QUANDO GLI DEI SI INNAMORANO

di

A Firenze una mostra sul mito di Ganimede, il bellissimo ragazzo di cui Giove si invaghì fino al punto di rapirlo. Michelangelo lo ritrasse in un disegno, ora...

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
581 0
581 0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


FIRENZE – Immaginate un ragazzo di straordinaria bellezza, la cui sola vista è capace di turbare il più virile degli uomini, una bellezza che non può essere ignorata, e dalla quale viene folgorato addirittura il più potente degli dèi, l’unico essere che può ottenere tutto ciò che desidera (moglie permettendo…).

Così, questo dio (figuriamocelo come un omone barbuto, un po’ villoso, con lo sguardo penetrante e il corpo imponente e statuario) non riuscendo a distogliere lo sguardo dalla bellezza del giovane, decide di rapirlo: si trasforma in aquila e lo porta in volo fino alla sua abitazione in cima ai cieli, per farne il coppiere degli dei.

E’ questa la storia di Ganimede, figlio di Troo, re dei troiani, giovane di straordinaria bellezza che fece innamorare Giove. E sulla sua figura è incentrata la mostra "Il mito di Ganimede, prima e dopo Michelangelo" che la Casa Buonarroti di Firenze inaugura il 18 giugno, e che resterà aperta fino al 30 settembre. La mostra ripercorre le varie rappresentazioni del mito di Ganimede, che fin dall’antichità, affascinò scrittori e artisti: frequenti testimonianze se ne trovano infatti nella letteratura classica (Omero, Virgilio, Ovidio…); e ancora più numerose sono le opere d’arte nelle quali il giovinetto e la sua inquietante bellezza figurano come protagonisti. Insieme con Sebastiano, Ganimede è sicuramente una delle figure che nella storia dell’arte ha più spesso interpretato l’erotismo omosessuale, vissuto soprattutto attraverso la relazione tra il "maturo" Giove e l’acerbo giovanetto.

L’eccezionale popolarità del personaggio attraversò i secoli, anche perché Ganimede entrò precocemente nello Zodiaco, identificato con la costellazione dell’Acquario. Nel Cinquecento la fortuna del mito toccò il suo culmine, intanto che se ne mettevano in evidenza i vari aspetti: Ganimede come attributo di Giove, oppure il ratto compiuto dall’aquila, o la volontaria ascesa sulle spalle del rapace; ma anche il momento finale della leggenda, con il giovane tra gli dei dell’Olimpo come loro coppiere, spesso al fianco di Giove. Gli aspetti multiformi del mito si risolvono naturalmente in molteplici soluzioni figurative. Di qui il carattere variegato e spettacolare dell’ esposizione.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...