ORSI D’ESTATE

Sexy protagonisti a sorpresa di questo primo scorcio di afa: al mare e in città, in carne e ossa, peli e ciccia, ma anche in jeans e pezza.

Quando mi imbatto negli orsi e nelle loro massicce comitive, non mi viene da chiedermi come facciano a piacere/piacersi perché, per quanto attratto principalmente da ragazzi giovani, magri, glabri e perfino effeminati (praticamente dall’altro polo), riesco tuttavia a intuirne il fascino. Perciò mi auguro che queste mie precisazioni non vengano fraintese e considerate altro da quello che sono – ossia opinioni cretine di un cretino, mai giudizi, mai discriminazioni. Il mondo è bello perché vario.

Eppure, nella sua varietà c’è un interrogativo che si impone – sempre cretino, va detto, ma in linea con il precedente discorso. Ossia: ma i ‘bear‘ non hanno mai caldo? Quando si accoppiano d’estate, in due o più, tra un tripudio di carni e soprattutto di peli, come fanno a sopportare tutto quel sudore? Non scivolano? Non sgusciano mai via? Non si impiastricciano al punto da fondersi gli uni con gli altri (prospettiva anche romantica ma non con quaranta gradi).

Me lo domando, perché proprio in questi giorni torridi si tiene la settimana ursina, con l’aggravante di grigliate in spiaggia e tornei sportivi per sudare ancor di più. A meno che non abbiano studiato qualche stratagemma per evitare la calura, un po’ come i pinguini che riescono a tollerare gli inverni più drammatici. Una specie di marcia degli orsi, che corrono, saltano, cucinano, ballano, si ammucchiano, senza nemmeno imperlarsi la fronte, quasi fossero semplici peluche, tradizionali compagni di giochi dei più piccini notoriamente dispensati dal sudare.

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Non immuni però dalla censura, come alcuni di voi avranno già avuto modo di sapere sull’onda delle roventi polemiche di questi giorni sugli (apparentemente) innocui protagonisti dei manifesti pubblicitari della nuova edizione del Gay Village romano: due orsacchiotti trendy, teneri ma ammiccanti, uno metallaro con piercing e giubbetto jeans, l’altro più colorato ma con una scandalosa spilletta sul petto: "Porn Star".

Quasi dei preadolescenti in salsa ursina e in pura pezza, ma sufficienti per scatenare l’ira funesta dell’eurodeputato Roberta Angelilli e del consigliere comunale di Roma Luca Malcotti, che ne hanno domandato l’immediato ritiro: "un messaggio che richiami la pornografia associata a un’immagine destinata ai bambini, è oggettivamente inaccettabile".

Angelilli e Malcotti in tandem si erano già dichiarati "autori della liberazione" di alcuni ostaggi italiani e protagonisti di una denuncia sui presunti legami tra centri sociali e terroristi islamici. All’epoca gli orsi evidentemente agivano ancora nell’ombra, ma adesso sono usciti allo scoperto, pronti a sovvertire l’ordine familiare e le istituzioni.

Curiosamente entrambi appartengono ad Alleanza Nazionale, il cui leader, giusto a un mese dalla sfilata al Family Day, ha annunciato la propria separazione (un peccato non averla resa pubblica proprio in piazza san Giovanni), eppure anche il partito più votato dagli omosessuali di centrodestra. Dopo ebrei, negri e froci, è aperta ora la caccia agli orsacchiotti. Per la purezza della pezza.

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Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini