GAY LIFE 6 – CALABRIA

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"Sei gay?" "Dipende…" Nascosti tra pochi locali e molte spiagge, la vita degli omosessuali in Calabria non è facile, ma qualcosa sta cambiando. Di Riccardo Gottardi.

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La Calabria è una conferma di come non sia facile la vita per gli omosessuali nel sud dell’Italia. Nonostante si incontrino delle difficoltà, però la situazione è spesso meno nera di quanto si tema. Molti però restano diffidenti perfino a parlare in modo anonimo, tanto che la risposta più frequente riscontrata, indipendentemente dalla domanda, è stata "dipende…"

Gli atteggiamenti nei confronti degli omosessuali sono abbastanza diversi a seconda delle persone, come dice Bruno (in foto, whoop@iol.it) "non conoscono molto gli omosessuali e quindi non ne pensano nulla" anche se "in genere con i giovani ci sono meno problemi". Del resto è difficile conoscere degli omosessuali in Calabria, dove sembra praticamente impossibile vedere due ragazzi per mano per strada; "si rischia di pigliarsi botte", dice Bruno, "per esperienza personale, ero con un ragazzo un po’ effemminato e delle persone che passavano in macchina si sono messe a gridarci dietro". Oggi le aggressioni sono diventate molto più rare anche se fino a pochi anni fa erano relativamente frequenti; oltre ai fatti di cronaca sembra essere piuttosto diffuso un atteggiamento molto machista specie nelle scuole, racconta sempre Bruno: "un mio amico, circa cinque anni fa, è stato fatto spogliare in bagno a scuola e hanno provato a seviziarlo. Per lui è stato un trauma…"

Nei grandi centri, come Reggio Calabria, la situazione è un po’ migliore, «vale il detto "l’importante è che non facciano male a nessuno"» come ci racconta Vincenzo, «vi è un certo permissivismo che cela indifferenza»;

nei centri più piccoli la situazione è meno rosea, ma, come ci racconta Lorenzo, «la mentalità è più aperta di quanto non si pensi, non dico che siamo ad Amsterdam, ma per essere una realtà meridionale si è abbastanza accettati». In verità bisogna seguire alcune norme sociali precise per evitare problemi, sempre Lorenzo ci spiega che «non si verificano episodi di intolleranza per una, diciamo, tranquillità nei comportamenti; potremmo definirlo una sorta di compromesso tacito, da parte nostra non ci sono comportamenti palesi come baci ed effusioni e dall’altra parte c’è una certa tolleranza per un qualcosa che magari non capiscono, ma che si rendono conto che fa parte della vita di tutti i giorni».

Benché molti conducano una doppia vita, essere dichiaratamente gay non è però qualcosa di impossibile; se nei primi tempi chi l’ha fatto ha incontrato una certa esclusione sociale, ci racconta Simone (in foto, paopao81@gay.it), «quando la gente s’è abituata all’idea che uno è gay poi non succede nulla, è solo la novità che può spaventare».

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