Antonello Dose: “Si può vivere felici con l’Hiv”

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La morte del compagno, il virus dell'Hiv trasmesso da un religioso, il buddismo, il cruising, i pregiudizi e la voglia di gridare al mondo: sono felice!

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Ti sei mai chiesto come reagiresti se un domani scoprissi di aver contratto il virus dell’Hiv? E se scoprissi di averlo contratto da un religioso? E con chi ne parleresti per primo? A rispondere a tutti questi quesiti ci ha pensato Antonello Dose, voce storica di Radio 2 Rai che, in questi giorni, si gode il successo che sta avendo con il libro/confessione La rivoluzione del coniglio.

«Nel libro parlo di tante cose, di come trovo ogni giorno la gioia di vivere, parlo di creazione di valore, di spiritualità della vita, di buona fortuna, parlo di sentimenti, parlo di diritti umani e umanesimo buddista, ma a quanto pare quello che ancora colpisce è la notizia che abbia contratto l’Hiv.»

Cosa ti ha spinto a raccontare, ventitré anni dopo, il tuo incontro con il virus?

Scrivendo questo libro ho accettato la sfida di provare a raccontare quanto il Buddismo di Nichiren Daishonin abbia migliorato la mia vita. Potevo scrivere un simpatico manualetto e farmi gli affari miei, invece ho preferito essere sincero e rivelare anche gli aspetti più imbarazzanti e intimi perché ho pensato che potesse essere utile ad altri. Si può vivere felici anche se positivi all’Hiv.

È davvero così importante parlarne apertamente?

In questo Paese non si parla più di Hiv da anni. Non se ne parla in televisione, sui giornali e neanche sulle riviste e nei locali rivolti alla comunità LGBTQ. Il risultato è che la gente non fa più il test, non sa che esiste il test salivare, non sa che esiste la PrEP (Pre-Exposure Prophylaxis, ndr) e non sa neanche che sono di nuovo in aumento i contagi, specie tra i giovanissimi. Scriveva La Repubblica, solo 4 giorni fa, citando un dato dell’ISS, che in Sicilia i casi sono aumentati del 20%. Inoltre, le terapie esistenti sono in grado di abbattere la quantità di virus nel sangue fino a rendere il soggetto teoricamente non più contagioso. Se tutti i positivi  prendessero la terapia si  potrebbe fermare l’epidemia e credo che sia importante parlare di Hiv ai giovani, come pure delle altre malattie sessualmente trasmissibili in aumento. Francamente non pensavo che la notizia della mia sieropositivà potesse avere questa rilevanza mediatica! Nel mio libro parlo di tante cose, di come trovo ogni giorno la gioia di vivere, parlo di creazione di valore, di spiritualità della vita, di buona fortuna, parlo di sentimenti, parlo di diritti umani e umanesimo buddista. Io non sono il mio problema di salute. Eppure alcuni hanno titolato: “Dose, gay, sieropositivo”. Questo mi conferma che ho fatto bene e che ce n’era bisogno.  

Quant’è cambiato risultare positivi al virus dal ’94, ad oggi?

Io ci ho messo 23 anni per abituarmi all’idea. Quando l’ho scoperto non esistevano medicine e la prospettiva di sopravvivenza era di pochi anni. I farmaci antiretroverali sono arrivati nel ’96, negli Usa. A quel tempo un’informazione bigotta ed ignorante ha di fatto diffuso l’opinione che fossero contagiosi anche i rapporti umani. Adesso i farmaci hanno effetti collaterali contenuti e le notizie sul futuro sono molto promettenti. Sono in corso dei trial clinici che potrebbero portare a una cronicizzazione senza farmaci. Ogni mese c’è un Centro di ricerca che annuncia di aver trovato un vaccino. La sensazione è che siamo vicini a una soluzione. Direi che è cambiato tutto. 

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Nel libro parli spesso del rapporto tra mente e corpo per star bene. Ma come si può placare la nostra psiche?

Il Buddismo spiega il principio di unicità di corpo e mente (shiki-shin funi, ndr). Se riusciamo a diventare padroni della nostra mente possiamo aiutare il corpo a stare bene. Recitare la Legge della vita, Nam-Myoho-Renge-Kyo, davanti al Gohonzon (l’oggetto di culto per l’osservazione della mente, ndr) alza lo stato vitale, fa emergere la natura di Budda che ogni essere umano ha dentro di sé. Se abbiamo una forte energia vitale possiamo influenzare il corpo, sistema immunitario compreso. Placare la mente è facile. Basta concentrasi sulla respirazione. Se però  vogliamo davvero vincere nella vita dobbiamo cercare di far funzionare la mente  insieme al cuore. Il carattere giapponese “kokoro” si può tradurre, infatti, come mente, cuore o vita. Non si può essere felici da soli. 

Il buddismo mi ha cambiato la vita.” Ma può funzionare davvero con tutti?

Con me ha funzionato e sta funzionando con tanti miei amici. In questi anni ho potuto osservare la rivoluzione interiore di tante, tante persone. Anche i casi più problematici hanno avuto comunque una risposta. Talvolta accade che qualcuno preghi per un obbiettivo, che questo non si realizzi e che la persona dica “questa cosa non funziona”. Se vogliamo davvero un cambiamento nel nostro ambiente, nelle relazioni, dobbiamo cambiare noi. Senza questa rivoluzione umana non succede niente.

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