Bambini alle coppie gay? “Non diamo altri traumi agli orfani”

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Continua il nostro viaggio tra i candidati alle elezioni regionali e a quelle nazionali. Oggi abbiamo parlato con Gabriele Albertini, che su matrimonio, pride e adozioni ha un'idea...

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Gabriele Albertini, candidato governatore al Pirellone con “Lombardia civica” in alternativa al centrosinistra e indipendentemente dal “suo” Pdl che candida il leghista Bobo Maroni, non è solo contrarissimo a qualsivoglia diritto gay e lo dichiara senza patemi d’animo. Peggio, quando si parla di gay, lesbiche e trans il candidato e parlamentare europeo le spara davvero grosse come “non sono mai stato gay anche se vanno di moda i presidenti di regione omosessuali” o ” altro è investire sulla pensione di reversibilità per il coniuge omosessuale. Questo lo escludo nella maniera più assoluta” e, perché no, “è chiaro che il figlio di una coppia omosessuale cresce in un ambiente che quasi lo obbliga a essere omosessuale”, solo per citarne alcune. Eppure alla richiesta di intervista non fa una piega e ci tiene ad argomentare tutta la sua contrarietà alla piena parità tra cittadini omosessuali e eterosessuali con una chiarezza disarmante, la stessa che quasi mai i nemici della parità, nel centro-destra come non centro-sinistra, osano esprimere.

Le sue posizioni sui temi dei diritti civili delle persone omosessuali e transessuali sono note: no al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso, no al pride, no alla genitorialità omosessuale. Perché?
Vorrei chiarire subito: da liberale quale sono, per me le persone omosessuali hanno pari dignità di quelle eterosessuali. Ho rispetto per i gay e condanno fermamente ogni forma di violenza e omofobia cui il nostro Paese ha tristemente assistito e continua ad assistere. Non c’è dubbio che agli omosessuali, debbano essere garantiti tutti i diritti individuali riconosciuti agli eterosessuali. Quando si parla di matrimonio o genitorialità, però, credo sia giusto rifarsi a ciò che è sancito dalla nostra Costituzione tra l’articolo 29 e l’articolo 31. Quando si parla di famiglia e del matrimonio che “è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare” e che è la legge a dettare le norme e i limiti per la ricerca della paternità, e sempre la legge a proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

La Corte di Cassazione ha ribadito il diritto delle coppie omosessuali alla “vita familiare”, un concetto che combacia pienamente con quello espresso varie volte dall’Europarlamento, di cui lei fa parte…
Ho il massimo rispetto per la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione. Sulle adozioni rimango, però, contrario alla possibilità di adozione per le coppie omosessuali. Sono convinto, e vi sono molti studi che sostengono questa mia convinzione, che inserire un bimbo, già colpito da un trauma, in una coppia dello stesso genere possa aggiungere scompensi a una condizione già instabile a causa del l’abbandono dei genitori naturali. Questo non significa mettere in discussione l’affetto che un bambino può ricevere da una coppia dello stesso sesso. Però credo che un bambino proveniente da una situazione traumatica, come quella indotta dall’essere orfani, per trovare la serenità e l’equilibrio di cui ha diritto per crescere, debba avere un padre (uomo) e una madre (donna). La tutela del minore, specie se in difficoltà, deve essere l’unico fine. Tutto deve essere fatto nel solo ed esclusivo interesse del bambino.

Allora come commenterebbe le parole del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama che ha dichiarato “stessi diritti per fratelli e sorelle gay” nel corso della cerimonia di insediamento?
Il Presidente Obama ha detto che, citando il mitico discorso di Abramo Lincoln a Gettysburg, «noi tutti uomini siamo creati uguali», come potrei non essere d’accordo? Non possono esserci differenze o discriminazioni di sorta tra esseri umani. Sono un fermo oppositore di ogni tipo di razzismo. Gli omosessuali come persone godono – giustamente – degli stessi diritti di cui godo io, come persona. Ripeto, ragionando su unioni diverse dal matrimonio tra un uomo e una donna, credo che il nostro Paese possa fare un passo in avanti verso il riconoscimento di alcuni diritti civili delle coppie conviventi in una stabile relazione di fatto.

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Se eletto quali provvedimenti concretamente immagina di adottare per promuovere una cultura della tolleranza e dell’uguaglianza tra tutti i cittadini lombardi, compresi omosessuali, lesbiche e trans. È ipotizzabile per esempio in Lombardia l’adozione di una legge antidiscriminatoria sul modello di quella approvata dalla Regione Toscana?

Come detto, sono aperto affinché s’inneschi un dibattito in tal senso anche in Lombardia. Ricordo che ben prima della Regione Toscana, con tutto il rispetto, basterebbe rifarsi – e far valere – l’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948, o, più semplicemente, l’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

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