PRIDE 2001: IL CASO MILANO

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Milano, Roma e Vienna. Ecco le tappe dell'orgoglio gay di quest'anno.

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MILANO. Se il 2000 il world gay-lesbian-transgender Pride nella Roma del Giubileo ha dato linfa nuova alla politica italiana in difesa del principio della laicità dello Stato, il Pride 2001 vuol fare ben di più: un terremoto politico, come già è accaduto a Roma, per ottenere una sempre maggiore visibilità e soprattutto,

con la scusa della grande festa, fare in modo che le istituzioni, i partiti politici e gli uomini di governo si rendano conto che i movimenti gay dovranno essere i loro interlocutori e che la questione dei diritti civili non è più rimandabile: il registro delle unioni, la questione delle adozioni, e tutto quello che già è emerso dopo il World Pride di Roma.

Quest’anno le sedi del Pride sono tre, e non a caso: l’EuroPride si terrà il 30 giugno a Vienna, la capitale di quell’Austria su cui si allunga l’ombra di Haider e della sua destra reazionaria sulla quale pesano molti

interrogativi. L’International Pride si terrà il 7 luglio a Roma, dove lo scenario politico si mischia a quello religioso e l’intransigenza del Vaticano è un ostacolo non indifferente alla realizzazione di importati traguardi civili per gli omosessuali. Ma la vera novità è il caso Milano: la capitale lombarda sarà la prima città ad ospitare un Gay Pride, che a partire dal 6 giugno culminerà nella manifestazione del 23 giugno, con una valenza politica ben precisa e duplice: da un lato quella di dare visibilità alla comunità gay milanese, dall’altro quella di smuovere la destra che governa Milano, la Lombardia e forse, da qui a giugno, anche l’Italia. E’ quindi di importanza fondamentale un’iniziativa rivolta a superare le diffidenze della destra e a diventare interlocutori di una parte politica che tradizionalmente è sempre stata ostile ai gay ma nella quale cominciano ad intravedersi spiragli da non sottovalutare. Anzi, da portare alla luce.

Ecco perchè è nata l’associazione Arcolabeno, a capo della quale è stato messo Marco Volante, esponente dei gay-lib lombardi. L’abbiamo intervistato.

Se il Pride a Roma (Vaticano) e a Vienna (Haider) sembra quasi una scelta dovuta, perché un Pride a Milano?

"Perché a Milano esiste una delle più numerose, vivaci ed organizzate comunità gay, lesbiche e transgender d’Italia. Perché Milano è, nostro malgrado, il laboratorio politico delle nuove correnti illiberali e

antilibertarie che tanti danni stanno facendo al Paese. Perché Milano, comunque, resta anche una delle città più attente ai diritti delle minoranze e dei singoli, una città dalla quale il nostro cammino per essere finalmente riconosciuti cittadini come tutti gli altri può ripartire con nuovo slancio".

E’ un messaggio politico per la destra…

"La gestione politica della città ci penalizza. Fino ad oggi, nonostante all’interno della stessa maggioranza ci siano state proposte precise a favore ad esempio delle unioni civili, ci è mancato il supporto della società civile, per fare il salto di qualità di cui abbiamo bisogno. Con il Pride di Milano, vogliamo diventare intelocutori di quella parte della destra che è sensibile alle nostre rivendicazioni ma non ha i mezzi per agire".

Qual è la forza che più vi contrasta a Milano? Avete paura dell’ingresso della Lega nella maggioranza?

"La Lega potrà magari farci pubblicità, come il cardinale Ruini ha fatto pubblicità al Gay pride di Roma. I più ostili sono invece i cattolici di Forza Italia: la lotta è prevalentemente interna.. Basti pensare che chi ha proposto l’istituzione del registro delle unioni civili a Milano è stato Fabrizio de Pasquale di Forza Italia, e chi ha affossato il progetto è stato Massimo de Carolis, sempre di Forza Italia".

E l’opposizione, la sinistra?

"Si divide tra sostegno e indifferenza. Ma la vera partita ,a Milano, si gioca tra cattolici e liberali laici".

La preparazione del gay Pride di Milano può essere il banco di prova dei rapporti tra i gay e un eventuale governo nazionale di destra?

"Sì, con il Pride di Milano vogliamo impedire alle istituzioni che ci governano di fare orecchie da mercante, vogliamo spingerle a discutere con noi, diventare loro interlocutori. Nella città, nella Regione, e nell’eventualità di un’Italia governata dal Polo".

Cosa chiede Arcobaleno?

"Il world Pride 2000 è stata la festa non solo di una minoranza di cittadini omosessuali, ma di tutti gli uomini e di tutte le donne che credono nei valori dell’uguaglianza e della libertà nella ricerca personale

della felicità. Questa festa deve continuare ogni giorno, perpetuandosi nella lotta per i diritti civili di lesbiche, gay e transessuali. Il principio dell’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini e le cittadine,

sancito dall’articolo 3 della Costituzione, resterà in Italia lettera morta fino a quando alle coppie e alle singole persone omosessuali e transessuali non saranno garantiti gli stessi diritti delle coppie e dei singoli eterosessuali. In attesa che il Parlamento Italiano recepisca nel proprio ordinamento il contenuto della risoluzione di Strasburgo del 1994, chiediamo da subito una legge antidiscriminatoria che tuteli le persone omosessuali e transessuali da ogni forma di violenza e di sopruso nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e in tutti i momenti del vivere civile. Per dar voce a questa richiesta, e per rinnovare la lotta del movimento lesbico, gay, transessuale, transgender e bisessuale italiano, nell’aderire alla manifestazione dell’Euro Pride di Vienna del 30 giugno, invitiamo tutte le associazioni lesbiche, gay, transessuali, transgender, bisessuali e eterosessuali, e tutti i partiti e i singoli cittadini ad aderire e

partecipare anche alle due manifestazioni che si terranno in Italia quest’anno".

PER SAPERNE DI PIU’:

30 maggio – 5 giugno 2001 Festival del Cinema GayLesbico, Milano

6 giugno – 22 giugno 2001 Pride2001Milano

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