La Russa: “Gay nell’esercito? Nessuna imcompatibilità”

Il ministro della Difesa fa sapere di no navere segnalazioni di discriminazione nelle caserme. Ma il regolamento militare è chiaro: non sono ammessi comportamenti omosessuali.

«Di per sé l’essere gay non ha alcun valore ai fini della compatibilità con il militare. Essere gay o non esserlo non ha rilevanza per essere ammessi». Lo osserva Ignazio La Russa, ministro della Difesa, giunto nel pomeriggio a Istanbul per prendere parte al vertice informale dei ministri della Difesa della Nato. «Non ho mai ricevuto segnalazioni da parte di gay in uniforme che lamentassero di essere discriminati e neanche l’opposto – ha continuato La Russa  -, qualcuno che ha protestato per la presenza di omosessuali. Da questo punto di vista – rileva – sono molto contento perché la considerei una discriminazione senza alcuna ragione. Diverso e’ se uno da’ fastidio a persone del suo stesso sesso o del sesso opposto: non dimentichiamo che adesso ci sono anche le ragazze. Quello non l’ammettiamo, anzi la molestia sessuale verrebbe sanzionata. Nessuna discriminazione, quindi – conclude – ma neanche un trattamento di favore».

«Le cose stanno in modo diverso – dice l’avvocato Francesco Bilotta a Gay.it – C’è un regolamento militare del 2005 che è ancora in vigore e che elenca fra le imperfezioni e le infermità motivo di esclusione dall’arruolamento anche il "comportamento omosessuale"». «Come fa un medico – si chiede Bilotta – ad accertare un comportamento omosessuale al momento della visita in caserma? Il termine "comportamento" è talmente generico e vago che sarebbe molto difficile opporsi ad una eventuale esclusione dall’arruolamento nelle forze armate. Quindi il ministro deve passare dalle parole ai fatti e cambiare il regolamento del 2005 che è anche in contrasto con la direttiva europea recepita dall’Italia e che vieta le discriminiazioni sul luogo di lavoro».

«Il motivo per cui il ministro non ha mai sentito parlare di eventuali discriminazioni a danno di gay e lesbiche – conclude l’avvocato – è molto semplice: chi avrebbe il coraggio di parlare di una sua avventura del giorno prima con un ragazzo come fanno gli eterosessuali con le ragazze? Chi inviterebbe il proprio compagno ad una festa della caserma? La verità è che c’è una legge non scritta, oltre al regolamento del 2005, che impone il silenzio in caserma agli omosessuali in divisa».