Queer Lion 2019: ecco i primi film lgbt in concorso a Venezia 76

Scopriamo i primi titoli dei lungometraggi in competizione per il miglior film LGBT+ alla Mostra del Cinema di Venezia.

L’appuntamento è quello con il più importante festival cinematografico d’Italia, il più suggestivo, quello di Venezia, che avrà luogo al Lido dal 28 Agosto al 7 Settembre.

Ed è in questa cornice prestigiosa, grazie all’impegno del critico cinematografico Daniel Casagrande, che ne è ideatore ed organizzatore, che verrà assegnato il Queer Lion Award, riconoscimento per il miglior titolo LGBTQ+ alla kermesse Veneziana.

Un premio ormai entrato nella tradizione festivaliera (questo è il tredicesimo anno) e che assume sempre più rilievo, e che quest’anno vedrà in giuria anche il nostro Federico Boni.

Gay.it vi presenta in anteprima i film candidati al premio – in tutto sono nove, ci informa Casagrande – e per ora troviamo quattro titoli: El Principe di Sebastian Munoz, Rialto di Peter Mackie Burns, House of Cardin di P. David Ebersole e Todd Hughes, Barn di Dag Johan Haugerud.

El Principe di Sebastian Munoz

El Principe viene presentato nella sezione laterale e indipendente della Settimana Internazionale della Critica ed è una coproduzione tra Cile, Argentina e Belgio.

Siamo proprio in Cile ma nel 1970. Durante una scorribanda alcolica, il ventenne solitario Jaime accoltella il suo grande amore e viene condannato per omicidio passionale. In carcere Jaime incontra ‘Lo Stallone’, un uomo maturo e rispettato, nel quale trova protezione e grazie al quale conosce l’amore e la lealtà. Così Jaime assurge al ruolo de ‘Il principe’. Ma mentre il rapporto fra i due uomini diventa più intenso, Lo Stallone deve affrontare violente lotte di potere all’interno del carcere.

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Rialto, di Peter Mackie Burns

Nella sezione Orizzonti troviamo invece Rialto del regista inglese Peter Mackie Burns. Il quarantenne Colm (Tom Vaughan-Lawlor) ha due figli adolescenti ed è in piena crisi esistenziale: ha appena perso il padre, ha problemi relazionali col figlio e il suo posto di lavoro è a rischio.

L’unico spiraglio di leggerezza è l’infatuazione per un ragazzo di nome Jay, dal quale inizialmente cerca sesso ma che si rivela l’unico in grado di dargli un sostegno concreto.

House of Cardin

Da non perdere il doc House of Cardin di P. David Ebersole e Todd Hughes su colui che si considera, dall’alto dei suoi 97 anni, “il più anziano dei couturier”, Pierre Cardin. Uno dei più creativi e rivoluzionari creatori di moda del XX secolo ha aperto il suo archivio privato per questo film, ripercorrendo le tappe di una carriera unica, dando conto di una vita che in molti passaggi è narrata da suoi amici e collaboratori. Forse non tutti sanno che Pierre Cardin è nato a San Biagio di Callalta in provincia di Treviso e si chiama Pietro Costante: è quindi italiano a tutti gli effetti anche se naturalizzato francese. Ritratto vivo e colorato in cui si riflette la società contraddittoria e raffinata che Cardin ha impreziosito, vanta presenze leggendarie: Jean Cocteau, Jean Marais, Jeanne Moreau, Christian Dior, Visconti, Pier Paolo Pasolini, Jean Paul Gaultier, Philippe Starck, Sharon Stone, Naomi Campbell e Dionne Warwick.

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House of Cardin viene presentato nella sezione delle Giornate degli Autori.

Barn – Beware of Children, di Dag Johan Haugerud

Sempre in questa sezione, troviamo un dramma adolescenziale nordico, Barn – Beware of Children di Dag Johan Haugerud. Durante l’intervallo, la tredicenne Lykke, figlia di un importante membro del partito laburista, ferisce gravemente il suo compagno di classe Jamie, figlio a sua volta di un politico di alto profilo di destra. Quando Jamie muore in ospedale, le versioni contraddittorie di ciò che è realmente accaduto, rischiano di peggiorare una situazione già complessa e traumatica. Liv, il preside della scuola e amante del padre di Jamie, deve trovare le forze per confrontarsi con le proprie emozioni conflittuali e con una comunità profondamente turbata.

Vi segnaliamo infine il film d’animazione Bombay Rose che inaugura come evento speciale la Settimana Internazionale della Critica: uno dei tre episodi di cui è composto racconta l’amore tra due donne. Realizzato nel corso di sei anni e dipinto fotogramma per fotogramma, Bombay Rose è l’opera prima di un’animator filmmaker autodidatta, Gitanjali Rai.