La verità sulla cura per l’HIV di cui tutti stanno parlando

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È prematuro arrivare a qualsiasi conclusione. Ecco i punti di forza e i limiti dello studio inglese RIVER.

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Per fare un po’ di chiarezza sulla presunta cura per l’HIV di cui si parla in questi giorni >>> LEGGI , riportiamo un articolo comparso su aidsmap che sintetizza in modo agevole i punti fondamentali della ricerca inglese.

Il Sunday Times nei giorni scorsi ha diffuso la notizia che il virus dell’HIV sarebbe scomparso dal sangue di uno dei partecipanti allo studio RIVER, che prende in esame la possibilità di ridurre la presenza di cellule infette dall’HIV nel corpo di persone recentemente infettatesi col virus. I ricercatori sperano che il regime farmacologico in esame possa eradicare del tutto l’infezione.

Il Sunday Times ha diffuso la notizia dicendo che i ricercatori sono “vicini a una cura per l’HIV. In realtà lo studio è solo nelle sue fasi iniziali e non sarà possibile parlare di “cura” finché non si sarà arrivati alla conclusione dell’iter previsto dalla sperimentazione. I partecipanti allo studio dovranno essere seguiti per cinque anni.

LO STUDIO

Lo studio RIVER ha come obiettivo la ricerca sull’eradicazione del virus dell’HIV dai cosiddetti “santuari”, ovvero le riserve in cui il virus si nasconde eludendo l’azione degli antiretrovirali. La sperimentazione è portata avanti da un consorzio di ricercatori appartenenti a cinque università inglesi e ha selezionato 52 individui che si sono infettati con il virus da non più di 6 mesi – ovvero nella fase della cosiddetta “infezione primaria”. Il virus dell’HIV potrebbe aver infettato ancora poche cellule in questi pazienti, quindi in teoria dovrebbe essere più facile eradicare il virus dai loro corpi e anche interrompere la terapia antiretrovirale senza causare ripercussioni nel livello di virus nel sangue.

I partecipanti allo studio ricevono una combinazione di quattro farmaci tra cui anche il raltegravir, che riduce i livelli di virus nel sangue più velocemente rispetto agli altri antiretrovirali.

Dopo 22 settimane di trattamento con gli antiretrovirali, i partecipanti allo studio sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha continuato a ricevere solo la combinazione dei quattro farmaci, un altro gruppo invece la stessa combinazione più una sorta di vaccino che suscita una reazione immunitaria contro le cellule infette. I membri di questo secondo gruppo hanno ricevuto anche 10 dosi di vorinostat, un farmaco che riattiva le cellule infette.

Se il regime è efficace, il vorinostat dovrebbe stimolare la riattivazione delle cellule infette in modo latente. Il virus così tornato attivo verrebbe attaccato dalla combinazione degli antiretrovirali. Le cellule infette dovrebbero venir individuate dal sistema immunitario e il vaccino dovrebbe stimolare la capacità del sistema immunitario di individuare e “uccidere” le cellule infette. Questa strategia – detta “kick and kill”, ovvero “provoca e uccidi” – è pensata per portare allo scoperto i depositi nascosti di virus nel corpo, così da lasciare pochissimo o addirittura da non lasciare più alcuna traccia di HIV nel corpo.

Lo studio è stato pensato per testare se questo approccio effettivamente riduce il livello di DNA dell’HIV nelle cellule, o se addirittura è in grado di eradicare del tutto l’infezione. Lo studio misura i livelli di virus dopo 40 e 42 settimane dopo l’inizio del trattamento, ma non è previsto per ora che si occupi di capire se il trattamento può essere interrotto dopo la 42esima settimana.

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I RISULTATI FINORA

Il Sunday Times ha riferito che uno dei partecipanti allo studio ha un livello di virus non rilevabile dopo aver completato il regime dello studio. Questa persona, va precisato, continua a prendere la sua terapia antiretrovirale. Non si può dire al momento che sia stato curato dall’HIV: serviranno controlli periodici per capire se il virus è stato eradicato del tutto.

I controlli sui pazienti dovranno continuare per i prossimi cinque anni e al momento i medici non stanno consigliando di sospendere la terapia antiretrovirale anche se in futuro, a seconda di come andranno i controlli, potrebbero esplorare anche questa possibilità.

Lo studio arriverà a completare i test non prima di dicembre 2017, quindi per i primi risultati concreti non arriveranno prima dell’inizio del 2018. A quel punto i ricercatori saranno in grado di dire se il regime farmacologico sperimentato è in grado o meno di eliminare tutte le tracce del virus nei partecipanti. Anche se il vero test sarà vedere cosa succede nel momento in cui il trattamento farmacologico verrà interrotto.

Insomma, è parecchio prematuro parlare di cura definitiva.

ULTIMI AGGIORNAMENTI

Nelle ultime ore un comunicato del gruppo di ricerca ha informato che effettivamente occorrerà aspettare il 2018 per valutare l’efficacia del regime sperimentato.

I ricercato hanno inoltre voluto sottolineare che tutti i partecipanti allo studio dovrebbero arrivare ad livello non rilevabile di virus – come l’uomo di cui si è parlato – perché tutti sono comunque in cura con gli antiretrovirali, che sono i farmaci standard che vengono usati per trattare l’HIV. Questo non significa però che siano guariti dall’HIV, come alcuni giornali hanno detto. Significa che il loro sistema immunitario si riprenderà e che non rischiano più di trasmettere il virus.

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