Calabria: nei guai sacerdote che adescava minori e vescovo che copriva

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Bufera sulla Chiesa calabra dopo l'indagine dei Carabinieri con succulenti intercettazioni

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La storia è una delle tante che, purtroppo, quasi ogni mese, vi raccontiamo. C’è un sacerdote di una parrocchia calabrese, nella piccola frazione Messignadi di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria: una comunità di solo cinquemila abitanti, sede però della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi dove è vescovo monsignor Francesco Milito. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, si trova in carcere da alcuni giorni con l’accusa di prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni dopo che un’indagine partita lo scorso marzo ha portato al suo arresto due giorni fa.

Il 16 marzo scorso siamo a Gioia Tauro, sempre in provincia di Reggio Calabria. C’è un auto parcheggiata in una parte molto buia della zona industriale. Un’auto della Polizia di Stato, in un controllo di routine, vi trova dentro un sacerdote, don Antonio Tropea, 44 anni, ed un minorenne. Nello zaino, vengono trovati del lubrificanti, delle salviettine per pulirsi, dei fazzoletti ed un rotolo di carta: grandi progetti evidentemente aveva il sacerdote…. Il contesto appare molto chiaro e le indagini iniziano subito: il minorenne racconta di aver conosciuto il sacerdote, che si era presentato ovviamente come un ricercatore (di cosa lo capiamo bene…), su Grindr. L’incontro, concordato su Whatsapp, era a pagamento: 20 euro per un rapporto sessuale consumato in macchina prima che i poliziotti arrivassero. Ed in Italia, come si sa, pagare un minorenne per far sesso è reato.

Le indagini vanno avanti e non passa molto tempo che viene perquisita l’abitazione del sacerdote, dove viene trovato altro materiale scottante: video porno anche autoprodotti, sex toys e numerosissime chat a sfondo sessuale, anche con minorenni, anche a pagamento.

Ma nell’indagine, alla fine, finisce inevitabilmente anche il vescovo, sebbene non vi sia alcuna incriminazione al suo riguardo, almeno per ora. E sì, perché il telefono del sacerdote viene messo sotto controllo e le intercettazioni, che sono venute fuori nei giorni scorsi perché riportate nell’ordinanza di arresto da parte del Giudice, raccontano anche qui una storia già sentita: il Vescovo, infatti, proteggeva il sacerdote e, informato dell’indagine in corso, gli consigliava di parlare il meno possibile coi carabinieri: “evita di parlare con i Carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine, poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro, ma potrebbero redigere un promemoria che potrebbe far degenerare le cose”.

E’ il 15 luglio. Il sacerdote ha informato il suo Vescovo e questi gli intima di non parlare con i carabinieri: “ci penso io a parlare con loro”, gli avrebbe detto, “così la gente del paese non potrà dire che ho lasciato correre, ma dirà che per risolvere la situazione ho fatto tutto quello che potevo fare”. I due, insomma, sembrano concordare una strategia.

Addirittura il vescovo consiglia al sacerdote di andare a parlare coi genitori del ragazzo “con la massima tranquillità”, forse per convincere loro a ritirare ogni denuncia, anche se questa avviene d’ufficio. Ed il 7 agosto, in un’altra intercettazione telefonica, è il vescovo a dirgli cose gravissime: “Lascia perdere riguardo la lettera che hanno fatto sta storia che hanno fermato i bambini, la cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col vescovo, il vescovo c’è rimasto proprio…(incomprensibile) quanto il fatto che le suore siano andate a riferire a M. la battuta del prete”.”

Siamo al 19 settembre. Pochi giorni prima nella casa del sacerdote i carabinieri hanno trovato ulteriore materiale interessante per l’incriminazione. Il sacerdote, come sempre, informa il Vescovo dell’accaduto, chiedendogli, ove lo ritenesse opportuno, la sospensione a divinis. Nulla da fare: anche in questo caso l’omertà trionfa ed il Vescovo lo invita a continuare a comportarsi come se nulla fosse. Tra i documenti rinvenuti nell’abitazione di don Antonello verrà trovata anche una copia della lettera delle sue dimissioni indirizzata al vescovo già nel 2010: chissà perché fu firmata, chissà perché non fu accettata. Ma non ci vuole un genio per poter immaginare i retroscena delle sue dimissioni datate 2010.

Nel video, l’insediamento di Don Antonello Tropea nella parrocchia calabrese nel 2013 con l’altro protagonista della triste vicenda, il Vescovo Francesco Milito:

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