L’Unione Europea verso il riconoscimento del cambio di genere in tutti gli Stati membri

Il parere dell'Avvocatura generale della Corte di Giustizia: "Il rifiuto di uno Stato membro di riconoscere i cambiamenti di nome e di genere acquisiti in un altro Stato membro è contrario ai diritti dei cittadini dell'Unione".

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Unione Europea Diritti Transgender
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Unǝ cittadinǝ europeǝ transgender ha il diritto di ottenere il riconoscimento del proprio genere in ogni Stato membro. Questa è la posizione espressa dell’Avvocatura Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, secondo un parere che esplora anche questioni essenziali relative ai diritti di libera circolazione e alla tutela della privacy dei cittadini europei.

Sebbene l’opinione non rappresenti una sentenza definitiva, in attesa del verdetto finale della Corte, essa riflette un principio cardine dell’Unione Europea: garantire la parità di trattamento a tutti i suoi residenti.

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Il parere in questione nasce dall’analisi di un caso specifico: un cittadino rumeno che, dopo aver cambiato legalmente genere e nome in Gran Bretagna prima della Brexit, se n’è visto negare il riconoscimento da parte del tribunale di Bucarest.  

Benché la Gran Bretagna sia a tutti gli effetti uscita dall’UE nel 2020, gli eventi descritti sono avvenuti ben prima, nel 2017, periodo in cui le leggi, regolamenti e direttive erano ancora in vigore. Di conseguenza, qualsiasi cambiamento di status legale effettuato in territorio UK in quel tempo dovrebbe essere riconosciuto come valido ai sensi del diritto dell’Unione Europea, come specificato dall’avvocato generale Jean Richard de la Tour.

“Per il diritto alla libera circolazione dei cittadini dell’Unione e il diritto al rispetto della loro vita privata, le autorità di uno Stato membro non possono rifiutare di riconoscere e registrare il nome acquisito da un cittadino in un altro Stato membro, dove è anche cittadino,” ha dichiarato de la Tour. “Questo vale anche per il rifiuto di riconoscere l’identità di genere acquisita in un altro Stato membro e di registrarla direttamente nell’atto di nascita del cittadino.”

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Nonostante l’Unione Europea si sia più volte espressa a favore dei diritti transgender, situazioni come questa rivelano ancora le discrepanze nelle politiche degli Stati membri riguardo al riconoscimento dello stato civile e ai diritti delle persone che si spostano all’interno dei paesi dell’Unione.

La responsabilità di definire le modalità specifiche di attuazione di tali normative, come quelle riguardanti i registri di stato civile e le questioni legate a matrimonio e filiazione, rimane infatti in capo agli Stati membri. Il che può facilmente generare tensioni di questo tipo, poiché le legislazioni nazionali possono differire notevolmente.

Il diritto alla libera circolazione e il rispetto della vita privata sono tuttavia considerati fondamentali e imprescindibili dall’UE, e se la Corte di Giustizia dovesse confermare il parere recentemente espresso, ciò stabilirebbe un precedente cruciale per il riconoscimento e la validazione delle identità transgender oltre ogni confine nazionale.

© Riproduzione riservata.

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