SCANDALO: E’ BEN VESTITO!

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La provocazione di Alberto Eordegh al Pride: gay in giacca e cravatta.

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Attenzione! Il tuo vicino di casa, quello sempre preciso, commercialista affermato, quell’uomo qualunque, potrebbe essere gay! Questo è il messaggio che Alberto vuole portare in tutti i Gay Pride in cui ha partecipato e parteciperà (speriamo numerosi). Era lui, infatti, che l’anno scorso, in occasione della manifestazione romana è apparso con un gruppo di amici vestito di tutto punto, in Giacca e Cravatta, appunto, con cartellini appuntati che coraggiosamente dichiaravano «l Tuo Commercialista, Il Tuo Avvocato, Il Tuo Operatore Finanziario, Il Tuo Giornalista Preferito, Il Tuo Medico Di Base, Tuo Figlio, Tuo Fratello…». E, c’è da giurarlo, Alberto organizzerà un bel gruppo anche per il Pride milanese del prossimo giugno. E per chi volesse sfilare con il suo completino della domenica (quello maschile!) è pronto un indirizzo di posta elettronica per comunicare le proprie adesioni: giaccaecravatta@hotmail.com.

Alberto Eordegh (nella foto) ha 40 anni, lavora in uno studio di architettura, ed è fidanzato da 11 anni: «ho sempre vissuto la mia vita da omosessuale molto tranquillamente senza mai nascondere o mentire sulle mie tendenze. Quelli che mi sono vicini si sono resi conto del fatto che io sono omosessuale in un modo del tutto naturale. Devo dire di essere stato molto fortunato, non riesco a ricordare nessuno che mi abbia manifestato il suo disappunto sulla mia omosessualità. Il mio ragazzo è assolutamente accettato da famigliari e amici di famiglia senza nessun problema al pari dei miei cognati e di mia cognata».

Alberto, come ti è venuto in mente di sfilare l’anno scorso in giacca e cravatta?

Vi ricordate quante polemiche hanno preceduto il World Gay Pride dell’anno scorso? Politici, sindaci, preti, papi, opinione pubblica: tutti a parlare della manifestazione come se si fosse trattato di una sfilata di fenomeni da baraccone violenti e volgari. La cosa penso abbia fatto indispettire molti omosessuali, e sono sicuro che molti avranno pensato che il mondo degli omosessuali non è solo quello che la stampa e la tv ci stavano mostrando.

Lo stesso ho pensato io e mi sono detto che se volevo che i giornalisti si occopassero della mia idea dovevo creare un qualcosa che attirasse la loro attenzione, cosa di più strano di un gruppo di ragazzi in giacca e cravatta con 35° tra un fiume di ragazzi seminudi o in piume di struzzo?! In poche parole il messaggio che volevo arrivasse era questo: lo stereotipo dell’uomo "normale" in giacca e cravatta che tutti i giorni ti trovi dall’altro lato della scrivania, al quale tu dai la tua piena fiducia, potrebbe essere omosessuale, quindi in un certo senso lo accetti già, anzi a volte lo stimi.

Quali sono stati i risultati?

Il successo che abbiamo avuto ha di molto superato le aspettative. Sul treno da Milano mi hanno intervistato in molti, durante il corteo a parte le migliaia di foto che ci hanno scattato quello che ci ha fatto più piacere sono stati gli applausi e i complimenti con tanto di stretta di mano che il pubblico, cioè le famiglie a lato della strada, ci hanno fatto.

Al TG1 delle 20.00 dello stesso giorno, nel servizio di Del Noce hanno mostrato, tra tutto quello che c’era, il nostro gruppo e hanno passato una mia intervista! Per noi è stato un vero successo se pensi che il tutto l’ho organizzato per telefono e tra uno stretto giro di amici. Questa esperienza ha sicuramente cambiato, anzi direi migliorato, la nostra vita. Alcuni hanno necessariamente fatto coming-out in famiglia e sul lavoro.

Parliamo di politica: qualcuno vede la tua iniziativa come un tentativo di addomesticare il comportamento omosessuale, rendendolo meno "fastidioso" all’immaginario collettivo e, in definitiva, aggirando il problema dell’intolleranza? Credi anche che questo possa essere associato a uno schieramento politico (forse certa destra disposta a dimostrarsi più aperta a patto che non si… schecchi!)?

Come mi piace questa tua domanda! La mia paura, sin dell’inizo, era quella che la nostra idea venisse strumentalizzata.

Io ho le mie idee in fatto di politica, ma il gruppo Giacca e Cravatta è assolutamente apolitico. Come ho detto prima non è volto ad "addomesticare" il comportamento omosessuale ma quello dell’ opinione pubblica. Penso che, per la causa omosessuale, come per tutte le altre cause sia stato utile e sia ancora utile fare manifestazioni e provocazioni. Tutti hanno il diritto di partecipare mostrandosi come il loro stato d’animo richiede. Il mio sogno è che un bel giorno, attori, stilisti, scrittori, studiosi, cantanti, sindaci (prendi esempio dal futuro sindaco di Parigi), giornalisti, personaggi dello spettacolo omosessuali decidano di fare coming-out pubblicamente.

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