Ecco cos’è il poliamore: sincero, reciproco e senza limiti

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Una filosofia che si sta diffondendo anche in Italia, già comune nei paesi nord europei. Quali sono le sue differenze con la relazione aperta e la poligamia?

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La parola poliamore, in inglese polyamory, si sta lentamente diffondendo anche in Italia, che con i suoi retaggi cattolici in campo amoroso ha sempre qualche anno o decennio di ritardo rispetto agli altri paesi, nonostante il nesso logico tra amore intimo e religione resti ancora vago. Il termine poliamore si diffonde nella lingua comune perché aumentano le persone che praticano questa filosofia di vita nelle relazioni, o che a questa si avvicinano anche soltanto teoricamente.

Per poliamore s’intende la pratica (o la possibilità) di avere più di una relazione intima, sessuale o affettiva per volta, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali“. Sinonimo di poliamore ènon-monogamia etica”. Sotto questa definizione troviamo varie forme di relazione aperta, alcune anche molto diverse tra loro, ma tutte hanno in comune l’elemento fondamentale dell’eticità, e cioè dell’impegno alla trasparenza e all’onestà con i/le partner.

Poliamore è quindi sinonimo di una poligamia, dov’è presente il consenso di tutte le parti, nonostante questo termine abbia consentito e legalizzato nella storia una forma di poliamore solo per gli uomini, vietando esplicitamente la poliandria, ovvero la possibilità per le donne di avere più mariti. Perché è di matrimonio che si parla in questi termini e non di relazioni tra persone non sposate. Per questo il vocabolo poliamore o polyamory ha il merito di aver innovato l’idea di poligamia, ripreso quella di “amore libero” e ampliato quello di relazione aperta. Un dubbio comune a chi incontra il poliamore è, infatti, la differenza con la relazione aperta.

“Il poliamore”, continua il sito di Poliamore.org, “rifiuta l’assunto monogamico che la condizione di base per avere una relazione sia l’esclusività. E questo vale per tutti i tipi di relazioni intime, a breve e a lungo termine, impegnate o meno, con un coinvolgimento emotivo profondo o soltanto amicale”.

In altre parole, mentre la coppia aperta riconosce l’esistenza di una coppia centrale rispetto ad altre relazioni comunque ammesse, il poliamore amplia l’immaginario ritenendo ammissibile anche il mantenimento di più relazioni alla volta, senza che queste siano ordinate gerarchicamente tra loro, senza dare cioè più spazi o l’ufficialità a un rapporto rispetto agli altri.

Ciò nonostante il sito prosegue: “Il sesso o un numero di partner maggiore di due non sono indispensabili perché si venga considerati poliamorosi. L’importante è non voler limitare la sessualità o l’affettività del partner e non voler mentire”, sottolineando che il poliamore non esclude la coppia ma si distingue, ad esempio, dal tradimento “alla zitta” praticato da moltissime persone da sempre, per l’assenza di menzogne e limiti all’affettività del/della partner, come il possesso o il senso di “proprietà”.

Se cerchiamo #poliamore o #polyamory su Facebook e Twitter troviamo varie discussioni: chi ne parla bene, chi male, chi ironizza, chi lo vede come la soluzione alla forzatura della monogamia. In Danimarca, in Parlamento nel 2013, hanno discusso di poliamore mentre era al vaglio una legge che avrebbe permesso a tre o più persone di formare una famiglia ed essere legittim* genitori di un* bambin*, dopo che già nel 2005 era stata permessa un’unione civile a tre.

In quel dibattito, la parlamentare dei Verdi, Liesbeth van Tongeren, affermò: “Ci sono già tra i 20 e i 25 mila bambini che vivono in famiglie miste. Abbiamo bisogno di allargare il concetto di famiglia, il legame di genitorialità non può più essere puramente biologico. Non si può più dire che un bambino può avere solo due genitori». Non è un caso che i nostri parlamentari più omofobi usino l’idea di famiglia allargata per spaventare gli/le ignoranti riguardo alle famiglie rainbow: è l’idea di una struttura come la famiglia non “controllabile” né gerarchica che fa paura.

Jared Leto, Julia Hafstrom and Vera Van Erp / photo Glenn Luchford for Gucci
Jared Leto, Julia Hafstrom and Vera Van Erp / photo Glenn Luchford for Gucci

Il poliamore riconosciuto a livello istituzionale potrebbe, difatti, voler dire anche questo: estensione delle unioni civili (o dei matrimoni) a più di due persone e il riconoscimento legale che i/le figl* abbiano più di due genitori, il che potrebbe esser visto da un’altra prospettiva come una garanzia in più per la prole o eventuali minori oneri per le finanze pubbliche.

Come tutte le migliori filosofie di vita il poliamore è molto difficile da mettere in pratica alla lettera, senza soffrire o far soffrire, ma ciò non toglie che abbia l’ambizione di insegnare all’amare un po’ di coraggio in più: ammettendo di poter perdere prima qualcun* che non si controlla e facendo attenzione a non far soffrire per egoismo o falsità. La sincerità in amore a volte può far male, ma lascia chi la pratica libera di mostrarsi per com’è, e chi la riceve libero di scegliere e, eventualmente, di lasciarsi andare.

In copertina: Ren Hang

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