Quei gruppi di sesso “fai-da-te”

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Tempo fa mi contattò un profilo anonimo che organizzava incontri a base quasi solo di masturbazione "perché così vengono anche gli etero". Ma esistono davvero questi gruppi?

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La mia prima esperienza con la masturbazione è avvenuta molto tardi. Del resto l’educazione sessuale in casa era molto simile a quella di una scuola coranica yemenita e l’aver frequentato istituti religiosi non aiutava certo il mio processo di consapevolezza sessuale, per cui era già tanto se a 10 anni avevo almeno capito che esistevano due generi e che io appartenevo a quello maschile.

Questo "battesimo" erotico, come per le grandi scoperte, avvenne per caso, mentre facevo il bagno nella vasca, e se per Archimede un evento analogo fu la scintilla per la comprensione della legge sul calcolo del volume, il mio "eureka" fu la conoscenza della libido e della multifunzionalità del pene.

Di lì a poco capii anche che non ero l’unico, semmai ero l’ultimo dei miei coetanei a essermi accostato al gesto solipsistico, intimo, quasi rituale della masturbazione. Questi infatti si vantavano di aver cominciato a darsi da fare praticamente già all’indomani dello svezzamento. Non solo, venni anche a sapere che alcuni di loro avevano dato vita a una specie di "club della pippa" al quale però non ebbi mai l’onore di essere invitato: non so, credo fosse per il fatto che, sebbene molto piccoli, avessero comunque intuito che se lo avessero fatto sarebbe stato più o meno come aprire la gabbia del pollaio a una faina affamata.

A poco valsero i tentativi di corruzione, come quella volta in cui, trovato un giornale porno buttato accanto a un cassonetto della spazzatura, provai a usarlo come passaporto d’ingresso. "Che ci frega a noi, ho le cassette porno di mio fratello grande", mi sentii rispondere da un membro del club, e da allora la cosa fu liquidata ricacciando l’onanismo a quella pratica solitaria da bagno serrato a doppia mandata.

Capita che qualche tempo fa vengo contattato da un profilo. Chiamarla persona mi sembra eccessivo, visto che era la solita foto di un tramonto marino con 2 gabbiani in volo. L’immagine era tanto romantica ed evocativa quanto diretta e inequivocabile l’intestazione che, con la sua "amanti delle seghe" sembrava piuttosto l’invito a un gruppo di autoaiuto per masturbatori compulsivi. Ad ogni modo, ravviso subito lo spunto per scrivere questo post; certo non è come infiltrarsi in una cellula di al quaeda per un reportage da Pulitzer, ma ad ogni modo mi interessava sapere come si svolgessero gli incontri.

– "Quindi come funziona?", gli chiedo dopo essere entrati in confidenza che, visto l’argomento, significa scambiarsi foto sub inguinali a garanzia di un interesse serio per l’argomento.

– "Ci incontriamo un paio di volte a settimana, a turno, una volta a casa di uno o dell’altro". E fin qui nulla di diverso da una riunione della Stanhome, se poi non succedesse che: "mettiamo su un video porno e iniziamo".

– "Ma siete sempre gli stessi o cosa?", gli chiedo mentre prendo appunti.

– "Siamo in 4 poi si aggiungono sempre degli altri".

– "E quindi andate avanti così per quanto? Cioè a un certo punto vi "sincronizzate" oppure quando uno ha finito saluta e se ne va?", insisto.

– "A volte è solo l’inizio e poi si finisce per fare sesso", mi risponde la mia fonte.

Gli faccio notare allora che detta così mi pare che non sia molto diversa da un’orgia.

– "Beh, ma diciamo che quella non è la finalità principale. E poi se dici così, si riescono a convincere anche un sacco di etero".

Sento questo e sto già per imboccare la porta di casa e raggiungerli.

– "Spiegami meglio", digito mentre con l’altra mano mi infilo le scarpe e osservo dalla finestra se devo prendere l’ombrello.

– "Sì, se gli dici che non ci si tocca tra di noi ma ci si masturba solo, si sentono più sicuri e alla fine sono quasi sempre loro a decidere di andare oltre". Che è un po’ la filosofia del "mamma Cicco mi tocca – toccami Cicco che mamma non guarda", alla base della teoria massimalista confermata da molti gay secondo i quali: "gli uomini so’ tutti un po’ froci".

– "Allora che fai, ti faccio sapere per il prossimo incontro?", mi scrive.

– "Certo!", rispondo con un entusiasmo che è mosso esclusivamente dall’interesse giornalistico, ci mancherebbe altro.

Da allora, più nessun contatto. Non solo, non ho proprio più visto apparire il suo profilo. Spariti nel nulla. Come i migliori informatori oltre cortina nei romanzi di spionaggio degli anni ’60. Devo dire che la cosa mi ha fatto rivivere per un attimo la stessa sensazione di esclusione vissuta a 10 anni, perché non importa se sei cresciuto, se hai fatto esperienza, se il tuo carattere è più robusto e formato alle delusioni: sentirmi indesiderato, fosse anche da un club di segaioli, mi fa sempre stare un po’ male.

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