Voglia di sperimentare

Chi vorrebbe diventare etero, chi donna, chi si dice gay nonostante tutto e chi mai ammetterebbe ‘cedimenti’: eppure le definizioni mostrano tutti i loro limiti.

"Preferirei essere etero": alla mia secca domanda, così rispose qualche mese fa il mio fidanzato. Se avesse potuto, con un colpo di bacchetta, smettere di essere gay e provare un’immediata, irresistibile attrazione per le ragazze, non avrebbe esitato a mollare tutto (me compreso, presumo), perché credeva che la sua vita sarebbe stata decisamente migliore.

Avendo a disposizione lo stesso colpo di bacchetta, io avrei chiesto sicuramente un’altra cosa, magari di poter diventare donna. Non sto scherzando, è una cosa che ripeto spesso. Puntualmente mi chiedono: "Ma perché? Ti senti forse donna dentro?" No, non mi sento donna. Ma ho già vissuto trentasei anni e tutto sommato ho visto abbastanza la vita come uomo, mi piacerebbe avere la possibilità di vederla con gli occhi di una donna. Non sarebbe molto diverso dalla macchina del tempo: magari avrei dei dubbi sull’epoca e sul luogo in cui essere catapultato, ma non esiterei a lasciare questo duemilasette.

In compenso, non avrei mai il coraggio di affrontare realmente il complesso percorso di chi cambia sesso. Chi si sente donna, è donna dentro (o uomo, per chi passa da F a M), decide di subire un vero e proprio calvario, a causa di qualcosa di più forte della semplice curiosità. A me la curiosità ha fatto fare un po’ di tutto, perfino prostituirmi, ma dubito mi convincerà mai ad accettare anni di transizione, per non parlare dell’operazione, che spaventa perfino molte trans, al punto che decidono di rinunciarvi. Ma la bacchetta magica è un’operazione di pura fantasia, comoda, senza travagli, senza infinite fasi di passaggio, solo uno schiocco e puf!: Flavio diventerebbe Flavia, con buona pace di familiari ed amanti.

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Per tornare al mio fidanzato, come dicevo prima lui avrebbe fatto un’altra scelta: diventare etero (come nella divertente e surreale commedia in scena in questi giorni a Roma, ma probabilmente senza che sua madre avesse qualcosa da ridire sul cambiamento), ossia la stessa persona, lo stesso corpo, la stessa mente, gli stessi organi genitali, ma con un altro orientamento. Forse per paura, per inesperienza, o al contrario per troppe esperienze non esaltanti, per la sensazione di essere un po’ strangolato dall’ambiente gay milanese e, non ultimo, di avere me come fidanzato, non dico il peggiore dei fidanzati possibili ma in buona posizione. Ma non divaghiamo, concentriamoci piuttosto sulla distinzione tra noi e ‘loro’.

Possiamo ancora continuare a dividerci in omo ed etero? Oppure "siamo tutti bisessuali"? Delle due affermazioni una dovrà essere per forza falsa, ma potrebbero esserle anche entrambe. Mi spiego meglio (anche se temo che finirò solo per complicare la situazione): io mi definisco omosessuale, per convinzione e per comodità, nonostante abbia avuto anche rapporti con donne; altri tra voi potrebbero dire la stessa cosa, ossia di essere stati a letto (o un po’ dove capitava) con donne, ma di essere comunque gay, di sentirsi gay, di dichiararsi gay, anziché nascondersi e fingersi etero (nonostante le sporadiche ‘prove’ a sostegno di questa tesi). 

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Perché allora un eterosessuale non potrebbe provare ad andare a letto con un uomo rimanendo comunque etero? Sono le nostre azioni a determinare ciò che siamo, oppure siamo indipendenti da esse? In parole povere, se un gay non avrà mai un rapporto con un altro uomo, sarà comunque gay oppure no? Forse in questo caso potrebbero essere vere entrambe le tesi, ma non basterebbe a capire tutto (avevo detto che avrei complicato la situazione…).

Diciamo allora che siamo ‘tutti potenzialmente bisessuali, ma con delle differenze’, così come è evidente due gay non hanno per forza gli stessi gusti e nemmeno li hanno due etero presi a caso. Chiunque può decidere di provare nuove e diverse esperienze, oppure trattenersi dal farlo. Una singola esperienza potrà illuderci di rispondere alle nostre domande, ma non potrà mai dirci tutto di noi e della nostra sessualità. Soprattutto non dimentichiamo che siamo legati al ‘destino’, a quello che la vita ci riserva giorno per giorno.

Così, una sera, mentre ero fermo a un semaforo, ho visto due ragazze ridere e sfiorarsi dentro una macchina alla mia destra. Quando si sono rese conto che le guardavo, mi hanno detto: "Non fraintendere". "Non fraintendo", ho risposto, "comunque io sono gay". Una di loro, quasi per giustificarsi, si è detta allora ‘bisessuale’. Sarebbe stato interessante saperne di più, ma i semafori rossi purtroppo non durano in eterno. Mi sono però chiesto se avrei potuto assistere a una scena analoga con due ragazzi al posto delle due ragazze, due maschietti che non fossero già dichiaratamente e consapevolmente gay.

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Per questo, riservandomi di tornare sull’argomento la prossima settimana (sperando di non complicare ulteriormente le cose) dopo aver visto lo scontro nel programma di Bonolis "Ciao Darwin", mi sento di affermare che, nonostante i gay oggi mostrino quasi di voler restringere i loro orizzonti, nonostante la ‘No Sex Generation’ sembri avere più voglia di definirsi che di affermarsi, e quindi limitarsi più che sperimentare, tuttavia noi omosessuali abbiamo forse un’elasticità mentale superiore a quella della media degli etero.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui

di Flavio Mazzini