La comunità LGBTQIA+ responsabile del nazismo: il delirante opuscolo diffuso ad Haifa, Israele

Brutto risveglio per la comunità LGBTQIA+ di Haifa, Israele, che nella cassetta delle lettere si è ritrovata un opuscolo denigratorio ideato dai gruppi conservatori religiosi Israeliani.

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Recentemente, un opuscolo distribuito ad Haifa, Israele, ha gettato sconcerto in quello che è di fatto uno dei paesi più accoglienti per la comunità LGBTQIA+ in Medioriente.

La polemica scaturisce dal contenuto offensivo verso la comunità LGBTQ+ all’interno della “tesi”, intitolata “Twelve Considerations of the Religious Public Regarding the LGBTQ+ Agenda“, dove si tenta di stabilire un legame tra la comunità LGBTQ+ e l’ascesa del nazismo nella Germania del XX secolo.

Teorie del complotto e linguaggio d’odio

L’opuscolo, lungo circa trenta pagine, inizia sottolineando come l’omosessualità fosse un tempo considerata illegale e come, con il passare degli anni, abbia guadagnato sempre più legittimità senza alcuna motivazione apparente.

Viene menzionato inoltre che, nel marzo del 2023, 67 paesi ancora criminalizzavano l’omosessualità, mentre 11 paesi avevano la pena di morte per un “reato” di questo tipo. Nel 1988, la Corte Suprema di Israele ha abolito la criminalizzazione dell’omosessualità, nonostante una strenua opposizione da parte dei gruppi conservatori religiosi.

Un cambiamento di prospettiva riguardo l’omosessualità che avrebbe portato, secondo l’opuscolo, a un aumento dell’influenza e della promozione dell’agenda LGBTQ+ in vari settori della società, come nelle scuole, nelle istituzioni governative e nei media. Affermazioni che possono essere considerate come una premessa per la successiva argomentazione dell’opuscolo.

La parte più controversa riguarda infatti il legame che si tenta di stabilire tra l’ascesa della cultura LGBTQ+ e le ideologie estremiste, citando il “Germany’s National Vice” di Samuel Igra, dove si sostiene che l’omosessualità abbia paventato la via per l’ascesa del nazismo.

Un punto di vista ulteriormente enfatizzato attraverso citazioni da memorie storiche, come quelle di Hans von Tresckow, che menzionano l’incremento dei gruppi omosessuali a Berlino nei primi anni del 20° secolo.

La teoria principale proposta dall’opuscolo è che l’omosessualità fosse una componente profondamente radicata all’interno del Partito Nazista. Questa affermazione si basa principalmente sulla figura di Ernst Röhm, un membro di spicco del Partito Nazista e capo delle SA (Sturmabteilung), dichiaratamente omosessuale.

Il mito che collega la comunità LGBTQIA+ e il nazismo

Röhm era uno stretto collaboratore di Adolf Hitler e, come menzionato nell’opuscolo, era anche membro dell’associazione per i diritti umani, un’organizzazione che promuoveva i diritti degli omosessuali in Germania.

The Pink Swastika” di Lively e Abrams viene utilizzato come ulteriore riferimento per sostenere questa teoria. Secondo gli autori, “l’omosessualità era radicata nella fondazione del Partito Nazista, e ai membri omosessuali venivano assegnati ruoli di leadership“.

Tuttavia, questa prospettiva è altamente controversa e può essere facilmente confutata da storici e ricercatori. La persecuzione degli omosessuali da parte del regime nazista è ben documentata. Circa 100.000 uomini sono stati arrestati per “reati” legati all’omosessualità tra il 1933 e il 1945, e tra questi, circa 50.000 sono stati condannati.

Molti di loro sono stati inviati nei campi di concentramento, e si stima che tra i 5.000 e 15.000 prigionieri omosessuali siano morti nei campi.

Ernst Röhm, pur essendo apertamente omosessuale, rappresenta un’anomalia nel contesto del nazismo. Il suo orientamento sessuale era ben noto all’interno del partito, ma veniva tollerato principalmente a causa del suo rapporto personale con Hitler.

Tuttavia, nel 1934, durante la Notte dei lunghi coltelli, Röhm e molti dei suoi seguaci delle SA sono stati uccisi su ordine di Hitler, in parte a causa delle crescenti preoccupazioni riguardo alla potenza delle SA, ma anche a causa della sessualità di Röhm e della percezione che fosse una minaccia per l’immagine del Partito Nazista.

Riferimenti biblici

L’opuscolo fa anche riferimento alla storia biblica di Sodoma, città vicino al Mar Morto, famosa per il comportamento “peccaminoso” dei suoi abitanti. L’antica città di Sodoma è spesso associata all’omosessualità a causa delle interpretazioni di certi passaggi biblici, in particolare Genesi 19, che racconta la storia della distruzione di Sodoma e Gomorra.

Tuttavia, associare direttamente l’omosessualità alla storia di Sodoma è una semplificazione. Molte interpretazioni moderne del racconto biblico suggeriscono che il “peccato” di Sodoma avesse più a che fare con la mancanza di ospitalità e con la violenza che con l’omosessualità.

Senza contare che comunque, una tesi del genere sfocia nella teologia.

Il tessuto sociale israeliano

Israele ha una storia complessa e sfaccettata di rapporti tra diversi gruppi religiosi e secolari, e la questione LGBTQ+ è solo uno degli argomenti di dibattito.

Negli ultimi decenni, Israele ha fatto significativi progressi nella lotta per i diritti LGBTQ+. La parata del Pride di Tel Aviv è una delle più grandi del Medio Oriente e attrae visitatori da tutto il mondo. Tuttavia, ci sono ancora tensioni significative, in particolare tra la comunità religiosa ortodossa e la comunità LGBTQ+.

Oggi, le autorità stanno svolgendo indagini per individuare i responsabili della diffusione della “tesi”, ma al momento tutto tace.

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