Acquastorta: sesso gay e camorra nell’ottimo comic italiano

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Passato quasi sotto silenzio, il fumetto pubblicato da Meridiano Zero avrebbe meritato maggiore attenzione. Ecco la storia di Giovanni, gay e figlio di un boss camorrista.

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Proprio in questi giorni l’associazione americana GLAAD, che si occupa della promozione e della tutela dell’immagine lgbt nei media, ha annunciato le nomination per le varie categorie dei suoi ambiti GLAAD Awards. Da qualche anno non manca un premio riservato ai fumetti americani che meglio hanno rappresentato i personaggi lgbt, in maniera verosimile, credibile e non pregiudizievole. Questo dimostra che i fumetti, nel tempo, sono diventati una forma di intrattenimento che la comunità gay e lesbica statunitense considera al pari di tutte le altre. Un po’ diverso è il discorso per quel che riguarda la comunità lgbt italiana che, risentendo di una situazione storica e culturale completamente diversa, stenta ancora a prendere in considerazione il mondo del fumetto, perlomeno al di fuori del giro dei gay già appassionati di fumetti.

Probabilmente è per questo motivo che, molto spesso, dei veri e propri gioiellini passano inosservati nonostante possano rappresentare una tappa importante nella rappresentazione dell’omosessualità nel fumetto italiano. Giusto per fare un esempio, è stato pubblicato l’adattamento a fumetti del romanzo Acqua Sporca di L.R. Carrino, in cui l’autore parlava del rapporto fra omosessualità e camorra, e invece di suscitare l’interesse della comunità gay italiana è passato praticamente sotto silenzio. Lo sceneggiatore Valerio Bindi ha rielaborato il testo originale, condensando, per forza di cose, lo schema narrativo circolare del romanzo, mentre la brava Maria Pia Cinque (in arte MP5) si è occupata dei disegni utilizzando un essenziale bianco e nero che richiama la xilografia espressionista e che, dietro un’apparente semplicità, mostra un’attenta ricerca stilistica e compositiva, trasformando ogni vignetta in una piccola opera d’arte che si potrebbe ingrandire e appendere in salotto.

Il racconto inizia a pochi attimi dal finale e poi si snoda, a ritroso, sugli ultimi tre giorni della vita di Giovanni Farnesini, figlio ventiseienne del capo del clan Acquastorta, e del suo amante, il giovane Salvatore, cassiere dell’organizzazione. Quest’ultimo fa pressioni su Giovanni, perchè vorrebbe vivere questa relazione impossibile un po’ più alla luce del sole, nonostante il suo amato sia l’erede designato e si sia già sposato con Mariasole, a garanzia della pace tra i clan e della continuità della famiglia. Nonostante Giovanni, tra un omicidio e l’altro faccia sesso coi maschi recuperati di notte nei parcheggi per dimenticare Salvatore, e nonostante i continui tentativi di "guarire" con l’aiuto delle prostitute raccolte  lungo il viale, non c’è niente da fare: l’amore per Salvatore è più forte di tutto e tutti… Finché una sera il padre convoca Giovanni nel bunker dove si nasconde: gli suggeririsce di portare rispetto a lui e sua moglie e lo avverte che "quando si sbaglia si sbaglia, e non ci stanno santi", visto che nell’ambiente della camorra – violento, machista e misogino – non c’è spazio per l’omosessualità, soprattutto se travalica il sesso puro e semplice, diventando qualcosa di più di un atto di violenza o sottomissione.

Il tragico finale, che giunge inevitabile anche se non è per niente scontato, conclude una storia in cui, una volta tanto, si offre una rappresentazione cruda e realistica di un modo di vivere, e subire, la condizione omosessuale che purtroppo è ancora estremamente diffuso nel nostro paese. Un vero peccato che l’editore Meridiano Zero non sia stato in grado di promuovere adeguatamente questo volume presso il pubblico lgbt italiano, e che lo stesso pubblico lgbt non sia stato in grado di scoprirlo e valorizzarlo in maniera adeguata. Probabilmente sarebbe bastato poco per trasformare questo fumetto in un piccolo cult, ma così non è stato.

di Valeriano Elfodiluce

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