Sicilia, ricchioni da sparare: così nacque Arcigay

di

Giarre, 1980. Vengono ritrovati i cadaveri di due giovani, si dice siano omosessuali. Omicidio d'onore o doppio suicidio? La rabbia dei gay esplode. E nasce Arcigay.

4293 0

Giacevano in un agrumeto abbandonato, a Giarre, una cittadina siciliana di trentamila abitanti, «mano nella mano», «due fori di proiettile alla tempia», «i corpi disfatti dalla putrefazione» [1] e un bigliettino nel quale confessavano di essersi uccisi perché la cittadina non tollerava il loro amore.

Il 17 ottobre 1980, Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, di 15 e 25 anni rispettivamente, erano scomparsi. A nulla erano valse le ricerche della polizia e una inserzione dei familiari su un giornale locale.

Risale esattamente all’1 novembre la triste scoperta dei due corpi con le mani gelide intrecciate.
La stampa ipotizza un doppio suicidio ma poi tutto si complica.

Il 3 novembre un nipote di Antonio, Francesco Messina un dodicenne biondo, confessa di avere ucciso i due giovani su loro istigazione: «O ci spari tu o spariamo a te» gli avrebbero intimato.

«Avevo deciso di obbedire – racconta Francesco in una lacunosa confessione ai carabinieri – per le minacce ricevute. Ho accostato la canna della pistola alla testa di Antonio e ho premuto il grilletto. Poi ho fatto la stessa cosa con Giorgio» [1].

Il 4 novembre la versione di Francesco cambia radicalmente: «Ai carabinieri – racconta alla Stampa – ho detto bugie. Perché loro mi minacciavano. Dicevano: se non parli arrestiamo tuo nonno». [2]

Il caso secondo gli inquirenti è comunque chiuso.

«E’ stato Francesco – è sicuro Antonio Assennato pretore che ha raccolto le confessioni del ragazzino – il quale inventato ha [sic!] 13 anni e non 12 e poi è anche bello grosso». [3]

Ma non ci vuole un pretore per capire che sono troppi i lati oscuri di questa vicenda.

«Come si fa – si chiede Lorenzo Soria dell’Espresso – a ricevere due pallottole alla tempia e mantenere le mani dell’uno intrecciate a quelle dell’altro? E poi com’è che quella notte nessuno ha sentito gli spari?». [4]

Ancora, come mai durante le ricerche dei giovani, che si svolsero anche nell’agrumeto, i due corpi non erano stati scoperti? Come può un dodicenne impugnare una Bernardelli calibro 7,65? Come mai nessuno dei famigliari delle vittime ha riconosciuto la calligrafia sul bigliettino?
Chi e cosa nascondeva Giarre?
La cittadina siciliana, intanto, fa i conti con la presunta omosessualità dei due giovanissimi.

Per molti i due ragazzi sono certamente omosessuali.

«Antonio e Giorgio, così dice la città » [5] accenna Vanna Barenghi di Repubblica e un amico di Giorgio confida a “L’Espresso” «Ma lo sa dove è cresciuto Giorgio? In collegio… e lì…» [6] mentre una mamma loquace aggiunge: «[Giorgio] Era bello, sembrava un attore. Una volta però l’ho visto abbracciato con Toni» [7].

Un’altra donna ferma il cronista dell'”Espresso”: «Sai – gli confida – Toni andava con le donne. E Giorgio? Con gli uomini» ed alcune ragazze in sala giochi asseriscono: «Sì avevamo sentito che [Giorgio] era un “omosessuale”, ma non aveva “nessun atteggiamento particolare”».[9] Le famiglie si schierano veementemente per l’eterosessualità dei due. La sorella di Toni è categorica: «Toni omosessuale? Sono la sorella, me ne sarei accorta. E le pare che se lo fosse stato avrei portato i miei carusi [i figlioli, ndr.] in casa sua?»

Il padre di Giorgio aggiunge: «Donne? Oh, ne aveva, [Mio figlio] era un bel ragazzo. Una lo andava a cercare perfino in un negozio. E poi adesso aveva una storiella con una ragazza di Napoli…» ma aggiunge in una dichiarazione a La Repubblica: «Giorgio era un buon ragazzo, un po’ ritardato, forse. E’ per questo che sia accompagnava ai ragazzi più giovani. Perché era un po’ infantile». [10] Ritardato e infantile, ma non omosessuale.
Sospende il giudizio sull’omosessualità dei due il maestro della scuola elementare, Giuseppe Belfiore, che affida un tema ai ragazzi delle quinte dal titolo Un avvenimento luttuoso che in questi giorni ha colpito la tua città. Giuseppe Giudice, nove anni, esordisce:

«Due giovani, di cui uno omosessuale, sono stati trovati morti… Il maestro glielo ha corretto, prima di “omosessuale” ha aggiunto “pare fosse”». [11].
Sull’omosessualità in genere Giarre però sembra avere idee molto chiare. Antonio Assennato, il pretore sostiene che ci siano «leggi di natura e non si può pretendere che sia naturale ciò che naturale non è. Come uno storpio… Insomma, che cosa si vuole, che si dia loro un premio? O che si facciano le cose che fanno loro per non farli sentire isolati? No, Giarre non li ha uccisi. Certo ore c’è da salvare il buon nome della città» [12].
L’arciprete di Giarre, Padre Raciti, chiosa: «Ho detto che bisogna avere compassione e pietà per chi ha questo vizio, questa malattia» [13] e Padre Diego parroco di entrambi i giovani aggiunge «L’omosessualità? E’ anche di moda, vedono certi film e si fanno attirare. Ma è soprattutto una malattia.

Leggi   Predolin al GF Vip: "Non tutti i gay fanno le donne, alcuni sono normali"

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...