Quando porno fa rima con violenza

Il caso dell’omocidio di Palermo non è l’unico esempio di violenza che si verifica nell’ambiente del porno gay. Soprattutto negli Usa risse, accoltellamenti e ricatti sono all’ordine del giorno.

Il mondo della pornografia gay ha incrociato in diverse occasioni le pagine di cronaca nera, anche e soprattutto negli Stati Uniti, dove una grande concentrazione di gay porn performers rende statisticamente più frequente il loro coinvolgimento in episodi ben poco gradevoli. Risse, accoltellamenti, spaccio di droga, ricatti, maltrattamenti delle loro compagne (se sono gay for pay), traffico di droga, furti di vario tipo e, più raramente, omicidi. Tuttavia, gli omicidi perpetrati dai ragazzi che hanno a che fare a vario titolo col mondo della pornografia gay, riguardano soprattutto alcuni clienti (quando i gay porn performers sono anche escort) e negli ultimi anni si è registrato un solo caso di omicidio all’interno del mondo dell’hard gay (quello del produttore Bryan Kocis della Cobra Video nel 2007, per il quale sono stati condannati all’ergastolo due dei gay porn performers che lavoravano per lui). Nel mondo della pornografia ufficiale non si sono mai registrati omicidi fra colleghi, men che meno fra colleghi che hanno condiviso anche una relazione sentimentale.

Per questo, ora che il sedicente pornoattore Giovanni Cuttitta (alias Angelo Nigro) ha ammesso di aver ucciso Jaime Salvador Tagliavia (in arte Jacopo Martinez), con il quale aveva avuto anche una relazione, ha messo in luce – forse per la prima volta – quanto è ancora confuso e indefinito il concetto di pornografia gay nel nostro paese, ma anche come può legarsi a dei disagi e a delle lacune già presenti, portando a casi di cronaca come quello che ha tenuto banco nelle ultime due settimane. Partiamo da due presupposti essenziali: nella cultura italiana è sempre stato molto radicato il concetto dell’omosessualità intesa come trasgressione eterosessuale (anche a causa dell’eterocentrismo e del machismo tipici del nostro paese), mentre la pornografia gay da noi si è diffusa realmente solo dopo l’avvento di internet. Ne consegue che, se da un lato chi ha impulsi omosessuali in Italia ha sempre avuto una certa tendenza ad appagarli senza farsi troppe domande e senza lavorare troppo sulla sua "identità gay" (il che, in parte, spiega alcuni notevoli ritardi del movimento gay italiano), dall’altro la pornografia gay in Italia è un fenomeno che è "esploso" in maniera tutt’altro che graduale (come invece è avvenuto negli USA a partire agli anni ’50), visto che prima di internet coinvolgeva solo chi aveva una notevole disponibilità economica (per le VHS, peraltro molto difficili da recuperare) o aveva accesso al circuito delle riviste hard gay (che nella maggior parte delle città italiane nemmeno arrivavano), mentre non esisteva nulla di simile alle videochat di oggi.

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Se a questo aggiungiamo un clima omofobo, che spinge a vivere gli atti omosessuali più come uno sfogo compulsivo (e talvolta "analgesico") che come un’esternazione consapevole, e il fatto la pornografia in Italia non è mai stata presa sul serio (a partire dalla mancanza di un suo reale inquadramento legale), è più facile capire come è possibile che la parola "pornoattore" sia usata con tanta leggerezza, come nel caso di Angelo Nigro (che, a livello professionale, non era mai andato oltre a due provini con Lucas Kazan e ad alcune raccolte dei suoi filmini amatoriali uscite per la All Male Studio). Tuttavia, al di là del loro esibizionismo e delle loro eventuali abilità tecniche, "pornoattori" come Angelo Nigro e la sua vittima hanno molto poco a che fare con le star della pornografia gay di oggi, che sempre più spesso dimostrano un notevole livello di autocoscienza, scegliendo di stare in prima fila nelle manifestazioni, nella promozione di eventi di beneficenza e nelle campagne per i diritti civili e il sesso sicuro, o magari – più semplicemente – scegliendo di portare la loro testimonianza di omosessuali che si sono accettati, magari scrivendo un’autobiografia… O perlomeno diventano popolari con le loro esibizioni nei circuiti prettamente gay.

Angelo Nigro e Jacopo Martinez non appartenevano a questo mondo, ma arrivavano da un’Italia che fa ancora molta fatica a concepire che i gay hanno una loro dignità in quanto tali, e non in quanto "eterosessuali perversi e trasgressivi", tant’è che il profilo di Angelo Nigro compariva su siti di incontri per etero "trasgressivi" e non su siti di personals dichiaratamente gay. Buona parte del pubblico che commentava le loro performance in diretta o sul loro blog (ora rimosso) seguiva questa logica, e forse non è un caso. A quanto pare rimane ancora lunga la strada per cambiare la mentalità del nostro paese, mentre la grande diffusione della pornografia gay in Italia in questi ultimi anni, senza mediazioni culturali e senza accompagnarsi a un graduale percorso di emancipazione e autocoscienza (come invece avvenne negli USA), rischia di reiterare tutta una serie di pregiudizi e problemi che altrove ha contribuito ad allontanare, ma anche di innescare dei meccanismi molto difficili da controllare nelle persone più fragili, che magari sotto un’apparente sicurezza non hanno mai fatto i conti con la loro omofobia interiorizzata e non hanno mai imparato a gestire davvero le loro emozioni. D’altra parte fino all’altro ieri vivevano in una nazione in cui la pornografia gay praticamente non esisteva, mentre già Harvey Milk utilizzava riviste hard gay nei sui primi comizi (come si vede anche nel film a lui dedicato). Probabilmente anche questo vuole dire qualcosa.

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di Valeriano Elfodiluce