Unioni civili: relazione pronta, in aula il 6 agosto

Era attesa per ieri, ma sarebbe pronta. Lo Giudice annuncia: in aula il 6 agosto.

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Il capogruppo del PD al Senato, Luigi Zanda

Il capogruppo del PD al Senato, Luigi Zanda

All’indomani della sentenza della Corte per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo , sembra che l’attesa relazione tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulle coperture per il DDL Cirinnà sulle unioni civili sia pronta. Mentre scriviamo, le fonti parlamentari ci dicono che si trova sul tavolo del ministro della Giustiza Orlando che dovrà trasmetterla alla Commissione Bilancio per il parere definitivo e che l’esito della relazione è positivo: si parla, infatti, di pochi milioni di euro per i quali la copertura c’è.
Le previsioni sono che la discussione e il voto sugli emendamenti in commissione Giustizia inizieranno da martedì prossimo. E nonostante i circa 1500 emendamenti da discutere e votare, sembra proprio che il DDL arriverà in aula al Senato il 6 agosto. O almeno così dichiara Sergio Lo Giudice su Facebook. “Su richiesta Pd – scrive il senatore dem – la conferenza dei capigruppo fissa la discussione in aula per il 6 agosto: adesso acceleriamo in commissione”. Un segnale politico, probabilmente, più che una data certa per l’inizio della discussione. Appare, infatti, improbabile che in meno di una settimana (se è vero che in commissione si inizia a votare martedì), si possa terminare la discussione su tutti gli emendamenti. Inoltre, non va sottovalutato che entro al massimo un paio di giorni dopo il 6, il Senato chiuderà per le ferie estive e le Unioni Civili non sono certo l’unico provvedimento da discutere. È prevedibile, dunque, che si entri nel cuore della legge a settembre.

La ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi

La ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi

Del resto, commentando le notizie giunte da Strasburgo, la ministra Maria Elena Boschi ha dichiarato che “abbiamo presentato un programma molto preciso dei tempi: a settembre presenteremo in Senato le unioni civili, e speriamo che arrivi il via libera della Camera entro fine anno senza modifiche. Anche sulle unioni civili recupereremo il tempo perso da chi ci ha preceduto”.
E a chi teme ancora sgambetti e ostruzionismi da parte di NCD, risponde la relatrice del testo, Monica Cirinnà. “La legge senza Giovanardi passa comunque – ha detto, rispondendo proprio al senatore di AP al TG4 -. Noi abbiamo i numeri Giovanardi, e lei lo sa. Sia in Aula che in Commissione”. I numeri a cui fa riferimento la senatrice sono quelli dell’appoggio garantito da Sel e M5S (sempre che il testo rimanga quello che è adesso, senza sconti) più alcuni senatori di altri gruppi disposti ad appoggiare la legge.

Il presidente di Arcigay Flavio Romani

Il presidente di Arcigay Flavio Romani

Ma la sentenza della CEDU continua a far discutere. A cominciare dalle associazioni lgbt che si chiedono “perché queste condanne per chi prende le decisioni nel nostro Paese pesano infinitamente meno dei diktat della lobby dei banchieri” come dichiara il presidente di Arcigay Flavio Romani in una nota. “Che senso ha corrispondere all’Europa della finanza e non a quella dei diritti e della civiltà – continua Romani -? Se nel dibattito mediocre sulle unioni civili una parte del parlamento si arrovella a quantificarne l’impatto economico, come se gay e lesbiche non versassero tasse e contributi, oggi finalmente l’Europa ci impone di sostenere il costo dell’inciviltà”. “Bene hanno fatto le coppie ricorrenti a perseverare nella loro rivendicazione – conclude il presidente di Arcigay – e benissimo faranno tutte le coppie che chiederanno conto al Governo del danno provocato loro dall’assenza di qualsiasi riconoscimento. Rendere onerosi i continui rinvii del nostro premier forse è l’unico modo per interrompere questo teatrino sconfortante: perché con chi non conosce il senso di certe idee e di certi valori evidentemente conta soltanto il linguaggio del denaro. Perciò ora Renzi si prepari a pagare“.

Il segretario di Certi Diritti, Yuri Guaiana

Il segretario di Certi Diritti, Yuri Guaiana

“È importante notare – sottolinea Yuri Guaiana, segretario di Certi Diritti, promotrice della campagna di Affermazione Civile che ha portato alla sentenza di ieri – che la CEDU ha ora messo l’Italia ‘sotto il controllo del Comitato dei Ministri’, per verificare che vengano varate ‘appropriate misure […] per rispettare la loro [di tutte le coppie dello stesso sesso, ndr] vita privata e familiare. Inoltre, pur la Corte EDU ribadendo che la Stato italiano non ha l’obbligo di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, non esclude questa possibilità e richiede comunque una protezione del loro diritto alla vita familiare più o meno equivalente a quella garantita dall’istituto matrimoniale“. “Non c’è proprio più tempo – conclude Guaiana -, il Parlamento ascolti l’Europa e approvi subito una norma che riconosca a tutte le coppie omosessuali il proprio diritto alla vita famigliare e gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate”. E sul fatto che non si possa più aspettare concorda anche la vice-presidente di Arcilesbica Lucia Caponera. “I diritti in questo paese non sono più declinabili – dichiara -. Il Parlamento si affidi meno all’agenda politica e colmi un vuoto normativo legiferando almeno sulle unioni civili”.

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