Le dimensioni che contano

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Nessuno vuole passare per un superficiale e tutti sono disposti a dichiarare in pubblico che le dimensioni non contano. In realtà quello che pensiamo veramente ce lo diciamo...

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Gay.it ha pubblicato pochi giorni fa la mappatura delle dimensioni del pene suddivisa per aree geografiche ed è inutile dire che nel giro di poche ore la pagina ha ricevuto più visite di quella di Repubblica.it il giorno dell’attentato alle torri gemelle. Quindi, o c’è un maniaco sessuale che ha cliccato una media di 64 volte al minuto per una settimana di seguito, oppure dobbiamo con molta sincerità ammettere che gli argomenti legati al sesso continuano a tirare più delle sciagure naturali o dei corsivi di Scalfari.

La grandezza del pene dunque, i dati ce lo confermano, è un argomento che suscita sempre tanto interesse aizzando l’euforia fallocentrica persino di quelle pudiche novizie dalla ben celata malizia che nell’anonimato della rete possono grattare morbosamente le loro pruriginose curiosità. L’articolo si spingeva ancora più in profondità riportando doviziosamente le lunghezze e larghezze dei membri (manco fosse un catalogo di Ikea) e ci rassicurava (chi più, chi meno, chi per niente) su quanto rientrassimo in una confortante media nazionale, l’esclusione dalla quale ci avvilirebbe più che se in base a un test del QI venissimo a scoprire di essere scemi come un kiwi.

Insomma nessuno vuole passare per un superficiale e tutti sono disposti a dichiarare in pubblico che le dimensioni non contano, ma questo ce lo potrebbe dire anche una reginetta di bellezza davanti alla giuria per ingraziarsi i voti (dopo però aver affermato che è la mamma la loro migliore amica). In realtà quello che pensiamo veramente ce lo diciamo poi a cena, tra intimi, meglio se dopo un paio di bicchieri di vino.

Del resto quando un nostro amico ci racconta di aver conosciuto un ragazzo la prima cosa che ci lanciamo a chiedere non è certo se in casa conserva una prima edizione de I promessi sposi ma piuttosto: "Come ce l’ha?". E solo dopo esserci accertati che abbia superato quel limite sotto il quale la reazione è un ghigno di costernazione possiamo addentrarci in altre caratteristiche di contorno come l’istruzione, il carattere e le mani.

Per carità, nessuno pretende di trovare una spesso ingestibile siffrediana dotazione di serie (ricordiamoci sempre che il confronto e la competizione, anche in questi casi, porta spesso alla rottura di un rapporto) ma, come per gli stipendi, anche qui occorre una soglia minima che permetta almeno una dignitosa sopravvivenza. All’articolo sopracitato fa infatti eco un’altra ricerca omosociale americana nella quale si viene a sapere che il 75% dei maschi interpellati dichiara: "Le dimensioni non sono fondamentali purché nei limiti ragionevoli". Vai quindi a capire quanto "accettabili" siano questi limiti, perché qui entra in ballo la teoria della "soggettività relativa" che è la stessa che fa dire a Lindsay Lohan che 4 etti di cocaina fanno appena una dose personale.

Sex & The City, che è per quelli della mia generazione come la collana de I quindici negli anni ’70 o la Bibbia per gli uomini del Medioevo, ha una risposta a tutto: per ogni quesito sui massimi sistemi della vita c’è un episodio pronto a darci una visione risolutoria della questione. In una puntata Samantha incontra l’uomo ideale. Dolce, affettuoso, bello ma con un pene irrimediabilmente piccolo. Nonostante sia una sorta di virago del sesso, cerca inizialmente di soprassedere abiurando i suoi standard (è pur sempre una donna), si fa forza e coraggio ma alla fine non ce la fa e suo malgrado lascia l’amante dopo un tentativo in extremis di superare la cosa con una terapia di coppia.

Alla luce di questo quindi, la questione che mi pongo è: perché se ci aspettiamo dal nostro tipo ideale degli standard intellettivi o culturali di un certo tipo questi vengono molto spesso condivisi se non addirittura incoraggiati, mentre veniamo spesso biasimati – tacciati di essere sessuomani superficiali – se li fissiamo dal punto di vista fisico o sessuale? Basterebbe forse soltanto considerare l’ipotesi che ognuno di noi ha prospettive personali e diverse che in nessun modo vanno considerate migliori o peggiori su un’ipotetica scala di valori "morali". Degli standard di base soggettivi a partire dai quali possiamo poi aprirci all’amore, al sentimento, a una vita insieme e persino al letto a baldacchino con l’organza rosa e i fringuelli appollaiati.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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