MEL GIBSON, BELLO E SPRECATO

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Non esistono pettegolezzi sulla sua vita privata. Il suo motto è

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“Dio, Patria e Famiglia” Non si tratta del motto inciso a caratteri dorati su uno stemma nobiliare ma, come ha dichiarato lui stesso, sono i pilastri della vita di Mel Gibson, uno delle star meglio pagate di Hollywood e uno degli uomini piú sexy del pianeta. E infatti il suo film "Il patriota" è da poco uscito nelle sale cinematografiche italiane.

Considerato che la scala di valori, cosí come è stata piú volte espressa, è in ordine decrescente il gradino piú basso è quello della famiglia. Innazitutto numerosa: Mel Columcille Gerard Gibson (i nomi appartengono tutti a santi di origine irlandese a cui era devota la madre Anne) è il sesto di 11 fratelli ed è padre di sette marmocchi (Hannah, i gemelli Edward e Christian, William, Louis, Milo e Tommy, compresi tra i 20 e i 5 anni) nati dal suo matrimonio con Robyn Moore celebrato nel 1980. Non esistono pettegolezzi di nessun tipo sulla sua vita sentimentale e Mel difende la privacy della sua famiglia con tutti i mezzi possibili tanto che le foto della moglie e dei figli sono rarissime e rubate quasi sempre durante i vari trasferimenti della famiglia Gibson tra la tenuta in Australia, quella in Caalifornia e soprattutto il ranch in Montana.

Per quanto riguarda la Patria, anche se Mel Gibson è considerato un vero e proprio simbolo australiano, tanto da ricevere nel 1997 l’Officer of the Order of Australia, la piú alta onorificenza del Paese, in realtà non solo è nato (il 3 gennaio del 1956) in un sobborgo di New York dove a vissuto fino ai 12 anni, ma i suoi genitori sono americani di origine irlandese emigrati in Australia per evitare che i numerosi fratelli Gibson fossero mandati in Vietnam.

L’idea della patria, quale che sia, è in ogni caso molto presente nelle sue scelte cinematografiche. A parte infatti la sua ultima fatica: “Il patriota”, è proprio nei panni di William Wallace, un ipernazionalista scozzese, che Gibson ha ottenuto i maggiori riconoscimenti ossia l’Oscar come miglior regista e miglior film per Braveheart.

Sul gradino piú alto Mel pone sempre la sua fervente devozione. Allevato in un ambiente cattolico fortemente conservatore (per non dire reazionario dato che il padre era persino contrario al Concilio Vaticano II), ha fatto della dottrina cattolica uno stile di vita. É contrario al divorzio, all’aborto, alla libertà sessuale e nonostante cerchi di non fare dichiarazioni su questi temi, la sua attitudine omofoba è abbastanza conosciuta.

La sua intransigenza lo ha spinto persino a rifiutarsi di incontrare il Papa in udienza privata: “Ho avuto paura che attraverso il mio sguardo il Santo Padre leggesse l’abbisso dei miei peccati” dichiarò in quell’occasione.

Se sull’uomo Mel Gibson non ci si puó fare illusioni, per le decine di gay che stravedono per lui non rimane che il Mel Gibson del grande schermo. Per i fan piú sfegatati vale la pena ricordare che gli unici film in cui si spoglia sono Arma Letale 1, Gallipoli, Forever young e Tequila Sunrise.

L’uomo che nel 1985 fu proclamato dalla rivista People “l’essere vivente piú sexy del mondo”, a quindici anni di distanza rimane un punto fermo nell’immaginario gay collettivo soprattutto grazie ai ruoli di “duro e puro” che gli hanno portato la notorietà.

Per il primo di questi, Mad Max, si racconta che Mel il giorno prima del provino protagonizzó una furibonda rissa in un bar che gli lasció evidenti segni sul volto, ma che proprio per queste tumefazioni, piú che per la sua interpretazionei, fu scelto per la parte.

Oltre alle tre apparizioni del ribelle futuristico, e ruoli simili come in Maverick, in Un anno vissuto pericolosamente o nel Bounty, l’altro personaggio (portato ben 4 volte sullo schermo) a cui è legato il nome di Gibson è il poliziotto sbruffone Martin Riggs co-protagonista di Arma Letale. “Funziona cosí- ha spiegato – prendi un ruolo-spazzatura come quello di Arma Letale 4 solo per i soldi e poi puoi fare quello che vuoi davvero”.

E quello che Gibson ha voluto fare con i soldi è stato creare la Icon Production, la sua casa di produzione che ha finanziato per esempio l’Amleto diretto da Zeffirelli, L’uomo senza faccia o Braveheart. Ma solo con quest’ultimo ha avuto fortuna, dato che appena si allontana da spade, pistole e battaglie, Mel non riesce piú a sbancare il botteghino.

Per quanto riguarda i personaggi shakespeariani, piuttosto che con Amleto, mettendosi a confronto con mostri sacri come Olivier o Guielguld, avrebbe forse piú fortuna con Giulietta che già interpretò in una compagnia di soli uomini all’inizio della sua carriera.

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