LE AVVENTURE DI UN FROCIO

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I vagabondaggi giovanili, i furti, le marchette, gli amori. Finalmente in edizione integrale il "Diario del Ladro" di Jean Genet, imperdibile capolavoro censurato a causa di qualche "cazzo...

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È incredibile pensare che a causa di qualche riferimento ai rapporti sessuali intrattenuti nei suoi lunghi vagabondaggi per l’Europa, il celebre «Diario del ladro» di Jean Genet sia stato fino a oggi un testo censurato e incompleto. In fondo si trattava di qualche descrizione esplicita, insomma qualche «cazzo duro» e qualche «inculata» e nient’altro. Lo apprendiamo dalla edizione integrale pubblicata da Il Saggiatore (254 pp., 17 euro).

Rileggere questa nuova versione è come riprendersi una rivincita sui tanti omissis che hanno fatto perdere la pazienza a molti lettori del passato ma allo stesso tempo ci dà un’idea dei danni causati dalla censura che per il rispetto della cosiddetta “moralità” impedisce, anche oggi, la libera circolazione delle idee.

Il lavoro del curatore Alberto Capatti è stato assai complicato. Perché in questa edizione egli ha riportato la bella traduzione di Giorgio Caproni basata sul testo censurato che Gallimard pubblicò nel 1949, integrando le parti mancanti con la primissima edizione stampata in proprio dall’autore nel 1948.

L’infanzia di Genet si svolse in Francia, nella casa di correzione di Mettray, e poi, appena ventenne, nell’esercito che disertò quasi subito per darsi a lunghi vagabondaggi. Tra il 1932 e il 1940 egli percorre a piedi tutta la Spagna e parte dell’Europa, vivendo di furti e di espedienti. Nelle pagine di questo diario racconta le peregrinazioni, le avventure e i furti di quegli anni. E ci parla delle persone con cui venne a contatto, alcune delle quali si possono considerare fra i personaggi più potenti della letteratura del Novecento. Uno fra tutti è il monco Stilitano, ladro e magnaccia, del quale Jean si innamora follemente senza essere corrisposto. Un colosso d’uomo, giovane e delinquente, che lo scrittore carica di una irresistibile sensualità e che descrive meticolosamente.

Chissà che effetto doveva fare ai suoi contemporanei questo libro. Trovarsi di fronte a uno spirito così libero e sfrontato come il giovane Jean, frocio, ladro e marchettaro, doveva essere davvero troppo per la morale di allora. Quello che di certo sconcertava era l’assoluta naturalezza con la quale egli vive la sua omosessualità.

La maturità di una condizione sessuale e mentale che il giovane Jean, raccontato dal vecchio, esprime con grande lucidità. È questo forse l’aspetto più affascinante e autentico dell’opera: le riflessioni sulla sua condizione di allora, sulla vita barbona e disperata condotta in nome della libertà. Il resto è vago, contraddittorio e volutamente confuso.

Il curatore di questa edizione ci mette in guardia. Il «Diario del ladro» è, per antonomasia, un falso, non d’altro autore che dello stesso ladro, impedito a rivelare i suoi furti recenti e passati in attesa di una grazia che il presidente della repubblica francese gli concederà di lì a poco. Per ottenerla i suoi amici letterati si erano dati un gran da fare. Jean-Paul Sartre aveva chiesto al presidente la sua riabilitazione.

Jean Cocteau, che era rimasto impressionato dal suo «Notre-Dame des Fleurs» (scritto in carcere), si era messo a cercargli un editore e un grande avvocato.

Forse questo simpatico mascalzone di Jean Genet non ha reso un buon servizio ai gay della sua epoca, quelli incontrati sulla sua strada li ha derubati quasi tutti, e a quelli futuri ha complicato la vita consegnando alle stampe pagine cariche di morboso omoerotismo, ma questo libro è senza dubbio un capolavoro picaresco che merita davvero tutta la nostra attenzione.

JEAN GENET
Diario del ladro
Nuova edizione integrale
Il Saggiatore, 2002, 254 pp., 17 euro
http://www.saggiatore.it

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di Alberto Bartolomeo

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