Skin: “Non avevo mai sentito la parola gay fino all’età di 15 anni”

“Essere nera o lesbica o leader di una band non è mai stato un problema per me. Forse lo era per gli altri, ma non certo per me”.

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Tra gli ospiti della prima puntata della nuova stagione de l’Assedio, andata in onda ieri sera su Nove, c’era anche Skin, fresca di proposta di nozze all’amata fidanzata.

Per me essere una donna nera lesbica ed essere leader di una rock band non è mai stato un problema, anzi è una cosa grandiosa. Forse lo era per gli altri, ma non certo per me“, ha confessato l’ex giudice di X Factor, in collegamento da Londra con lo studio milanese del programma Discovery per presentare anche la sua nuova autobiografia, Ci vuole Fegato. “Casomai è stato un problema per altre persone, che hanno cercato di gettare su di me le loro frustrazioni, il loro razzismo, sessismo e omofobia. Io sono felice di fare quello che faccio: ci è voluto tanto ad arrivare dove sono, non mi faccio portare via la gioia dagli altri e dai loro problemi. Il mio atteggiamento è sempre stato ‘non è colpa mia, è colpa vostra, guardate voi stessi perché io sto bene così, sono molto felice di essere così’. Ho sempre pensato che tutto ciò non fosse un mio problema“.

Un’autobiografia che Skin ha dedicato a sua madre e all’amata Lady Fag. “Mia mamma è sempre stata molto religiosa, la domenica mi portava sempre in chiesa. Ero la perfetta bimba cristiana“. Poi un giorno, insieme a un amico, il taglio netto, concreto, con il rasoio elettrico utilizzato per far fuori tutti i capelli.

Sono cresciuta in una famiglia molto religiosa, non avevo mai sentito la parola gay fino ai 15 anni. Non erano parole che si usavano nella mia comunità, è stato per la prima volta al catechismo. Si parlava del divieto per un uomo di giacere con un altro uomo. Mi dicevo ‘che strano, cosa significa’. Non riuscivo a capire. Poi arrivò un altro passo dove si parlava del ‘divieto di dormire con gli animali’. Anche qui mi sembrava una cosa ridicola, che senso aveva. Poi mi sono accorta che nella mia chiesa c’erano tante persone omosessuali, ma non conoscevo il concetto, non me ne accorgevo e non mi importava.

Immancabile, nel finale, un commento alla politica di oggi: “Stiamo assistendo ad un’ascesa della destra, in America con Trump ma anche in Brasile, Germania, Francia, Polonia. Conosciamo tutti gli errori della storia, è il momento di prendere posizione di opporsi a tutto questo. Dobbiamo difendere i diritti delle persone“. “Ero a New York quando Black Lives Matter è iniziato. Conosco quello che fa la polizia in America. Ma anche in Italia succede. Come si chiama quel ragazzo?“. Quel ragazzo si chiamava Stefano Cucchi.

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