New York, un mondo d’amore e orgoglio per il Pride di Stonewall 50

Milioni di persone per le strade di New York a 50 anni da Stonewall. Il nostro resoconto dal World Pride 2019.

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Una città in festa, in rappresentanza di un mondo che 50 anni fa cambió finalmente percorso in Christopher Street, al civico 53, davanti ad un bar chiamato Stonewall.

New York capitale LGBT per una settimana di eventi e celebrazioni, che hanno raggiunto uno storico culmine domenica pomeriggio, con circa di 4 milioni di persone scese in strada per prendere parte al World Pride. Per l’occasione l’intera cittá, da Brooklyn a Staten Island passando per Manhattan, si è tinta di rainbow, tramutandosi in trionfo di inclusione, accettazione, orgoglio. Milioni di turisti LGBT si sono riversati su New York da ogni parte del Globo, omaggiando quella generazione di gay, lesbiche, bisex, transgender e drag queen che il 28 giugno del 1969 decise di reagire alla discriminazione. Alzando la testa.

Ed è a testa alta che questo World Pride ha voluto festeggiare sé stesso e le conquiste abbracciate nel corso di mezzo secolo, irradiando la Grande Mela di un’energia contagiosa, difficilmente spiegabile se non condivisa, nel corso di una giornata che tanti, tra i presenti, ricorderanno per tutta la vita. A differenza dei Pride italiani, il World Pride di New York, così come l’Euro Pride di Madrid del 2017, è  stata una manifestazione ‘chiusa’. Al centro della scena, infatti, solo le delegazioni nazionali e internazionali, con il pubblico ‘normale’ ai lati della strada, dietro le immancabili transenne, a urlare, ad incitare, ad applaudire, a fotografare, a cantare e ballare, ad acclamare quel metterci la faccia che in mezzo secolo di Pride ha fatto implodere il moltiplicatore.  A fine sfilata, spazio ai carri, con centinaia di migliaia di spettatori affollati sui marciapiedi, appollaiati sui tetti, aggrappati sui pali, tutti ricoperti di bandiere, glitter, ventagli e t-shirt arcobaleno. Tutto questo con una città mai tanto coinvolta, avendo disseminato colori rainbow in ogni angolo di strada, sui palazzi, tra mare e cielo.

Grazie al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che mi ha ospitato all’interno della sua delegazione, ho potuto vivere il New York Pride dal di dentro, dal suo straordinario cuore, che ha pulsato felicità per ore e ore di festosa celebrazione. Tra gli italiani presenti anche una delegazione di Arcigay e del Bologna Pride, con lo Stonewall INN immancabilmente omaggiato attraverso un più che doveroso passaggio ai suoi piedi, a pochi metri da quella porta diventata meta di pellegrinaggio LGBT, nonché monumento nazionale d’America.

A Pride concluso, tutti a Times Square per la festa di chiusura, mentre l’intera città continuava a sprigionare positività, amore e speranza, dinanzi ad un’America che tra un anno potrebbe cedere ad un clamoroso secondo mandato trumpiano. Perché tornare paurosamente indietro, dopo decenni di lotte e conquiste, sarebbe folle, in attesa di un più che probabile ritorno a Roma, nel 2025, ovvero dove tutto ebbe inizio, con il primo storico World Pride di sempre del 2000. La candidatura c’è ed è quanto mai fortissima, così come la necessità di riportare l’Italia tutta al centro della scena internazionale, LGBT e non.  Resistere, in prospettiva salviniana, è la parole d’ordine a cui dovremo appigliarci nei prossimi anni. E noi resisteremo.

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