Sardegna al voto, la vittoria di Alessandra Todde potrebbe incrinare lo strapotere di Meloni

Si sfidano Alessandra Todde, candidata del centrosinistra, e Paolo Truzzu, del centrodestra. La vittoria di Todde metterebbe in confusione la destra e potrebbe fare da effetto cascata per le prossime sfide politiche.

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Sardegna Partito Gay Alessandra Todde
Alessandra Todde, Foto Social
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Ancora pochi giorni e sapremo se la Sardegna sarà governata da Alessandra Todde, del centrosinistra, o da Paolo Truzzu, candidato del centrodestra ed ex Sentinella in Piedi. Il 25 febbraio ai sardi è chiesta una scelta rilevante, che potrebbe mettere in confusione la destra ed essere laboratorio politico per le prossime elezioni amministrative nelle altre regioni al voto, primo fra tutti l’Abruzzo.

I candidati alla Presidenza della Sardegna

Secondo i sondaggi, la partita è apertissima e le possibilità di vittoria sono, per entrambi, abbastanza alte. Alessandra Todde, già Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ha giocato molto in anticipo rispetto al suo sfidante, è stata nominata presto da tutto il centrosinistra. Ha un profilo istituzionale marcato, dopo essere stata Sottosegretaria e Viceministra allo Sviluppo Economico nei governi Conte II e Draghi. Propone un programma di discontinuità e di rinnovamento progressista, sia sui temi economici sia su quelli dei diritti. Un accordo programmatico è stato stilato anche insieme al Partito Gay Lgbtq di Fabrizio Marrazzo, come vi abbiamo raccontato in questo articolo qualche settimana fa.

Sardegna Paolo Truzzu Fdi
Paolo Truzzu, candidato del centrodestra alle Regionali in Sardegna. Foto Social

Paolo Truzzu, quota Fratelli d’Italia, è stato scelto come candidato solo poco più di un mese fa, per essere precisi l’8 gennaio. È stata Giorgia Meloni a scegliere un suo uomo per la candidatura alla presidenza, nonostante una Lega e un Salvini in forte pressing che chiedeva la ricandidatura di Christian Solinas, attuale presidente della Regione Sardegna. Truzzu è il sindaco di Cagliari in scadenza e, ascoltando il sentiment dei cittadini, non sembra essere molto apprezzato in città per un governo in larga parte manchevole. Gli alleati di Giorgia Meloni hanno accettato la sua candidatura nonostante non la condividessero appieno.

Alessandra Todde, però, si trova a confrontarsi con uno sfidante in più. Si tratta di Renato Soru, già presidente della regione dal 2004 al 2009 e appoggiato da Azione e Italia Viva, oltre che dagli Indipendentisti sardi. Renato Soru è uno dei fondatori del Partito Democratico ed è stato uno dei primi ad appoggiare la candidatura di Elly Schlein alla segreteria del Pd. Questa scelta, quindi, sembra quasi uno smacco nei confronti della coalizione di centrosinistra, in un’ottica di centrismo propria di un Terzo Polo praticamente disgregato.

Gli scenari politici post-voto

Nonostante la presenza di Soru, Alessandra Todde sembra essere la favorita. Se davvero così fosse e l’alleanza di centrosinistra riuscisse a conquistare la maggioranza dei seggi in consiglio regionale, significherebbe aggiungere una regione alle poche rimaste a guida rossa, in una cartina delle venti regioni che è praticamente blu. Il centrodestra, infatti, governa ben 15 regioni su 20 oggi, mentre la sinistra solo 4. È un caso a sé la Valle d’Aosta, che esprime un presidente dell’Unione Valdostana, appoggiato in minoranza dal Partito Democratico. Certo è che la presenza di Renato Soru ha messo in discussione una vittoria praticamente scontata. Se, infatti, il centrosinistra si fosse compattato del tutto, con anche il centro-centro di Calenda e di Renzi, le possibilità che Truzzu potesse scavalcare Todde sarebbero state molto più lontane.

Sardegna Renato Soru
Renato Soru, candidato per Azione e Italia Viva alle regionali in Sardegna. Foto Social

Se Paolo Truzzu non dovesse ottenere la maggioranza le forze del centrodestra, così compatte a parole, potrebbero mostrare i primi segni di incrinatura. La Lega non si farebbe certo scappare qualche commento sul fatto che il candidato di Fratelli d’Italia non fosse il migliore in campo e che, forse, Solinas avrebbe raggiunto con più facilità un risultato maggiore. Si inizierebbe, così, a mettere in discussione la leadership muscolare di Giorgia Meloni e del suo voler decidere tutto da sola, chiedendo alla coalizione una maggior partecipazione nelle scelte. Anche in previsione delle prossime tornate elettorali regionali (ben cinque quest’anno).

La vittoria di Alessandra Todde, invece, potrebbe comportare un risultato a cascata. Il 10 marzo le amministrative in Abruzzo potrebbero premiare un candidato, questa volta davvero unitario, come l’ex rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, capace di mettere insieme Pd, M5s, Azione e Italia Viva. Ciò potrebbe scongiurare una riconferma del presidente uscente di Fratelli d’Italia, Marco Marsilio.

Una vittoria del centrosinistra potrebbe anche compattare le forze politiche del centrosinistra per le amministrative di giugno, e per le altre elezioni regionali, tra le quali ricordiamo la Basilicata (al voto tra il 21 e il 22 aprile), il Piemonte (l’8 e il 9 giugno) e l’Umbria (date elettorali ancora da definire). Oltre a questo, potrebbe anche mettere di nuovo in luce i partiti di centrosinistra, che al momento sono adombrati dai continui successi di Fratelli d’Italia e del centrodestra.

Sullo sfondo restano inoltre le Elezioni Europee, che dovranno rinnovare il Parlamento di Strasburgo (qui la guida), ma che certamente giocheranno un ruolo decisivo per la non più così solida permanenza del Governo Meloni a Palazzo Chigi.

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