di Michele Bellomo, le partecipazioni a tutte feste di comunità, dal gay pride a Bari, alla commemorazione di Alfredo Ormando, al Kiss2PaCS a Roma, dove l’associazione casertana ha portato le centinaia di firme raccolte ai banchetti domenicali ed al Gay Day del 28 giugno, quando piazza Vanvitelli, il cuore della città, fu arredata con stand per i diritti civili glbt delle associazioni che aderirono all’iniziativa, tra cui Amnesty International (vedi foto sopra).
Ma l’evento clou del primo anno di associazione è stato l’incontro, lo scorso 17 ottobre, con Franco Barbero, ex-sacerdote della comunità di base di Pinerolo, e Rita De Santis dell’Agedo in occasione della denuncia contro il Lexicon, manuale cattolico che discrimina apertamente gay e lesbiche.

La cattolicissima Caserta fu tappezzata dai volantini della conferenza, “Barbarie Vaticana e diritto all’amore“, che richiamò decine di persone anche dalle province vicine ad un dibattito pacato e intelligente (vedi foto). Conseguenza fu, da una parte, la perdita della sede di una associazione ospite, una chiesetta sconsacrata che era diventata un punto di riferimento per i gay di Caserta, dall’altra, un servizio su RaiTre il 19 Febbraio interamente dedicato al Coming Out e al suo attivismo.
Tanta energia si deve all’altra colonna del gruppo, Giusy Falcone, 25 enne, soprannominata ironicamente “la camionista della porta accanto” per essere la perfetta antitesi dello stereotipo lesbico. E’ lei che coordina la componente femminile, una allegra brigata di fanciulle dall’età media sui venti anni molto attenta alle novità in campo lesbico. Il gruppo ha organizzato incontri ed eventi durante l’anno, come quello con Fatima Curzio e Delia Vaccarello per la presentazione del libro “Le principesse azzurre” (vedi foto sotto).
«E’ bello festeggiare questo primo anno ma c’è tantissima strada ancora da fare per le lesbiche a Caserta – ci spiega Giusy – al Sud è molto radicata l’idea che la donna si può realizzare solo nei ruoli di moglie e madre, gli schemi che per secoli hanno relegato le donne in ruoli inferiori e secondari rispetto a quelli degli uomini non sono cambiati, il femminismo ce ne aveva dato solo l’illusione. Il lesbismo viene visto ancora oggi come un rinnegamento della femminilità. C’è bisogno di battaglie e c’è bisogno qui a Caserta di un sostegno deciso, di donne, di professioniste, di tutti!».

Alcuni problemi impellenti restano. Se il Comune di Caserta assegna una sede alla locale associazione e benemerita dei “poliziotti amici dei cani”, resta sorda alla cittadinanza omosessuale. Dopo innumerevoli richieste inascoltate ed un incontro ufficiale il sindaco Luigi Falco concesse appena una “cassetta per la posta”, cortesemente rifiutata. Se per altre associazioni campane il problema è tenere aperta la sede affidata dal Comune per mancanza di attivisti, il problema del Coming Out oggi è opposto: «Le persone che partecipano alle riunioni sono sempre più numerose – ci dice il presidente – occorre uno spazio che funzioni su più giorni, con orari flessibili, e non solo per riunioni operative, questo è il primo problema da affrontare quest’anno. Senza una sede si rischia di soffocare il gruppo che ha svariate esigenze ed aspettative e non si riesce a garantire la professionalità che richiederebbero i servizi di telefono amico e prima accoglienza per i quali abbiamo già avviato la formazione con specialisti di alto livello».
Un primo sportello di sostegno è aperto già da ora per le persone trans* sul territorio, grazie al coordinamento trans* dell’associazione. «Con i ragazzi e le ragazze del coordinamento abbiamo sviluppato un ottimo rapporto sin dall’inizio – spiega Fusco – siamo stati entusiasti all’idea di poter aprire anche a loro i nostri spazi, sia quelli fisici (purtroppo ridotti) che progettuali. Si è subito sviluppata un’attenzione crescente da parte di persone di tutta la regione dove c’è un grandissimo bisogno di servizi specifici, disattesi dalle istituzioni. Siamo oggi l’unica sede campana che offre anche una “t” concreta e reale all’interno del movimento». Al Coming Out di Caserta manca la sede ma non la voglia di lottare per il proprio diritto ad amare.
Per essere aggiornati sulle novità del Coming Out basta connettersi a www.comingoutcaserta.it, tra i siti di associazioni gay più frequentati d’Italia.

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di Carmine Urciuoli

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