Sardegna: quattro mori e tanta gaiezza

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Viaggio in una terra dove le difficoltà non fermano la voglia di farcela, tra natura incontaminata, mari mozzafiato e una gaylife tutta da scoprire.

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I sardi. Non li ho ancora inquadrati. Nemmeno dopo quest’ultimo viaggio. Alla fine degli anni 70 e inizio anni 80 avevo organizzato i famosi e originali campeggi gay in giro per il centro e sud Italia: dalla Calabria alla Puglia, dall’Abruzzo alle Marche. La popolazione locale nel bene e nel male ha partecipato all’evento. C’era chi gettava le pietre su noi nudisti della spiaggia di Capo Rizzuto (1979) ma anche tanti maschietti che non vedevano l’ora di incontrarci la notte sulle dune, anche se preferivano una immagine di gay effeminato, truccato e magari con una parrucca. Dopo Vieste, Rodi Garganico, Ortona e Porto S. Elpidio avevo deciso di ritirarmi. Era sopraggiunta la fobia dell’Aids, definita nel 1985 “la peste”, quindi la

vacanza diventava protesta della cittadinanza contro gli untori e noi dovevamo difenderci con assemblee e iniziative politiche per contrastare chi ci contestava. Non era più divertimento ma solo stress, che però ha forgiato tanti partecipanti che poi sono diventati personaggi: da Franco Grillini a Vanni Piccolo, da Porporino a Nichi Vendola. L’Arci Gay decise di continuare nella mia impresa. E ci radunammo ad Arzachena, nel nord della Sardegna, in un campeggio paludoso e distante dal mare. È qui che avrei dovuto conoscere i sardi ma purtroppo non vennero, nonostante la rilevanza data all’iniziativa dai media locali. Nessun contatto quindi con la cittadinanza, con i ragazzi del posto. E i gay?

 

I cosiddetti caghinèrisi dov’erano? Ma anche i maschietti che nelle altre regioni facevano a gara per conoscerci qui non si fecero vedere. Pensavo che fossero molto riservati, magari mi sbagliavo. Affittammo un appartamento ad Alghero, partecipammo alla processione di ferragosto a Sassari, facevamo il bagno nudi nelle stupende insenature della Costa Smeralda e la colazione con ricci appena pescati, birra e pane sardo, il carasau in riva la mare. Ricordi di oltre 23 anni fa. Poi ho scelto altri lidi, soprattutto all’estero. Ma la mia curiosità mi ha spinto ad approfondire. Com’è la gay life al sud della Sardegna? A Cagliari? Non ci ero mai stato e mi sono permesso quindi una vacanza di una settimana durante il ponte d’inizio giugno. Come faccio normalmente ho iniziato a contattare i ragazzi sardi tramite chat e annunci di viaggio su vari siti. Ho avuto delle risposte, abbiamo deciso di vederci ma ho ricevuto tante bidonate. Non cercavo sesso, semplicemente contatti per conoscere direttamente la gente del posto. A parte la disponibilità di Rosy e Maura, titolari del Go Fish, e del loro staff, tutti

gli appuntamenti sono saltati, compresi quelli con i militanti del movimento gay sardo. Disinteresse? Timidezza?

Paura di incontrare qualcuno del “continente”? Non me lo so spiegare. Resta il fatto che gli scambi di mail, di telefonate

e di sms non hanno raggiunto quello che mi aspettavo. Soprattutto la solidarietà è venuta meno. Pazienza. E allora da solo ho girato tutto il sud: da Cagliari a Pula, da Nora a Oristano, da Carbonia a Iglesias. La fregatura è che se non hai la macchina le difficoltà diventano maggiori. Tanti bei posti si raggiungono solo in auto ed io sono refrattario ad affittarla semplicemente perché non conoscendo i posti ho paura di combinare guai. 

Mi sono mosso in treno e in autobus. Sono arrivato all’aeroporto Elmas di Cagliari con la Rynair, un tassista abusivo molto gentile mi ha portato in città in hotel proprio in una traversa di via Roma, nei pressi del Municipio, in pieno centro. Cagliari mi ha affascinato, come anche la bellezza dei ragazzi del posto. Ho optato per una vacanza rilassante: ottimi pranzi e cene a base di pesce, molto mare, letture e serate nei cinema d’essai. In altre città sarei andato in sauna, avrei frequentato i cruising, i cinema erotici, i luoghi di battuage. A Cagliari niente di tutto questo. Per fortuna che c’è Rosy, pioniera da oltre 25 anni della gay life locale. È stata la prima ad intraprendere un’attività commerciale rivolta alla comunità gay e lesbica. La ammiro per il suo coraggio. Sicuramente non deve essere stato facile. Da due anni convive con Maura, una bella coppia. Insieme gestiscono la discoteca del Go Fish, il discobar Magnolia (gay friendly) e il chiosco del Fico d’India, sulla spiaggia del Poetto. Le sue attività e iniziative sono un punto di riferimento importante. La concorrenza e le critiche sono sempre a portata di mano. Come sempre è difficile il coordinamento, l’unità, la collaborazione e questo disorienta la comunità gay locale. Per fortuna a Rosy non manca l’autorevolezza, la caparbietà e la capacità di andare avanti nonostante tutto. E allora in estate migliaia di persone partecipano ai suoi eventi, in spiaggia, con ospiti famosi che arrivano dall’Italia e dall’estero. E nonostante i costi che naturalmente sono rilevanti per via della distanza dal “continente”, lei ospita nell’isola i migliori dj, le più famose drag  queen e perfino i pornoattori più quotati del momento. Il suo pubblico è eterogeneo, lei aspira ad una fusione con la clientela etero e simpatizzante, molte le ragazze lesbiche che stanno uscendo allo scoperto.

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