Fuori Tavecchio, il presidente omofobo della Federcalcio si dimette

di

C'è voluto lo shock della Nazionale, ma alla fine il calcio si è liberato di un presidente imbarazzante.

Tavecchio
2436 1

Dopo un’ultima resistenza Carlo Tavecchio, il capo della FIGC, si è dimesso per l’eliminazione degli Azzurri. Non ci mancherà.

Nel suo regno durato tre anni, iniziato tra le polemiche e finito con la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, Tavecchio è stato il campione dell’italiano medio e come tale non ha tralasciato l’omofobia a bassa intensità.

Eh sì, perché amato o odiato, il calcio è la passione per antonomasia del maschio italico e ne rappresenta anche una buona parte dei difetti. Carlo Tavecchio è stato un ottimo protagonista di questa mediocre storia: inopinatamente vecchio, è stato eletto parlando di futuro del calcio a 71 anni, attaccato alla poltrona, la sua carriera di dirigente sportivo inizia nel 1987 e come dimostra la cronaca non si sarebbe certo dimesso fosse dipeso da lui, politicamente moderato ma che non disdegna un’escursione nel becero e nell’omofobia.

Nel 2015, a un solo un anno dalla sua elezione, Tavecchio aveva già dato prova della sua prestanza da italiano medio con frasi razziste “Qui gioca chi prima mangiava le banane…” e misogine “Si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sotto l’aspetto della resistenza”.  A chiudere il giro del presidente federale arrivarono frasi antisemite “Ebreacci, meglio tenerli a bada” e omofobe “Io non ho nulla contro, però teneteli lontani da me. Io sono normalissimo”.

In tutti questi casi Tavecchio parlò di ricatto, di frasi estorte, di gaffes e tutto finì, nella perfetta italianità, a tarallucci e vino. Il calcio italiano ora deve ripartire, si dice con puntuale retorica. Anche questa italianissima.

Leggi   Il presidente dell'AIC: "Gay nel calcio? Siamo pronti"
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...