QUELLA MIA METÀ TROPPO FEMMINILE

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Un lettore ci scrive: "Quelle volte che penso a me come donna mi fa stare bene. Faccio sesso solo con etero. Sono una trans? Mi devo operare?". Facciamo...

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Salve, ho 21 anni, la mia situazione è un pò particolare, non so se sono gay o trans!!! Riesco ad avere l’erezione solo con chi ha l’abitudine di avere rapporti sessuali con donne e che però gli piace anche “trasgredire” con persone come me; credo che il termine sia etero o bisex attivo non saprei!
Riesco a farmi toccare un pò (il pene) o a ricevere sesso orale, ma non riesco ad avere ruoli attivi (in
termini di sesso anale)…. a volte invece mi da fastidio addirittura che mi tocchino(il pene), mi masturbo immaginandomi come donna posseduta da un uomo, i gay non mi attraggono per nulla!!! Come già detto, mi attraggono i ragazzi che sono attratti da donne ma che gli piace “trasgredire” con me pseudo-donna!!!
Non mi sono mai travestito eppure ho di natura un viso molto candido e femminile e un corpo a “impronta femminile”. Quelle volte che penso a me come donna mi fa stare bene); ma a sua volta gli abiti da donna non mi attraggono molto, anzi li trovo troppo appiccicosi!! Neanche il trucco mi piace mi dà fastidio!!
Perchè tutte queste contraddizioni? Sono un caso limite? Davvero non ci sto capendo nulla di nulla!! Ma non sono disperato non fraintendetemi (per me la vita rimane sempre un dono da apprezzare) anche se le crisi ci sono sempre!! Quindi mi sento bloccato.
Da un lato non esco con ragazzi gay perchè penso che mi riderebbero in faccia, c’è un ragazzo gay che mi sta facendo praticamente la corte ma non ho il coraggio di uscire con lui perchè penso che se mi ritrovo nella situazione di farci sesso che figura ci faccio se gli dico che sono solo passivo e che ho in me una forte vena femminile??? Poi a sua volta pensarmi come trans mi fa paura, immaginare di avere quell’intervento spaventoso!! Poi non avrei soldi a sufficienza e poi penso una cosa un pò cattiva sulle trans.. da come ho capito quasi tutte finiscono nel fare la vita o le parrucchiere.. io sinceramente ho altre ambizioni nella vita. Sto all’università. E ancora mi metto a pensare… donna cmq non ci sarò mai neanche con l’intervento!!! E quindi ancora una contraddizione… ovvero.. pensare di rimanere nel mio corpo non mi crea poi un eccessivo trauma!!! O almeno credo di pensarlo solo perchè voglio giustificare le mie paure? Davvero non so più cosa pensare!!! Sono così confuso!
Se la vostra risposta è “si sei una trans”, c’è da ricorrere per forza all’operazione? Ecco perchè mi sono rivolto a voi sperando in un pò di chiarezza!!!
Cordiali saluti e grazie per una eventuale risposta!
Continua in seconda pagina^d
Caro Oscar,
so che non è essere facile trovarsi in una situazione di incertezza relativamente al proprio corpo e all’immagine di sé. Sento tuttavia che possiedi una forza che ti sarà d’aiuto per fare luce sui tuoi dubbi e, quando sentirai di aver trovato la tua strada, per decidere cosa fare.
Colgo l’occasione, ringraziandoti per aver condiviso con me e i nostri lettori questa parte importante della tua vita e delle tue emozioni, per proporre qualche definizione allo scopo di fare chiarezza su alcuni termini che vengono utilizzati non sempre correttamente. Prima di elencarle, desidero anticipare che le categorie sono convenzioni tanto più utili quanto più sentiamo la possibilità di riformularle e ci autorizziamo a decostruirle, con l’obiettivo ambizioso di crearne di nuove e con la consapevolezza che queste ultime saranno sempre in divenire, rinnovabili e perfettibili, comunque mai esaustive della complessità della vita.
Ecco dunque le seguenti definizioni:
– il sesso biologico è maschile o femminile a seconda dell’organo genitale posseduto. Ci sono individui che nascono con un’ambiguità sessuale (ad esempio maschi che sviluppano il seno), ma la medicina tende a normalizzarli con interventi chirurgici volti a ricondurre l’individuo all’una o all’altra categoria sessuale;
– l’orientamento sessuale è rappresentato dall’attrazione verso un determinato tipo di individui: un maschio che è attratto da un maschio è definito gay;
– l’identità di genere è il comportamento assunto per conformarsi all’identità di appartenenza: indipendentemente dal sesso biologico, l’individuo che si veste quotidianamente con la gonna e i tacchi, ad esempio, ha un’identità di genere che appartiene alla cultura della donna. Purtroppo non posso dilungarmi su questo argomento, mi interessa soltanto aggiungere che la medicina classifica come patologico quell’individuo che ha un’identità di genere diversa dal suo sesso biologico. Questo significa che, ad esempio, un maschio che si veste da donna non è conforme, in altri termini soffre di un disturbo psicopatologico. A mio personale parere, la medicina confonde la naturalità del sesso biologico con la culturalità dell’identità che invece è una costruzione dell’essere umano, potenzialmente modificabile. La medicina quindi fa coincidere, secondo me erroneamente, l’essere maschio all’essere uomo così come l’essere femmina all’essere donna;
– per transessualità si intende quella categoria di individui che sentono di appartenere al sesso opposto rispetto al loro sesso biologico; in tal caso è prevista la possibilità di cambiare il proprio sesso, anche se non è un dovere. L’istituzionalizzazione di questa categoria obbliga non solo i transessuali, ma ognuno di noi a riflettere sul rischio di far coincidere il proprio sesso biologico (maschio/femmina) con l’identità di genere (uomo/donna), commettendo lo stesso errore in cui cade la medicina. Ripeto che, ad esempio, essere femmina (avere cioè l’organo sessuale femminile) non equivale a essere donna (avere cioè un’identità di genere conforme ai comportamenti ritenuti consoni alla categoria della donna): un maschio che si sente donna e vuole diventare femmina solo ed esclusivamente perché corrisponde a tutti i riti che il genere culturale impone, dal mio punto di vista avrà solo il nome di donna, ma non sarà nessuno per sé (stesso dicasi per una femmina che si sente uomo e vuole diventare maschio). Questo discorso vale senza dubbio anche per gli eterosessuali più convinti: un maschio che si sente uomo solo perché adempie alle aspettative sociali della mascolinità, non sarà nessuno per sé (stesso dicasi per una femmina che si sente donna). Diversamente, se essere femmina (o maschio) è il completamento di un’identità di donna (o uomo) riconquistata attraverso una dimensione autentica di sé, allora bisogna prendere in considerazione seriamente questa propria parte ed esprimerla, valutando anche la possibilità di intervenire chirurgicamente;
– ultima, ma molto stimolante e interessante è la definizione di transgender, che trovo la meno categoriale. Transgender è quell’individuo che non sente di appartenere al genere imposto dalla cultura e non si riconosce in nessuna delle rappresentazioni bipolari uomo/donna. L’etimologia della parola trans-gender ci suggerisce infatti che queste persone riconoscono il significato di un genere di fatto proposto dalla propria cultura e quindi, di conseguenza, sanno di poterlo oltrepassare alla ricerca di un genere più autentico per sé.
Spero di aver dato qualche spunto di riflessione alle tue domande. Mi sento di sottolineare l’importanza di capire cosa significa per te essere donna. Sentirsi donna è qualcosa di autentico o il frutto di qualche condizionamento, ad esempio quello delle paure legate al tuo viso candido o al tuo corpo che non ha un’impronta maschile?
Ti invito dunque a riflettere sul timore di avere questa vena femminile, essendo invece un maschio. Al ragazzo gay che ti fa la corte, potrebbe ben piacergli questa tua caratteristica e rappresentare per lui un punto di forza. Altrimenti non ti farebbe la corte, non trovi? Quindi, il rischio è che tu per primo sia il portatore di un giudizio negativo relativo alla tua immagine, che invece gli altri potrebbero apprezzare. Se una parte di te non è conforme alle norme sociali della mascolinità, sei nella posizione di confrontarti con queste norme e riformularle, invece di subirle e farti opprimere da esse. Per essere autentici è fondamentale autorizzarsi a scegliere il nome che si preferisce per sé, decostruendo per quanto possibile norme, categorie e definizioni e ricordando che questo nome (che possiamo chiamare identità) è sempre trasformabile: Oscar, qual è il tuo nome oggi?
Mi sento inoltre di tranquillizzarti, perché sarà una tua scelta se decidessi di intervenire chirurgicamente. Ad ogni modo dovresti rivolgerti a strutture specializzate, perché prima di intervenire ci sono alcune terapie cui dovresti sottoporti, come ad esempio quella ormonale.
Per ora il mio consiglio è di prenderti il tempo di cui hai bisogno per acquisire fiducia e padronanza di te, per poterti ascoltare dentro e seguire quello in cui credi. Puoi anche rivolgerti all’Associazione Crisalide azione trans ed eventualmente valutare di intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Ti faccio i miei migliori auguri.
Un caro saluto,
Enrico de Sanctis.
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di Enrico de Sanctis

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