CONTRO OGNI MORALE

La storia di Annemarie Schwarzembach e Isabelle Eberhart: incontro alla letteratura, al nomadismo e al destino.

Annemarie Schwarzembach e Isabelle Eberhardt sono due straordinarie figure di donne, scrittrici, viaggiatrici. intellettuali inquiete, rimaste a lungo sconosciute ai più.

Di recente c’è stato un certo risveglio di interesse sulla Schwarzembach. La scrittrice Melania G. Mazzucco le ha dedicato un bellissimo libro, "Lei così amata" pubblicato l’anno scorso da Rizzoli. Prima ancora era uscita una biografia per le edizioni Luciana Tufani, dal titolo emblematico:La vita in pezzi.E in effetti la vita della giovane svizzera è stata segnata da una disperazione che non l’ha mai abbandonata, visibile anche nei tratti del suo bel viso, di angelo devastato, assetato di affetto.

Sulla Eberharth le notizie sono più scarse e frammentarie, tradotto in italiano risulta solo un libretto quasi introvabile" Sette Anni nella vita di una donna"pubblicato da Guanda, che alterna notizie biografiche a pezzi tratti dai suoi diari e da racconti incompiuti. Il loro percorso di vita, le loro abitudini, la loro identità complessa e il loro sguardo sul mondo le rendono personaggi di cui una rubrica come questa non può non occuparsi.

Annemarie Schwarzembach nacque a Zurigo nel 1908, in una delle famiglie più ricche e potenti della Svizzera. Il padre, al momento della sua nascita, era uno dei più facoltosi produttori di seta del mondo.La madre aveva un carattere dispotico, affascinante, e fin da piccolissima Annemarie cercherà nella scrittura un mezzo per sottrarsi alla sua influenza e per sfogarsi, utilizzando come alter ego personaggi maschili, dando espressione ai suoi sentimenti di passione che fin da piccola sentiva indirizzati esclusivamente verso le donne. Scrive infatti a Ernst Merz, amico e maestro di catechismo:" Sapendo che non la pensi come gli altri a te lo posso confidare,sempre e solo verso una donna ho provato una calda, profonda, inclinazione,un intenso senso di amicizia,tutto il mio giovane e ardente desiderio, e posso amare con vera passione solo delle donne".La confessione a Merz era senz’altro resa più facile dall’omossessualità di quest’ultimo. Ma tutto, nell’ambiente famigliare, congiura verso la realizzazione compiuta dai suoi amori e delle sue ambizioni di scrittrice. La sua vita si trasformerà presto in una fuga dalla gabbia dorata della casa paterna, non smettendo mai di cercare. Donne da sedurre, parole ed emozioni per le sue storie, esperienze estreme, nuovi panorami da fotografare. Perché fu scrittrice ma anche archeologa, fotografa, giornalista.

Era una donna bellissima, nel libro di Areti Georgiadou "La vita in pezzi", ci sono foto che ritraggono il suo fascino androgino e delicatissimo. Corpo efebico vestito da marinaretto secondo la moda del tempo, sguardo perso alla costante ricerca di un altrove capace di sedare la sua inquietudine. Roger Martin du Garde la definì:" L’Angelo inconsolabile",mentre Thomas Mann, dei cui figli Erika e Klaus fu amica per tutta la vita ebbe a dire:" Se lei fosse un ragazzo dovrebbe essere dichiarato eccezionalmente bello"

L’amicizia coi figli di Mann fu autodistruttiva, inquieta, irrisolta. Lei innamorata di Erika, e complice di Klaus , soprattutto nella ricerca della morfina di cui presto non riesce a fare più a meno. Ma Erika è inafferrabile, sfuggente, Erika è materna , ma non si lascia possedere, e con Klaus l’amicizia è monca, limitata, lontana da quello che lei aveva sognato. Scrive la Mazzucco:" Quando restano soli, Annemarie spezza la fialetta e Klaus vi infila la siringa.

Per un istante, lei pensa che non è questa la complicità che avrebbe voluto instaurare con lui-sognava un’amicizia elevata, pura e letteraria, ed eccoli sul letto, lui che fruga con l’ago nella coscia di lei e il sangue che sgocciola sul lenzuolo.."

Non avrà amori felici Annemarie anche se si lascierà viziare da ricche nobildonne, affascinate dai suoi abiti maschili, dal fascino snob di chi ha conosciuto la migliore educazione, e si sposerà con un diplomatico francese di tendenze omosessuali, Claude Clarac, che vedrà in lei il ragazzo più bello mai sognato.

Avrà la scrittura, la scrittura forsennata, la scrittura senza sosta, senza rimedio.Scrive sempre la Mazzucco: "Era la scrittura la sua droga-poteva stordire, annebbiare, guarire, svelare, illudere, consolare.Viveva scrivendo, scriveva vivendo. Non c’era più nient’altro."

Annemarie muore a soli 34 anni, a Sils, in Engadina, che rimase per anni il suo amato ritiro e il suo unico punto fermo.

Anche Isabelle Eberhardt nasce in Svizzera, a Ginevra, da madre tedesca e padre russo nel 1877. Ancora ragazzina, si veste da uomo, è libera di girare da sola, non frequenta alcuna scuola:è il padre a impartirle lezioni. Un’autodidatta di lusso che acquista in breve tempo una conoscenza della lingua araba veramente straordinaria.

Nel 1897 va in Africa per la prima volta insieme alla madre, e si innamora perdutamente della vita, del paesaggio e soprattutto del deserto. Un amore assoluto, totale. Assume un nome arabo, maschile,diviene musulmana, e cerca in tutti i modi di vivere in Africa nonostante tantissime difficoltà. Dal libro di Eglal Errera"Sette anni nella vita di una donna" leggiamo:" Isabelle non solo prende altri nomi, le piace anche travestirsi, quasi sempre da uomo. E’ stata educata come un ragazzo, e questo spiega la sua abitudine a portare abiti maschili. Chi l’ha conosciuta parla di mancanza di femminilità, di un portamento e di maniere un po’ virili…" L’Africa è la sua ossessione, la sua ragione di vita. Di questo suo amore testimoniano alcuni racconti pubblicati su giornali francesi e algerini, le lettere e le pagine dei Journaliers, come lei chiama i suoi diari sui quali resgistra emozioni, impressioni di viaggio, e la bellezza sconvolgente del paesaggio nordafricano, insieme a tutti i timori e le angosce di una esistenza errabonda e avventurosa, e i il disprezzo per la società occidentale.

Sfida le convenzioni, scrive:"Già da un mese vivo per mia scelta reclusa e solitaria in una bella casa del più tranquillo quartiere della vecchia Tunisi. I giorni trascorrono tranquilli e silenziosi….posso rimanere ore nel mio letto arabo durante le lunghe giornate e seguire il volo dei miei pensieri…ogni tanto passa il portatore d’acqua del sahara con il burduque in soakka. Ascolto il gorgoglio dell’acqua, le parole pronunciate vicino alla fonte con l’accento del sud"

Si sposa con Slimene, un sottuficiale di origine araba,ma il matrimonio non cambia nulla: Isabelle continuerà una vita sentimentale intensa ed estrema, costellata da fughe, ripulse , separazioni e infatuazioni per indigeni del deserto.

Muore nel 1904, travolta da una inondazione ad Ain Sefra, e i soldati francesi trovano fra le sue carte le pagine splendide dei suoi ultimi racconti.

Due donne. Due scrittrici che non fanno parte delle antologie classiche, che non si studiano a scuola. Due vite in esilio, senza punti fermi, geografici, affettivi o di genere. Due personaggi straordinari che vi consiglio di approfondire.

di Francesca Mazzucato